Narrativa italiana Romanzi La solitudine dei numeri primi
 

La solitudine dei numeri primi Hot

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Opinione inserita da antonella
17 Marzo, 2009
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ciao,sono antonella,una ragazza 14enne,frequento il primo anno al liceo classico... questa estate ho letto questo libro che mi ha consigliato una mia amica...se devo dire la verità è uno dei libri che mi è rimasto più a cuore. ho letto gli altri commenti e quasi tutti sono rimasti delusi per il finale inaspettato, tutti avrebbero voluto un lieto fine come in ogni storia. anche io mi aspettavo un lieto fine, però secondo me il mitico GIORDANO ci vuole lasciare un pò in sospeso e secondo me questo romanzo ancora non avrà una fine... almeno lo spero!!! Mi è piaciuto molto il paragone dei numeri primi con alice e mattia... è un romanzo davvero fantastico.. faccio i miei complimenti al prof. paolo giordano... continua così!!! davvero grande...

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da federica
04 Marzo, 2009
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Si legge d'un fiato per sapere dove l'autore vuol andare a parare e alla fine... una conclusione banale. Trama improbabile che lascia troppi interrogativi e poi soprattutto che tristezza!

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La solitudine dei numeri primi

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Libro coinvolgente sì ma molto, molto triste...

L'autore descrive in maniera cruda e con vivido realismo alcuni dei mali della società d'oggi!

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Consigliato a chi ha letto... Consigliato a chi non si aspetta la solita storia d'amore e il solito lieto fine...
 

la solitudine dei numeri primi

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la storia di un amore ...

sempre splendida

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La solitudine dei numeri primi

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Diffidando a prescindere dai premi letterari, ho letto d'un fiato questo libro. Piacevole, scorrevole e con un buon ritmo. Ho trovato disarmante la descrizione del rapporto tra il protagonista e la sorella: cattiveria, sì, ma resa in un modo così "umano" da non poter (quasi) immaginare altro modo per renderla così vivida.

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senza speranze

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Opinione inserita da enzo commisso
26 Febbraio, 2009
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E’ la storia della cattiveria e su come sanno essere cattivi i numeri primi. Da due famiglie tristi nascono e sono da queste martoriate due anime che da una parte per la velleità del padre per farla diventare qualcuno, magari quello che non è riuscito a se stesso, dall’altra per la cecità di non vedere la differenza del diverso in famiglia e del disagio procurato all’altro figlio (cosa di cui a volte peccano i genitori che hanno da gestire qualche disagio in famiglia) costruiscono in modo indelebile la storia triste di due esseri umani che come i numeri primi gemelli, malgrado sembrano tra loro attratti, non si potranno congiungersi mai, anche se la soluzione potrebbe essere l’unica valida (la somma di due numeri primi fa sempre un numero pari quindi divisibile per due). Le unioni con altri esseri/numeri ricreano altrettanti situazioni insostenibili e votati alla separazione. Sembra che, consapevolmente della loro natura, si beano della propria solitudine. Un “continuamo a farci del male” e l’unica forma per sottrarsi è quella di farsi male, anche fisicamente, ancora di piu. In lui con la ricerca del dolore fisico e del sangue, in lei con l’anoressia. Persino l’autore riesce ad essere cattivo con il lettore. Dopo averlo tediato con questa tristezze gli fa balenare una improbabile eccezionale e sbalorditiva soluzione. Una speranza di positività. Macchè non solo la smarrisce ma nega al personaggio persino la fase dell’indagine. Come per dire il male non sta nelle cose che ci circondano e da queste siamo modificate. Il male è già dentro di noi e nulla vale sperimentare altre soluzioni. Diciamo una “Botta de Vita”. Sti cazzi.

La lettura è comunque semplice e sciolta. Anche se frettolosamente si giunge alla fine con l’amaro in bocca.

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solo a torino

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Opinione inserita da marco
15 Febbraio, 2009
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L'incomunicablità è un tema sempre molto trattato da libri e cinema.Eppure la solitudine dei due personaggi è figlia più che della loro generazione, della città che li vede vivere:Torino.Solo chi conosce quella città capisce l'alone di tristezza che la circonda.E non perchè il capoluogo piemontese è una citta "operaia" come in molti si affrettano a liquidarla. Torino non ha la malinconia struggente di Venezia ma porta con se una patina di silenzi che solo chi ha attraversato i suoi viali può aver respirato.

