La solitudine dei numeri primi
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Auf!
E' un libro noioso, ma così noioso che è noioso persino descriverlo.
Lo stile è aspro, pungente e gelido quanto la trama, e altrettanto povero.
Oggi, per aver successo in letteratura, TV o cinema, si usa la crassa volgarità o, soprattutto, l'esibita disperazione.
Se un libro o un film non sono disperati, con personaggi meschini e finali amari, pare che non debbano essere presi in considerazione. Così, autori furbetti ritengono che un bel misto di sofferenza e incomunicabilità possano garantire alla loro opera una sicura riuscita.
Mi si risponderà che "così è la vita", specie di questi tempi. Ma, rispondo io, la bellezza o l'orrore dell'esistenza non dipendono anche dall'occhio di chi osserva?
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| Lettura consigliata | no |
Il teorema della solitudine
Romanzo molto scorrevole che però presenta alcuni punti oscuri o poco sviluppati dall’autore:
- anche se “erano appena dieci minuti a piedi” perché i due gemelli non sono stati accompagnati dalla madre a casa del loro compagno di scuola, sapendo che Michela era una bambina disabile e che tornavano la sera tardi?
- le ricerche di Michela non vengono narrate
- ho trovato quasi fastidioso l’inizio del romanzo quando viene narrato che Alice “se la fece addosso. Non la pipì. Non solo. Alice si…” (non vado oltre), così come quando Alice è costretta a mangiare la caramella…Alice, reagisci!
- il ricorso alla matematica e alla fisica è, in alcuni punti, esagerato
- la storia di Viola, ma soprattutto di Denis viene dimenticata
- il personaggio di Alice è antipatico. L’unica cosa che sa fare è comandare: “devi portarmi in braccio”, “ti siedi qui”, “vuoi baciarmi?” Mattia invece sa solo obbedire ai suoi ordini e “studiare, perché tutte le cose che studi sono già morte, fredde, distaccate”… aggettivi che si addicono ai dialoghi.
- che cosa succede quando Viola scopre che Alice ha rovinato le foto del suo matrimonio?
- Alice doveva raccontare a Mattia di aver visto Michela.
- il finale è ambiguo.
Sono consapevole che scrivere è molto difficile e non voglio assolutamente scoraggiare questo ragazzo. Quindi consiglio la lettura del romanzo perché scorrevole e “diverso”.
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| Lettura consigliata | sì |
La solitudine dei numeri primi
La solitudine... tagliente, come i numeri... incomprensibili ma gemelli... che percorrono la vita di una persona, isolandola dal contesto del mondo. E' un libro sui fantasmi che non abbandoniamo, e ci tengono legati al passato.
E' un libro sul silenzio.
E' bellissimo.
E' un libro che può capire solo chi sa cos'è la solitudine; e allora ci si renderà conto che quella che viene ritenuta una mancanza di profondità è solamente il vuoto di una vita piena di fantasmi.
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| Lettura consigliata | sì |
La solitudine dei numeri primi
non voglio smontare un giovane ragazzo di 25 anni alla sua prima esperienza letteraria, bisogna dare possibilità a tutti, ma quando ho sentito dire che c'è l'età giusta per scrivere un libro...non potevo immaginare quanto fosse vero. purtroppo il libro, nonostante la trama abbastanza originale, manca di una certa esperienza di vita dell'autore, i personaggi rimangono vuoti non vengono approfonditi a sufficienza non si evolvono mai durante tutto il racconto, rimangono apatici e insipidi. la storia rimane come sospesa in una bolla di sapone quando, secondo me ma ovviamente è solo un mio parere, andava approfondita maggiormente in alcuni aspetti che lasciano aperti troppi interrogativi. aggiungo alice è veramente odiosa!!!
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | lo consiglio perche comunque brutto o bello vale sempre la pena di leggerlo....non è un libro da regalare. |
La vittoria delle scienze esatte sulle umane
Nel libro di Paolo Giordano, 25enne dottorando in fisica, l'attenzione è subito incentrata sui due personaggi, Mattia e Alice, numeri primi, cioè personaggi avvolti nell'incomunicabilità e nella solitudine a causa delle proprie nevrosi, originate da eventi tragici accaduti nell'infanzia.