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Th
14 Febbraio, 2009
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un libro che non può passare non osservato,

asspettiamo tutti in emozione il secondo,

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Consigliato a chi ha letto... è un libro particolareggiato...e piano di emozioni che si riflettono sulla realtà e imitano comportamenti di gente reale
 

Il dolore

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Opinione inserita da MCF
12 Febbraio, 2009
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E' un libro avvincente centrato sulla storia di due persone entrambe segnate da episodi tragici avvenuti nell'infanzia. Il loro rifiuto di vivere, che si traduce in gesti di autodistruzione che li portano ad isolarsi dal mondo circostante e anche dai loro genitori, è la caratteristica che li unisce e che li unirà nonostante le loro paure che, nel corso della storia, riusciranno a dividerli.

Lo stile è nitido, pulito, rigoroso. I personaggi sono affascinanti e la storia può essere quella di chiunque abbia avuto una sofferenza che ha superato il suo limite di accettazione e allontanandolo dalla normalità.

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da bad monkeys
12 Febbraio, 2009
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troppo pubblicizzato. l ho terminato in fretta ,aspettandomi che accadesse chissà cosa fino all'ultima riga!è finito così , con questa speranza e con una certa delusione.

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Consigliato a chi ha letto... i libri di Moccia
 

La solitudine dei numeri primi

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Sinceramente questo libro mi ha un pò delusa: è scarno, scritto in modo molto semplice, descrive poco sia i luoghi che gli stati d'animo dei personaggi, è più un susseguirsi di eventi ed un lasciarli interpretare...

La suspence si accende solo dopo la metà abbondante del libro, prima l'ho trovato un pò lento, statico.

Bella veramente solo la metafora dei numeri primi, il paragone con Mattia ed Alice: due realtà che in comune hanno solo la sofferenza interiore.

Voto 5,5/10



P.S. il fatto poi che abbia vinto il Premio Strega 2008 non significa che debba essere per forza un ottimo libro, come il fatto che l’autore abbia frequentato la rinomata e costosa Scuola Holden di scrittura creativa non ne fa di lui un pefretto scrittore.... forse troppa pubblicità: tanto fumo ma poco arrosto!

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Asettico

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Opinione inserita da Sveva
07 Febbraio, 2009
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Dopo aver letto molte recensioni esaltanti mi sono detta:" perchè non comprarlo?". Il mio approccio al libro è stato molto positivo e ricco di grandi speranze...in definitiva? Una delusione. Non è un libro scritto male, la storia non è pessima, ma non ha ritmo e non c'è davvero nulla che brilli. Lo definirei un libro asettico, senza infamia nè lode, uno di quelli che non ti lascia in bocca nè l'amaro nè il dolce. Una lettura davvero fine a se stessa.

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Consigliato a chi ha letto... Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, di Haddon Mark
 

L'età dell'innocenza

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Opinione inserita da erbavoglio_70
05 Febbraio, 2009
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Da ragazza desideravo danzare sulle punte, poi, si sa, l'università, il lavoro, i bambini... Alla non trascurabile età di trentotto anni ho pensato di rispolverare la mia passione adolescenziale, e il fatto che accanto a me alla sbarra faccia il plié una bella ragazza di diciotto anni non suscita in me invidia o frustrazione, piuttosto, direi, ammirazione. Ammiro Giulia perché nei suoi occhi estremamente mobili, che al più si concedono un po' di tregua sulla loro stessa immagine riflessa allo specchio, c'è la luce che forse i miei non hanno mai avuto. Gli occhi di Giulia tradiscono la sua consapevolezza di essere onnipotente e di considerare il tempo un alleato per la realizzazione di progetti dorati. Lei, fascia rosa e pantajazz Dimensione Danza, non sa cosa siano la sconfitta, l'insuccesso, l'abbandono e la morte. Terminata la lezione scioglierà i capelli ondulati, indosserà le Nike e uscirà con le amiche; forse, prima di dormire, chatterà su Facebook. Giulia è un'adolescente, così i suoi occhi sanno anche fermarsi e riempirsi di lacrime perché Marco l'ha tradita, ma il suo è un dolore lieve, di quelli che lasciano solo il ricordo su un diario rosa pastello. Ecco, io non ero come Giulia, avevo però amiche come lei. Per questo motivo, leggendo il libro di Paolo Giordano, mi sono sentita a mio agio, quasi rassicurata dalla lettura di ansie ineffabili. Certo, una sensazione voyeuristica mi ha pervasa pagina dopo pagina, perché, ormai, quelle ansie non mi appartengono più. Sono adulta, e ho imparato a domarle, o forse sono troppo stanca per consentire loro di solidificarsi ancora. In effetti anche l'autore appare distaccato, a tratti direi cinico, al punto da non proteggere pietosamente i suoi personaggi. Se è vero che gli eventi scatenanti della vicenda sono preservati dalla pruderie del lettore, talvolta sono insignificanti dettagli ad annichilire. La vicenda è sostanzialmente nota a tutti e questo è il genere di libro per il quale non si può scrivere un epilogo, così come non si possono conoscere tutti i numeri primi. C'è una sottesa calma fin dalle prime righe, nonostante il dramma (perché in fondo il dramma è unico), capace di inchiodare il lettore, di imbrigliarlo in una storia nella quale troverà uno, o due, o troppi motivi di immedesimazione. Nomi diversi da dare a persone che ci hanno segnati, a coercizioni più o meno palesi che abbiamo subito, a silenzi e incapacità che ci hanno immobilizzato. Alice e Mattia crescono e non hanno, credo, rimpianti, sono abili nell'arte di rassegnarsi alla diversità, paradossalmente sono incapaci di piegarsi all'istinto di sopravvivenza civile, comunemente definito logica (o buonsenso): mi sembrano liquidi per la capacità che hanno di assumere la forma cui la loro sensibilità li ha condannati. Liquidi sono pure i personaggi minori: non vi è mai veemenza, o almeno convinzione, nei loro approcci con la solitudine e il senso di estraneità dei protagonisti. Spesso, se il lettore è a suo modo un punto isolato, uno che non solo non ha un primo gemello, ma neppure un lontano cugino, sguazza in fratture, immobilità, imbarazzo e, sorpresa, ritiene i due antieroi prodi rivoluzionari, capaci come sono di anelare alla libertà, impermeabili alle convenzioni. Intendiamoci, la loro accezione di libertà, lasciando spazio esclusivamente all'empatia verso un unico essere umano, li isola. Ma non è forse quello che fa, con meno clamore, ciascuno di noi, legando indissolubilmente la propria esistenza a quanti per ragioni di sangue o casuali ci gravitano intorno? Direi, anzi, che è più triste il domani di chi, incapace di usare l'abito da sposa come travestimento in un tedioso pomeriggio domenicale o di inseguire imponenti teorie matematiche, compie scelte definitive, consacrando la vita a persone o passioni casuali, anziché elettivamente affini. Alice, Mattia e i loro nomi un po' infantili e conformi stigmatizzano la condizione di genio, di invalido, di anoressico, di autolesionista, concedendo al senso di colpa e alla paura ruoli da comprimari.

Giulia, invece, è eterna, non è stanca, sorride al futuro.

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un doveroso appunto

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Opinione inserita da aldo
29 Gennaio, 2009
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Ho già,di persona, mosso un appunto a Giordano.

nel suo libro, sovente,i protagonisti usano l'espressione "mi ha fatto invece che mi ha detto" "gli ho fatto invece che gli ho detto".

Lui mi ha risposto che queste espressioni,nel linguaggio comune,si usano; gli ho risposto che non tutto quello che si usa nel parlare comune sia corretto. Per un certo periodo era entrato nel parlare comune " a gratis": è evident ch nessuna persona colta avrebbe scritto " a gratis"

lo stesso dicasi per "mi ha fatto per mi ha detto

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La solitudine dei numeri primi

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Arrivati ad un punto, dopo belle premesse ed ottimi spunti, ci si accorge che il vuoto inizia ad insinuarsi tra le pagine. Leggi Giordano e ti accorgi che una sorta di MocciaVirus si annida tra le pagine. Una scrittura banale e provocatoriamente vuota. Il libro perde di interesse dopo 40 pagine ed inizi a chiederti chi te ne aveva parlato bene. Ti rendi conto che nessuno te ne ha parlato bene a parte la tv. E per l'ennesima volta ti dici che la tv ed i libri son due cose a parte. E ti riprometti di seguire il tuo istinto la prossima volta che sei in libreria, perchè le solite minestrine riscaldate ti danno ormai noia...