Tuttavia, ad una attenta lettura, quegli eventi tragici non ne sono la vera causa. Nel caso di Alice, una padre troppo teso ad imporre le proprie volontà alla figlia, nel caso di Mattia, una madre troppo tesa ad evitare il giusto coinvolgimento fisico e psicologico nella famiglia, ed in particolare, nella gestione dell'handicap della sorellina Michela. Le due famiglie dei protagonisti sono le vere barriere che impediscono, per sempre, di guarire.
Mattia e Michela vivono non grazie ai propri genitori, ma riescono a costruire una vita intorno al baratro delle proprie tragedie infantili, nonostante i rispettivi genitori.
Per tutta la vita si cercheranno, per scoprire, Alice, di poter vivere senza bisogno dell'aiuto di alcuno, e Mattia, di poter vivere senza bisogno di controllare ogni aspetto della propria vita.
Profondo e allo stesso tempo fragile, il libro di Paolo Giordano mi è piaciuto moltissimo. Tocca il tema del senso di colpa verso se stessi e verso il proprio corpo, e il dolore che ne scaturisce. La vita di Alice e Mattia è il tentativo, riuscito, di convivere con questo dolore.
Bello, molto bello.
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| Lettura consigliata | sì |
la solitudine dei numeri primi
alice e mattia. due personaggi che effettivamente sono come un 1 con un 3. nonostante la loro incapacità di stabilire rapporti con gli altri e la loro solitudine nella quale sembrano voler crogiolarsi, alice e mattia in qualche modo sembrano capirsi in silenzio, ognuno è consapevole che l'altro sa e basta, senza bisogno di aggiungere altro. eppure c'è quel maledetto 2 di mezzo, quella barriera fatta di sentimenti e frasi taciute troppo a lungo e quel desiderio di liberarsi che li fa soffrire sena ritegno. non sono affatto due personaggi piatti,l'autore riesce perfettamente a far entrare il lettore nella loro ottica e questo, almeno, è quello che è successo a me leggendo tutto d'un fiato questo libro. e ora viene da chiedermi: ma quanti alice e mattia ci sono nel mondo? e quanti non riescono a trovare la loro alice o il loro mattia. loro sono riusciti a trovarsi nel labirinto della loro eterna solitudine che nessuno riesce a comprendere, e insieme si sono dati quella spinta per riuscire a rialzarsi da soli. ma questo non implica che alla fine ognuno non debba continuare a percorrere la propria strada, ritornando semplicemente alla sua routine quotidiana, ma con un grosso fardello in meno. questa è la vita reale. non ci sono finali straordinari come nei film in cui il protagonista molla tutto per stare con la donna che ama e vivere per sempre felici è contenti. questa è una storia per cui non si addice questa logica romanzesca e forse qualcuno che spera in ciò leggendo il libro resterà deluso per il finale, ma avrà capito che le cose non vanno sempre come si crede.
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| Lettura consigliata | sì |
la solitudine dei numeri primi
Vorrei esprimere il mio parere riguardo al finale.
A me è piaciuto molto perchè i due si liberano del passato e possono continuare a vivere la vita. Come si fa a non cogliere Alice che alla fine si alza da SOLA????????? è poco importante o tutti noi non è questo che dobbiamo fare nella vita camminare da soli??
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| Lettura consigliata | sì |
Lancinante come il dolore...
Ho trovato la storia estremamente coinvolgente...l'ho finito in un'unica notte.
Una persona sensibile e particolare non può non apprezzare questo libro che ha un'intensità capace di scavare dentro.
Avrei preferito un finale diverso ma forse il destino di Alice e Mattia è lo stesso dei primi gemelli: vicini, ma...
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| Lettura consigliata | sì |
Nulla di bello
Non mi è piaciuto affatto. Anch'io l'ho letto in due giorni chiedendomi: è così facile vincere il premio strega? Qualcuno parla di brividi: lo invidio, mi sono chiesto fino all'utima pag quando sarebbe cominciata la storia. La trama? Due disadattati che non sono neppure capaci di incontrarsi, parlarsi e semplicemente vivere. Ma forse sono io che non ho cultura e non so riconoscere i geni della letteratura.
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| Lettura consigliata | no |
Cosa la solitudine dei numeri primi ...