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da pamela
25 Gennaio, 2009
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è un libro che non avrei mai comprato leggendo la recensione ed invece...mi è stato regalato, inizio a leggerlo, ad appassionarmi al punto che anche quando ero impegnata nelle mie occupazioni quotidiane aspettavo la sera per continuarlo. si incontrano due ragazzi come tanti, che hanno problemi come pochi, ma che li affrontano in un modo che risulta essere comune a molti. è la storia appassionata di due persone fatte l'una per l'altra, incapaci tuttavia di rendersi conto di questa realtà.ciascuno dei due affronta nel silenzio le proprie preoccupazioni, le proprie ansie ed i propri timori. ciascuno dei due si rende conto che ha bisogno dell'altro eppure c'è totale assenza di comunicazione,timore di ammettere a sè stessi la verità. la fine del libro è poco idilliaca, distrugge ogni speranza di un "vissero felice e contenti"...questa è la vita!!!

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Consigliato a chi ha letto... tre metri sopra il cielo - ho voglia di te - scusa ma ti chiamo amore, ed ha pensato che sono storie, per certi versi, irreali.a chi crede che non esiste il mondo descritto nei libri di moccia.
 

Bravo Giordano..

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Si fa leggere bene. Giordano riesce a toccare delle corde emotive comuni un po' a tutti..

Una critica? Forse troppo "pesantoso".

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splendido

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Opinione inserita da valeria
23 Gennaio, 2009
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uno dei libri più belli che abbi mai letto....dallo stile ai contenuti.

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LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

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Opinione inserita da Daniela S
22 Gennaio, 2009
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Un titolo che promette senza mantenere. Tante aspettative disattese in una storia poco dinamica e un finale altrettanto banale, come se l'autore non sapesse più cosa scrivere o come concludere. Lo sconsiglio, considereto il successo - eccessivo - mediatico che ha avuto.

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Ma come ha fatto a vincere dei premi?

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Opinione inserita da Eugenio Muscogiuri
21 Gennaio, 2009
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Quando me lo hanno regalato ero contento ...quel titolo mi aveva "preso" sin dalla prima stampa e quindi mi ci sono buttato subito a leggerlo ...e dopo averlo letto l'ho chiuso, gli ho urlato una parolaccia contro e l'ho buttato via ...ma come fa un libro del genere a vincere premi letterari e scalare la classifica dei best seller? La storia, i personaggi, i luoghi ...tutto insulso ...devo ammetterlo sono rimasto veramente deluso ...tra un libro del genere ed Harry Potter vince alla grande quest'ultimo!!

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Non so!

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Opinione inserita da Enzo
18 Gennaio, 2009
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Non so se sia bello o brutto, se sia scritto bene o male, insomma non mi lascia pienamente soddisfatto. Lo ho trovato a volte ripetitivo nella descrizione dei comportamenti di Mattia ma sicuramente l'intento dell'autore era proprio quello di spiegare il comportamento umano al verificarsi di determinati problemi nella vita e come alcuni eventi la modifichino in negativo.

Ecco l'aspetto che più mi piace è la descrizione dell'interiorità di due persone difficili.

Lo stile lascia secondo me un po' a desiderare e sicuramente non era da Strega.

Sicuramente ne faranno un film vedrete.

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Un libro scarso

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Opinione inserita da Giuseppe
16 Gennaio, 2009
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Questo libro mi è stato regalato e per rispetto ho dovuto leggerlo. Avrei preferito non farlo, ma tant'è, perciò dico anche quello che penso.

STILE: Giordano non ha personalità nella scrittura. Questo romanzo poteva scriverlo aanche un calcolatore elettronico ed avrebbe trasmesso, almeno dal punto di vista stilistico, più emozioni.

STRUTTURA E CONTENUTO: Giordano non sa far muovere i suoi personaggi. Ne inserisce alcuni che scompaiono senza un perché, vengono ripresi per poche pagine e poi magicamente rispariscono nel nulla!Inoltre, sa l'ellissi senza nozione di causa e rimane sempre a livelli concettuali molto bassi. Forse ha qualche intuizione, ma non riesce a percorrerla. Questo perché non ha tecnica narratologica. Infatti è un fisico.

LA STORIA: la storia potrebbe anche essere carina, ma lui la rovina perché non sa far muovere i suoi personaggi. Saranno pure soli, ma la sua compagnia non giova.