Un buon romanzo, direi quasi sovratemporale, quindi al di là delle contingenti epoche, in quanto i personaggi che caratterizza sono a mio avviso sempiterni. Non so quanto meritevole di vincere un premio, rispetto a criteri d'intensità e profondità. Il lavorio dei personaggi ed il loro lento consumarsi ed erodersi, fino ad un evento finale, non comprende una qualche evidente evoluzione (ma ciò non è necessariamente richiesto, se non dall'eventuale romanticismo del lettore). Si è evitato il "lieto fine" ma, si può chiedere, quanto tali personaggi rimangono aperti? Mattia ritrova il biglietto con numero di Nadia nelle sue tasche (ma si aspetta una doccia e sempre una vita "normale"/"claustrofobica", senza chiedere altro); Alice sente che potrà alzarsi da sola (differentemente dal passato); tuttavia se l'autore avesse avuto il desiderio di convalidare una qualche forma di "anormalità" come "normalità" (disamore, chiusura, claustrofoobia, rifugio e fuga nella scienza o nell'arte dell'immagine, ecc.), forse avrebbe potuto dichiararlo in modo maggiormente compiuto. Si ha quasi l'impressione che l'evoluzione/involuzione, soprattutto finale, dei due protagonisti sia stata "rabberciata" per accomodare il finale stesso, rispetto alle intenzioni dell'autore, e renderlo più verosimile.
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| Lettura consigliata | sì |
emozioni sfruttate
immagino che questo commento stonerà alle orecchie di molti ma non posso fare a meno di giudicare bene questo libro solo per quanto riguarda lo stile di scrittura. E' piacevole a leggersi perchè scorrevole è perchè i protagonisti suscitano emozioni che destano il lettore: peccato che queste stesse emozioni siano state, nel caso de protagonista maschio ormai riciclate più di una volta: il classico "genio irraggiungibile dal contatto umano"; oppure create apposta per attirare l'occhio curioso del lettore sulla riga successiva,incuriosito dalla malattia che divora Alice. E'di certo insito nella natura umana la curisità verso il macabro, il grottesco o la morte, -tanto che si rallenta nelle nostre auto vicino agli incidenti stradali e molti seguono con attenzione telefilm e telenovelas con medici e gente molto malata(magari x cause sconoscite)o con sparatorie e assassini senza coscenza,- ma sembra proprio che l'anoressia di lei sia descritta minuziosamente -MA superficialmente solo nelle sue caratteristiche più curise sotto questi punti di vista, mancando infatti quella che è la descrizione della sofferenza più pura e pesante, brillantemente nascosta al grande pubblico proprio perchè troppo Cruda o perchè difatto è sconoscita all'autore. Ma matteo d'altra parte è il classico genio che, strutturato in modo simile al personaggio di Alice, farebbe volentieri a meno del proproio corpo, impacciato e poco pragmatico com'è nei rapporti interpersonali, per badare solo alla grande intelligenza e al tempo occupato dalla propria mente. Personaggi quindi piatti e irreali, mancanti di quell'istinto di soppravvivenza che caratterizza e identifica l'uomo nel bene e nel male,e che lo porta a mutare. mutamenti che l'autore ha troncato anche dal punto di vista della crescita psico-fisica dei protagonisti:essi sono stati descritti e mossi superficialmente all'interno di una realtà altrettanto statica e piatta, con variati irreali, e pure in loro non subentra nemmeno un cambiamento legato ai passaggi -impossoboli a saltarsi nella realtà-dall'infanzia,all'adolescenza, all'età adulta.
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| Lettura consigliata | sì • no |
A chi si sente un numero primo...
leggendo le recensioni ne ho trovata alcune negative...é vero che forse questo libro ti lascia un pò d'amaro in bocca per il finale,per alcuni deludente, e lascia molti punti non chiariti...non scende a fondo nelle storie di ognuno dei personaggi, li dimentica come accade per Viola e Denis gli amici dei protagonisti...non li fa evolvere nel corso della storia...soprattutto Alice e Mattia che troviamo piatti come se dal giorno dei loro incidenti non fossero riusciti a rinserirsi nel mondo...non fossero riusciti a essere normali...ed erano così diventati come quei numeri primi che Mattia trovava tanto meravigliosi, che desiderano essere numeri come tutti gli altri ma per qualche motivo non ci riescono...Penso che questa è stata l'abilità più grande dell'autore: associare l'immagine dei numeri a quella dei personaggi...utilizzare questo titolo ad effetto che rende l'idea esatta di quello che questi due bambini, ragazzi e infine adulti saranno per sempre...SOLI...soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
Per capire e apprezzare questo libro lo si deve leggere con una certa rassegnazione, senza speranza, senza aspettarsi una svolta, un cambiamento nelle loro vite...senza aspettarsi che la storia decolli e prenda un'altra piega perchè già dal titolo si capisce che tutto quello che l'autore ci vuole trasmettere con questo libro è la difficoltà e l'incapacità dei due protagonisti a vivere normalmente e costruire dei rapporti.
Io l'ho trovato veramente bellissimo e diverso questo libro...capace di coinvolgere, anche di emozionare, di lasciarti senza fiato a volte per la spietatezza e tensione che troviamo soprattutto nei primi capitoli...non sono rimasta delusa dal finale perchè non avrei potuto immaginarlo diversamente, e immaginarlo diverso avrebbe tolto alla lettura quell'amarezza e rassegnazione che richiede proprio la lettura di questo libro. Molti punti non sono risolti, ma non andavano risolti secondo me, è stato intenzionale da parte dell'autore per creare il vuoto intorno alla solitudine di Alice e Mattia.
Complimenti davvero!
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | lo consiglio a chi ha voglia di leggere qualcosa di diverso...a chi in un libro non vuole trovare una storia d'amore o storie con una spiegazione logica...a chi si sente un numero primo... |
Ricominciare a leggere
Non leggevo un libro ormai da parecchio, consigliatomi da un'amica ho ricominciato con questo. Bene non me ne sono pentito per nemmeno una pagina... forse speravo in un finale diverso ma non è quello che conta. Conta che riga per riga il romanzo mi abbia coinvolto sempre di più. Ricordo che mi sia stato consigliato la sera del mio compleanno... un regalo che ho apprezzato davvero molto.
Grazie ancora Elisa...
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| Lettura consigliata | sì |
la solitudine dei numeri primi
ho letto questo libro,sotto consiglio di un'amica...l'ho letto in due giorni ed è davvero difficile che un libro mi catturi in questo modo totalizzante.Premettendo che ogni libro,così come un film,non va giudicato in assoluto,poichè frutto di gusti e aspettative personali,mi permetto,tuttavia,di riscontrare una mancanza di sensibilità in coloro che affermano che il libro sia piatto,scontato e figlio del marketing..Il paragone,poi,con autori quali Moccia o Melissa P.,al cui cospetto questo libro varrebbe zero,mi sembrano inappropriati se non addirittura irriverenti nei confronti dell'arte dello scrivere! Giordano riversa nei suoi personaggi la sua anima profondamente sensibile e fragile e se da un libro vogliamo solo storie d'amore oppure storie che abbiano una spiegazione logica ( vedi l'episodio della sorella di Mattia che Alice crede di aver visto),vuol dire che siamo privi di immaginazione..Il libro mi ha colpito davvero tanto e mi ha fatto pensare davvero a tutti i numeri primi del mondo...a quanti ne potrebbe avere ognuno di noi...Non bisogna peccare di saccenza ma giudicare il libro ed il suo autore per il mondo che rappresentano: un mondo troppo sensibile forse per essere capito ed accettato,pieno di dolore ma anche di speranza....
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| Lettura consigliata | sì |
Tutto Fumo & Niente Arrosto... Purtroppo
Inizio innanzitutto col dire che è un libro che secondo me può essere benissimo letto per sfizio (comunque da non paragonare assolutamente a moccia o a melissa P). Non sarà l'apoteosi della letteratura, ma comunque è da prendere per il semplice fatto di poterlo analizzare una volta finito.
io l'ho iniziato e finito in una nottata di lettura no-stop, perchè da come si presentavano le prime pagine mi aveva davvero catturato ed ero presa dalla smania di sapere come l'autore avesse evoluto l'idea di base. partiamo proprio da questa, l'idea di base: originale e accattivante. due ragazzi, anzi bambini, segnati entrambi da esperienze dolorose e troppo gravi da poter essere sostenute per la loro giovane età. in un giorno la loro vita cambierà per sempre, ed è proprio questo a incuriosirti, oltre al titolo, devo ammettere, ben congegnato per attrarre il lettore.