Mi dispiace: dove starà andando la letteratura italiana, quando il premio strega è vinto da una casa editrice e non da uno scrittore? Peggio di San Remo.

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Lettura consigliata no
Consigliato a chi ha letto... Consigliato a chi non ama leggere e cerca qualcosa di semplice e malfatto per appassionarsi a quest'attività. Come dire: se sei un appassionato di fotografia, comprati una reflex, se non lo sei, una compattina. Questo libro è una macchina di bassa qualità.
 

La solitudine dei numeri primi.....

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4.0
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Opinione inserita da FEDERICA (PISA)
13 Gennaio, 2009
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Ritengo questo romanzo molto denso di significati psicologici; mi è piaciuta l'estrema scorrevolezza con cui si susseguono le vicende dei due ragazzi così cmplicati nelle loro menti. Ho anche apprezzato l'emotività che pervade tutta la storia. Certo avrei preferito che Mattia alla fine si fosse 'svegliato', avesse preso l'iniziativa con Alice capendo che nel mondo è necessario vivere con completezza i propri sentimenti, qualunque cosa questo comporti.

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Il mistero della psicologia umana

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4.5
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Niente sembra messo li per caso, ogni cosa, ogni elemento viene per distruggere e per ricostruire la vita di questi due protagonisti. Il luogo in cui è ambientato il racconto non viene mai nominato con precisione, è come se Paolo Giordano attraverso vari indizi vorrebbe che fosse il lettore a scoprire i luoghi del racconto. Il tempo del racconto è segmentato in: infanzia, adolescenza ed età adulta dei protagonisti con precisa datazione. Paolo Giordano ha dichiarato in un intervista che continuerà con il suo lavoro ma credo che debba ancora perfezionare il suo modo di scrivere prima di ricominciare, il premio Strega era davvero esagerato per un libro di questo genere. Lo consiglio a chi è appassionato di psicologia o a chi sta per intraprendere la propria strada verso questa scienza della mente umana.

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Consigliato a chi ha letto... Consigliato ai prossimi laureati in psicologia.
 

Scientifico

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3.0
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Opinione inserita da Marco
12 Gennaio, 2009
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Un romanzo costruito a tavolino con la fredda lucidità di un mente matematica. Una storia forte raccontata con scrittura efficace ma priva di pathos e di inventiva. L’angoscia che pervade il testo galleggia come una nube nera vuota di pioggia. Una visione nichilista del mondo, nel quale gli esseri umani sono prigionieri delle loro paure senza speranza. Meglio fuggire.

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fa pensare

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4.5
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Opinione inserita da sabrina
10 Gennaio, 2009
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il libro è inaspettatamente coinvolgente,lo inizi a leggere e vai avanti perche vuoi sapere cosa succede prima ad alice poi mattia....l'ho finito con tre giorni ero troppo curiosa...ma il finale me l'aspettavo forse un pò diverso,non è scontato,ma avrei visto volentieri un mattia un pò diverso...però rimane veramente un bellissimo libro da leggere,assolutamente!!

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bellissimo

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ciocolate Opinione inserita da ciocolate
09 Gennaio, 2009
Top 500 Opinionisti
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Ultimo aggiornamento: 09 Gennaio, 2009
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a chi ama la solitudine ed è molto sensibile!!!..molto bello; un romanzo che si legge quasi tutto d'un fiato. la storia in se mi ha fatto pensare alla storia di romeo e giulietta dei nostri anni. si legge piacevolmente perchè ci ritrovi tutte le problematiche di un essere umano che giorno per giorno deve confrontarsi con se stesso e con quello che il mondo esterno ci chiede di essere o di apparire. alcune pagine sono pagine di grande poesia!

davvero bravo l'autore!!!

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Stupendo

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4.3
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Opinione inserita da Fred
07 Gennaio, 2009
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La storia de La solitudine dei numeri primi riguarda due persone: Alice e Mattia. La prima, a sette anni si spezza una gamba e rimane zoppa; la seconda perde la sorella gemella al parco.

Questa è una grande storia, commovente e drastica, da un certo punto di vista.

Però secondo me la personalità di Alice e Mattia esprime duen concetti, due profondi problemi che la società ritrova: il problema dell'annoressia di Alice, un problema che ancora oggi sconvolge olte ragazze e la penitenza del peccato di Mattia è una via che si avvicina al suicidio.

Toccante, commovente, intenso: questo libro racconta la storia nella più assoluta tristezza, dove Alice e Mattia sono costretti ad affrontare problemi legati ai loro incidenti: si sono chiusi in sè stessi, così fuori posto nel mondo dove ci troviamo. Non possono sfuggire ai loro problemi, devono afferontarli. Noi scappiamo, preferiamo vivere nella vergogna e nel rimorso, loro no.

Hanno saputo tirare fuori un coraggio che pochi di noi hanno.

La fine non mi è piaciuta molto. Non so, non mi ha particolarmente colpito come la storia anche se è sempre un po' cruda. Che dire ancora? Consigliato.

Però Giordano dovrebbe fare un seguito.

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Consigliato a chi ha letto... Il cacciatore di aquiloni
 

la solitudine dei numeri primi

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Ho letto i molti commenti che questo libro ha suscitato e non sono completamente d'accordo.

Io credo che l'autore non ha voluto affatto scrivere il solito libro, ma ha rappresentato (e secondo me benissimo) una delle tante realtà che ci circondano, banali se vogliamo, ma drammaticamente vere.

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forse un film

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Opinione inserita da francesco
06 Gennaio, 2009
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Non mi stupirei se fosse un romanzo nato da una iniziale intenzione di sceneggiatura. Personaggi ben tratteggiati ma da approfondire. Stupisce, visti i precedenti, il premio Strega: che dite si ripeterà il nostro fisico?

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da annalisa
05 Gennaio, 2009
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letto in 1 giorno trascinata dalla curiosità sui personaggi ma...lascia troppe cose in sospeso, non approfondisce...va bene che l'happy end non sia realistico, ma la fine andava più curata, secondo il mio parere

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Mah..

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Opinione inserita da Deborah
05 Gennaio, 2009
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Certamente,però, non posso dire che mi sia piaciuto,anche se non sono stupita del grande successo che ha ottenuto:le storie tormentate,di quasiasi genere,riscuotono sempre grande popolarità (anche se il premio Strega potevano risparmiarselo...).Stile scorrevole,forse anche troppo;contenuto bello in parte ma poco approfondito o solo su cose superflue, i personaggi molto poco dinamici e inoltre credo sia nella natura umana essere,nonostante tutto, almeno un pò speransosi (anche se solo nelle più piccole situazioni)cosa che invece sembra essere estranea a molti personaggi del romanzo.

Ognuno fa quel che può,questa è solo la mia umile opinione.

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Consigliato a chi ha letto... Certo,consiglio la lettura di questo libro perchè penso che tutto sia importante tutto ci aiuti e ogni cosa abbia un riscontro del tutto personale.
 

La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da lara
05 Gennaio, 2009
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chi fa il fisico forse dovrebe "solo" fare quello....personaggi statici,nessuna evoluzione,sono tipi fissi.Troppa pubblicità per un libro che non ha nulla in più rispetto a molti altri....

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Mah...forse...

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Opinione inserita da Alice
03 Gennaio, 2009
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Il voto complessivo è positivo...però:



Ho provato a rispecchiarmi nei protagonisti, ma nessuno dei due dimostra di arrivare al suo scopo finale.

Il libro è appassionante, triste e travolgente, ma la fine è assolutamente DELUDENTE. Una fine che si accorda con il titolo (loro sono numeri primi, vicini, ma destinati ad essere sempre separati da un numero) però, secondo i miei gusti, non ti lascia quello che ti dovrebbe lasciare un libro...

I personaggi crescono fisicamente e mentalmente, ma dimostrano di non aver imparato dai loro errori.



Quindi consiglio questo libro, ma non assicuro ai futuri lettori che possa piacergli.

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Opinione inserita da greta
03 Gennaio, 2009
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io ho 15 anni e di esperienza nei libri nonostante ne legga tanti ne ho molta poca. posso dire che la solitudine dei numeri primi è scritto in una forma smplice e scorrevole leggibile in qualche giorno.viene rovinato dal contenuto perchè comuque è un romanzo senza fine. i protagonisti sono piatti, non cambiano! e chiunque si rispecchi in mattia o alice rimane frgato alla fine del romanzo perchè nessuni dei due trovano una soluzione ai propri problemi. la fine mozza il fiato e ti delude. cmq pensavo peggio..adoro i libri malinconici.. ma che poi finiscono bene.