l'idea di base quindi l'ho trovata davvero buona, ma quando nel romanzo ritroviamo i due protagonisti cresciuti, lì inizia quel 'non so che' che ti fa storcere il naso.
io ammiro paolo giordano per aver pubblicato un libro a soli 25 anni, non è da tutti, ma allo stesso tempo ammetto che poteva fare di meglio; per me non ha saputo sviluppare a pieno la trama che aveva in mente, partorendo un romanzo discreto, quasi buono, ma di sicuro non eccellente e sublime come i media ci hanno voluto far credere bombardandoci con elogi superiori al reale merito.
infatti il libro inizia bene e procede discretamente fino alla fine dell'adolescenza dei protagonisti. poi abbiamo un gran salto temporale che essendo franchi a me non è piaciuto per niente. ritroviamo alice e mattia alle prese con il loro futuro dopo essersi lasciati in un modo insulso, quasi da bambini di prima elementare. la loro nuova vita non mi soddisfa, perchè loro sono sempre gli stessi, non si sono mossi di una virgola; evoluti fisicamente ma non emotivamente e psicologicamente.
E assai deludente è la fine, il modo in cui lui torna da lei per lasciarsi di nuovo in una maniera banale e senza senso. un finale aperto che secondo la mia opinione delude il lettore, come ha deluso me. insomma, ti lascia l'amaro in bocca.
Per me giordano non sapeva più come farlo finire, come continuare, perchè ha lasciato troppe domande in sospeso, tipo: la ragazza che vede alice era davvero sua sorella? lei lo richiama e lo fa tornare per questo motivo e invece alla fine non gli dice nulla. 'Perchè?' Ci viene da pensare. Non ha senso. evidentemente neanche l'autore sapeva più che pesci pigliare. Alice decide di contare d'ora innanzi solo sulle proprie forze, ma mattia cosa farà? cercherà finalmente la felicità? non si capisce dalla fine, quando lui trova il biglietto di nadia nella tasca. che farà insomma? la chiamerà per dare una svolta alla sua esistenza incompleta o perpetuerà a voler essere un solitario. troverà la pace in se stesso oppure accetterà il tormento che lo divora dall'infanzia convivendoci?
troppe domande, poche risposte.
tralasciando la trama, vorrei analizzare i personaggi, partendo dai due protagonisti. secondo me il più riuscito è mattia, anche se forse è un po' troppo caricato. mi piace e mi affascina la sua psicologia contorta, la sua mente somigliante ad un labirinto inespugnabile, ma allo stesso tempo trovo tutto ciò in alcuni tratti troppo calcato e caricato dall'autore.
alice invece è un personaggio un po' insipido, perchè racchiude in sè un'accozzaglia di stereotipi: l'anoressica, l'emarginata a scuola, l'invalida, la ragazza dal rapporto paterno conflittuale e dalla madre malata. insomma: un vaso di pandora contenente tutti i mali della gioventù moltiplicati per 100.
tralasciando ciò possiamo però dire che la scelta di alice e mattia come protagonisti non è male, ma poteva essere perfezionata soprattutto dal punto di vista psicologico. infatti non posso credere che quando li troviamo nel futuro siano tali e quali a prima. non è immaginabile né realistico, soprattutto perchè le loro vite sono cambiate radicalmente, hanno imboccato strade diverse e si presuppone che ciò porti a nuove esperienze e nuove consapevolezze che però paiono inesistenti.
trovo altrettanto incredibile che entrambi non riescano a trovare almeno un po' di pace interiore, continuando ad imitare gli atteggiamenti giovanili, come l'autolesionismo e l'anoressia. mattia è l'eterno infelice, insoddisfatto, che si rifugia in un mondo di numeri per non affrontare quello reale; alice sembra la solita bambina che nasconde e butta il cibo, e non riesce ad apprezzare quello che ha intorno, come la bellezza del matrimonio, l'amore e un marito premuroso, tutto ciò c'è di più bello per una donna.
solo nelle ultimissime pagine sembra che questi due personaggi subiscano una svolta. alice che impara a camminare da sola, senza contare su nessuno. prima c'erano stati mattia e subito dopo il marito con lei, ma adesso è determinata a farcela da sola. mentre mattia comincia a uscire dal suo guscio e guardarsi intorno, ma come ho già detto prima, dal finale aperto non si capisce cosa voglia realmente fare: se voglia accettare il suo essere e darsi pace una volta per tutte, se perpetuare nell'autolesionismo e continuare la solita vita, o cambiare e cercare stabilità e felicità.
sinceramente, non lo so.
una delle poche cose che apprezzo di alice e mattia è la metafora che li associa a numeri primi, "vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero". la trovo molto bella e suggestiva, anche se sarebbe stato meglio se alla fine entrambi fossero riusciti a superare il loro blocco, per spezzare finalmente la lontananza che lega quei numeri gemelli e dare a loro (e anche ai lettori) un po' di speranza dopo 300 pagine di solitudine incompletezza, tristezza e di disarmante e asfissiante negatività.
Passando agli altri personaggi, mi piaceva la figura dell'amico gay, forse un po' scontata, ma il suo personaggio non mi dispiaceva. l'utore però, dopo averlo presentato come l'elemento chiave dell'adolescenza di mattia e averlo psico-analizzato minuziosamente, avrebbe dovuto dargli un po' più di rilevanza nella parte che racconta del loro futuro. invece dopo essersene scordato per un bel po' di pagine, ci ha accontentato facendo su di lui una digressione sommaria e insipida, soltanto per farci sapere che fine abbia fatto, se sia vivo o morto.
altri personaggi sono i genitori di alice e mattia: tutti e 4 rappresentati come l'emblema dell'incomunicabilità tra genitori e figli; non ce n'è uno che si salva da questo disfacimento. giusto forse il padre di mattia che cerca di colmare il vuoto che la moglie ha nella vita del figlio, instaurando con quest'ultimo una sorta di legame sfilacciato che comunque non riesce ad avvicinarli del tutto, perchè c'è sempre quella barriera invisibile e inspiegabile che li separa.
Personaggi di contorno sono i compagni di scuola, i soliti bulli prevaricatori che incarnano la malignità giovanile. c'è del vero in quello che giordano scrive: purtroppo oggi esistono i gruppi e i capi di questi, che ti includono e ti escludono a loro piacimento, che ti fanno passare le pene dell'inferno, ma sinceramente trovo questo elemento di contorno pesante e non indispensabile. ti opprime ancor di più in quelle pagine già intrinseche di negatività a non finire; un'aggiunta per me inutile.
Infine, giudicando con i voti, do un 3 allo stile, in quanto il romanzo non è scritto né male, ma neanche in maniera così egregia. quindi dò un voto a metà tra l'1 e il 5.
il contenuto 2 e 1/, perchè come ho già ribadito, c'è una bella idea di partenza, che poteva essere sviluppata molto meglio, dal punto di vista dei personaggi e della trama in sè per sè in cui essi si muovono.
piacevolezza 2, perchè il mio grado di soddisfazione al termine della lettura non è stato un gran che. più che altro delusione per un finale aperto e imprecisato, frettoloso e non approfondito quanto avrebbe dovuto essere. Mi ha lasciato davvero l'amaro in bocca.
Consiglio comunque la solitudine dei numeri primi come libro perchè ti porta a valutare le situazioni e le persone, dato che ritroviamo molti luoghi comuni all'interno del romanzo.
se lo si vuole leggere è per curiosità, per vedere cosa c'è scritto e poterlo infine giudicare esprimendo un'opinione sincera.
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | Lo consiglio in generale a chi piace leggere, ma non aspettatevi chi sa che cosa, perchè è come un'insalata con tutti gli ingredienti (e forse alcuni anche di troppo), ma senza condimento: Insipida. |
la solitudine dei numeri primi
il libro parte in modo interessante, ma non decolla. Romanzo che come i più tradizionali romanzi cerca di intrecciare tutti i fili che movimenta senza riuscirvi. Troppe situazioni vengono risolte in modo semplicistico: dall'amico gay, al matrimonio di Alice, alla sua separazione, alla sorella che non viene ritrovata per non disturbare il passato al finale che non dice nulla. Non mi sembra una storia di solitudine ma di ricerca di situazioni che hanno molto di artefatto. Buonissima l'intuizione del titolo che suscita curiosità. Mi ha regalato qualche bel momento mentre lo leggevo ma non sarà un romanzo che riprenderò in mano, si è come consumato da solo
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| Lettura consigliata | sì |
Una riflessione...