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Tema per scuola

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Opinione inserita da Gianluca
02 Gennaio, 2009
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Il libro l'ho dovuto leggere per scuola; mi è sembrata straordinaria la storia.
Io non leggo molti libri, ma questo cambia le cose.
Grande Giordano!!!!!

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Silvia
01 Gennaio, 2009
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Secondo me è un libro toccante, ma sono d'accordo che forse c'è stato un po' troppo rumore intorno, ho infatti in mente un autore che pur avendo uno stile abbastanza simile mi ha coinvolto molto di più in una lettura fantastica....

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Un bellissimo libro

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Opinione inserita da Giulia
29 Dicembre, 2008
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mi ha commosso la storia di mattia più di quella di alice sto piangendo per quel libro appena finito!

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Solitudine onnivora....

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Opinione inserita da daniele bonfante
29 Dicembre, 2008
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La vera protagonista di questo romanzo di successo, e sicuramente sopravvalutato, è la solitudine. Tutti i personaggi sono letteralmente dilaniati da questo problema: l'incomunicabilità. Questo tema, vecchio come il mondo, non è trattato con particolare originalità dall'autore, il quale non sembra in grado di dare un autentico sviluppo alle emozioni, ai sentimenti, ai pensieri dei suoi personaggi, ma riesce solo a rappresentarli in maniera molto schematica e "piatta". L'unico punto di forza, che è stato scambiato da molti per maturità espressiva e lucidità, di questo romanzo secondo me è proprio lo stile quasi "paratattico" che lo caratterizza dalla prima all'ultima pagina, con frasi brevi, "scheletriche", essenziali. Uno stile che è funzionale alla rappresentazione di un contesto, familiare e scolastico, in cui le persone non riescono più a parlare tra loro e, soprattutto, con se stesse. Ne consiglio comunque la lettura perchè è un libro "figlio di questi tempi", in cui la scarsità di affetto tra le relazioni umane ha, tra i suoi effetti, anche quelli di indurre la produzione di opere artistiche dal contenuto tanto cupo e opprimente (e redditizio).

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da sara
28 Dicembre, 2008
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e' un libro di cui si e' parlato molto...forse"troppo"a mio giudizio!ho letto le altre osservazioni e sinceramente mi sorprendo a scoprire che questo libro abbia colpito un cosi' elevato numero di persone...!ci sono romanzi molto piu' coinvolgenti ed emozionanti,attualissimi sebbene del secolo scorso..basta solo farsi un giretto in libreria!

direi..."troppo rumore per nulla"!!!

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non è per tutti....

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Opinione inserita da giusi
27 Dicembre, 2008
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ho letto il libro in tre giorni, l'ho apprezzato molto, scorre benissimo, lo stile è accattivante ma i contenuti purtroppo non possono essere afferrati da tutti.... per chiunque qui abbia affermato che la storia appare paradossale(quale genitore non si accorge che un figlio è anoressico, quale genitore resta indifferente di fronte al dolore di un figlio ecc) rispondo che le modalità con cui la sofferenza si dipana tra le matasse della vita è molteplice. sono una psicologa e vi assicuro che le storie di alice e mattia sono più comuni di quanto pensiate. complimneti a Giordano

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da eva
27 Dicembre, 2008
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l'inno all'incapacità di comunicare...se proprio dobbiamo abbandonarci ad un "paragone" scientifico, trovo molto più innovativo, geniale e coinvolgente "le affinità elettive" di goethe.

storie troppo machiavelliche per essere reali, capitoli maldestramente alternati (se si leggono i pari si legge di mattia, se si leggono i dispari quasi sempre di alice).

ma complimenti al giovane autore che non si sa bene come è riuscito a vendere un bel pò di copie!!!

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da gippy
26 Dicembre, 2008
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ho appena finito di leggere il libro più deprimente tra quelli che ho letto fino ad oggi, non l'ho trovato nemmeno così scorrevole come in molti hanno scritto tanto era cupo e opprimente. è un libro dove non si intravede la speranza nei personaggi,mi aspettavo almeno che uno dei due si suicidasse o l'altra morisse di anoressia(come fa una a campare senza mangiare per quasi trent'anni?)ma neanche quello! mi sa che corro a comprare un libro di moccia per tirarmi su il morale!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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se questo è un libro

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Opinione inserita da Abacus
26 Dicembre, 2008
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Se questo è un libro... che meritava il premio Strega, allora siamo fregati. Ne hanno fatto il caso letterario dell'anno, spingendo forte sulla pubblicità di ogni genere. Eppure il libro ha una sola intelligente intuizione : la solitudine dei numeri primi. Prevedibile la narrazione, debole lo stile anche se scorrevole. Qua e là alcuni momenti forti tanto per svegliare il lettore da un torpore inconsistente. Sconsigliato.

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mocciosa...

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Opinione inserita da erica
25 Dicembre, 2008
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Si è tanto criticato un Federico Moccia alle prese con i suoi "Tre metri sopra il cielo" o " Ho voglia di te" e poi si va a dare il Premio Strega per un "la solitudine dei numeri primi" ...?



Io che ho letto i primi capitoli di "Amore 14" per poi abbandonarlo per disperazione , bhè, ora che sto leggendo Paolo Giordano non mi sento manco più di andare avanti se non per la scorrevolezza e velocità con la quale sto divorando quelle 300 pagine in cui non mi identifico in nessun personaggio e in nessuna situazione.

Sarà che mi aspettavo di più già dall'inizio ma lo sconsiglio a tutti. Ciao

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che tristezza!!

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Opinione inserita da Laura
23 Dicembre, 2008
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Non credo meritasse il premio ne' cosi' tanta attenzione dai critici, dai media e dai lettori.

Credo che un libro cosi' lo avrebbe potuto scrivere chiunque.Non credo che i ragazzi si possano riconoscere con la storia.Solo lo stile di scrittura molto scorrevole mi e' piaciuto. Forse sono un po' troppo drastica ma il tempo (molto prezioso per tutti!!)lo avrei dovuto dedicare alla lettura di un altro libro.

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I Primi Gemelli

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Opinione inserita da Noemi
17 Dicembre, 2008
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Queata lettura scondo me è straorinaria! Non è affatto non scorrevole, anzi è molto leggera è piacevole. Se pensate che una ragazza di 13 anni come me, che ha sempre leto pochissimo, lo ha letto in un po' più di una settimana... Comunque secondo me è molto interessante.Il fatto di questi due ragazzi di assomigliare a quei numeri che in matematica vengono chiamati 'primi gemelli'secondo me è molto intrigante e ci si potreppe argomentare una tesi. Inoltre tratta alcuni dei problemi più importanti che colpiscono gli adolescenti, come l'anoressia e la solitudine. Oppure il fatto di nn essere accettati dalle rispettive famiglie, solo perchè nn si realizza il sogno da loro prescelto. I complessi dei due protagonisti, quello di Alice di dover diventare magra per assomigliare a viola e entrare a far parte del suo gruppo, e quello di Mattia di essere preso in giro per la sorella disabile, sono molto frequenti.Vero che da come è scritto non sembra dare un varco si luce, di non vedere la fine del tunnel oscuro, ma second me non è così. Avevo pensato per come stava andando che lei morisse per anoressia e che lui si suicidasse, invece decidono solo di chiuderla li. A volte è la soluzione migliore. Secondo me è una lettura davvero geniale, e mi sento di consigliarla a tutti!!

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la solitudinedei numeri primi

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Opinione inserita da francesca
17 Dicembre, 2008
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davvero stupendo, perfetto nello stile e nel contenuto...

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Daniela
16 Dicembre, 2008
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Non mi sento di non consigliarlo, la storia è anche originale nel suo insieme, il titolo è perfetto, originale, intrigante e ti incuriosisce, la lettura in parte è lenta e in parte piacevole, se l'avessi scritto io lo avrei sviluppato diversamente, in certi frangenti rasenta il paradosso e l'assurdo, la non speranza ad ogni costo, il non vedere la luce in fondo al tunnel per volontà propria, diciamo che non è brutto, ma che sarebbe potuto essere un vero capolavoro se fosse stato smussato qualche angolo, un libro che non rileggerei, troppo triste, ma di una tristezza senza senso e senza stile....mi spiace perchè pensavo fosse diverso, troppo acclamato secondo me, il premio non lo meritava.....questo è solo il mio umile parere ovviamente.

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Bello

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Opinione inserita da Checco
12 Dicembre, 2008
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A me è piaciuto molto....

E' vero che l'inizio è meglio della fine e che dopo averlo letto avevo voglia di darti una martellata, ma indubbiamente è stata una lettura piacevole, sicuramente non impegnativa, ma sotto certi aspetti geniale!

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