Che dire...fosse stato contemplato lo "0" l'avrei usato ma ho dovuto accontentarmi di 1. I motivi? I soliti:Personaggi monocolore che non cambiano una virgola nel tempo, finale inesistenti, ricorso alla metafora matematica anche quando inutile...ma sono gusti miei. La riflessione è un altra: quali sono stati gli ultimi casi letterari italiani? I libri di Moccia? Il discreto/buono Faletti? Quali sono i programmi televisivi che vanno di più? Il grande bordello, l'isola dei riesumati, l'affaracci tuoi (dove tanti bambinoni aprono il pacco sperando che mamma Rai abbia messo i soldi del canone nostro li dentro...)veline svelate e lucignolo. C'è o non c'è un declino culturale in atto? Se "La storia siamo noi", "Blu notte" e simili vanno in seconda e terza serata mentre le stupidaggini ti sotterrano dalle 20 in poi quale scelta abbiamo?
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| Lettura consigliata | no |
da brividi
mi ci sono voluti i primi due o tre capitoli per seguire senza problemi il ritmo spezzato della storia ma dalla prima all'ultima parola ho avuto i brividi! un libro che mi ha coinvolto emotivamente, anche a livello inconscio, come nessun altro. da sognatrice incallita sono rimasta un po' delusa dal finale, ma questo non cambia il mio giudizio assolutamente positivo sul libro nel suo complesso!
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| Lettura consigliata | sì |
una delusione
Il titolo è molto originale e accattivante e anche i primi due capitoli. Poi si susseguono una serie di banalità, episodi inverosimili e talvolta infantili (come quello delle foto al matrimonio di Viola). Ma la cosa che più mi ha deluso è che manca un'evoluzione dei personaggi; essi appaiono non solo incapaci di cambiare la loro condizione (questo tema c'è anche in Gente di Dublino di Joyce ma trattato a livelli più alti), ma il loro regredire verso il trauma che ha segnato la loro infanzia, senza alcuno sviluppo psicologico. Inoltre tutti i personaggi sono incapaci di comunicare - mariti e mogli, genitori e figli, amici. Qualcuno mi risponderà che questa è la tematica del libro, ma dov'è la tensione emotiva? Un libro che non mi ha lasciato quasi niente appesantito da uno stile che da molti è giudicato essenziale ma che trovo monotono per le continue similitudini, come se lo scrittore volesse dare ordine alla realtà con i riferimenti scientifici.
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introspettivo e scorrevole
non condivido le recensioni negative. è un libro che mi ha catturato moltissimo e non mi succedeva da molto tempo....
la fine è un pò troppo aperta...sicuramente arriverà il seguito :-) forza giordano!
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... |
....follia di patrick mcgrath ....dolores claiborne di stephen king ....la trilogia della città di K. di Kristof Agota |
la solitudine dei numeri primi
Mi chiedo se è brutto il libro di Giordano, chi è innovativo tra gli scrittori italiani? Mi sembra che il libro renda la difficoltà di vivere di questa generazione, l'estrneità di chi soffre rispetto a modelli omologati e da televisione. Certo ci sono molti difetti, il finale è fragile, ma la solitudine dei protagonisti mi ha ricordato il Giovane Holden.
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | Il giovane Holden |
come sprecare l'ultimo giorno di ferie....
...a leggere questo libro insipido...
lo confesso, all'inizio mi sembrava buono, mi aveva preso e trovavo interessante la costruzione della storia che poi...semplicemente svanisce ed ecco l'accozzaglia di luoghi comuni, tutti ce li ha messi, proprio tutti, dall'anoressica zoppa a cui muore pure la madre di cancro, all'autolesionismo, l'amico gay, l'università vissuta come il luogo più deprimente della terra, il matrimonio regno dell'infelicità,'sto cretino di Mattia che non esce mai, e i personaggi che non divengono, non cambiano neanche un po',sempre uguali a loro stessi mentre la storia corre corre sbadatamente verso una fine insulsa come se l'autore avesse fretta e cercasse la maniera per svignarsela...forse 'sti due poveracci, questi benedetti numeri primi, l'uso smodato delle metafore e 'sta matematica che ricorre un po' troppo spesso...alla fine avevano stufato anche lui...
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| Lettura consigliata | no |
la solitudine dei numeri primi
Orizzonti corti imprigionati nel proprio court-yard, questa è la caratteristica di questo scrittore alla sua prima esperienza. Il premio Strega attualmente è come l’Alitalia che nessuno riuscirà a salvare e, tantomeno, un romanzetto inespressivo e insapore, scritto in un linguaggio scolaresco.
Personaggi anonimi non molto bene tratteggiati che passano come stinte ombre sulla parete opaca del racconto. Mattia e Alice numeri primi, perché? Forse per essere dei campioni di nevrosi romanzesca, più giustificata per lui che per lei.
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Non è poi così male...
Questo romanzo affronta con una certa introspezione le problematiche esistenziali di due adolescenti, utilizzando un linguaggio non banale e a tratti cogliendo particolari con una vena di pessimismo che penso derivi da profonde sofferenze personali dell'autore. Al di là di alcune descrizioni crude e espressioni fulminanti, la trama a volte si dimostra labile e, in effetti, il finale è un po' sdrucito.
Condivido chi è perplesso in merito alla vittoria del premio Strega.
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La solitudine dei numeri primi
Il libro di Giordano non mi ha entusiasmato affatto. Certo, non posso dire che sia un libro orribile, come lo hanno giudicato altri lettori, ma non sono riuscita a capire cosa la giuria del premio Strega vi abbia trovato di tanto speciale.
Stranamente non riuscivo a collocare la storia in Italia, automaticamente ambientavo le varie scene negli Stati Uniti, come se stessi guardando un filmetto americano da quattro soldi. Come in questi film, anche nel libro ci sono troppi luoghi comuni e personaggi stereotipati: la ragazza anoressica, il ragazzo complessato e con manie autolesionistiche, l'amico gay incompreso, l' incomunicabilità tra genitori e figli, il bullismo... tutti temi che per non risultare banali dovevano essere trattati con maggiore profondità. Inoltre ci sono troppi salti, e nonostante passino gli anni i personaggi rimangono statici, non c'è il minimo accenno a un cambiamento. Anche il finale mi ha delusa, sembra quasi che Giordano non sapesse come concludere la storia.
L'unica trovata originale è la metafora dei numeri primi.. ma forse non è così tanto originale dal momento che lo scrittore è un fisico no?
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| Lettura consigliata | no |
Aiuto!
Ho appena finito il libro e non vedo l'ora di commentarlo...Che tristezza! Non tanto per la storia dei "diversi" (che poteva essere pesante ma di spessore, invece è un macigno e basta) quanto per il fatto che questo libro abbia vinto forse il più prestigioso premio italiano. Lo stile è lineare e leggibile, e va bene, ma tra scrivere bene in italiano e fare lo scrittore c'è una bella differenza...la storia è paradossale e il finale...c'è un finale vero e proprio?
Se la letteratura italiana è GIORDANO, MOCCIA E MELISSA P., rivaluto al massimo la mia infanzia con DYlan Dog...
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| Consigliato a chi ha letto... | Melissa P e Moccia! |
la solitudine dei numeri primi
Romanzo pessimo scritto in una forma scontata ed elementare,lontano persino dal banalismo di Moccia.Non mi ha suscitato alcuna emozione questa paccottiglia descrittiva di basso spessore.
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| Lettura consigliata | no |
Povera Italia...e tre!
Volevo farmi un idea mia su questo romanzo. Quando si vince un premio si scatenano molte invidie e queste spesso gettano fango anche dove non è giusto che ci sia...MA NON E' QUESTO IL CASO! l'opera semplicemente è BANALE. La prosa è scorrevole ( E ci credo, CON L'EDITING DELLA MONDADORI ANCHE LA PROSA DI UN BAMBINO DELLE ELEMENTARI ALLA FINE FILA BENE)ma i personaggi e la trama sono pietosi e non commoventi.
Sottoscrivo i commenti POVERA ITALIA 1 E 2 e aggiungo questa considerazione: se mentono sfrontatamente anche sul valore di un libro, di cosa possiamo fidarci?
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| Lettura consigliata | no |
| Consigliato a chi ha letto... | ... |
leggetelo
la storia ha un inizio molto ben architettato che tiene il lettore interessato. Io stessa ho letto il libro in 3 giorni. peccato che nella parte finale perde questa sua prerogativa e si intuisce l'incertezza dello scrittore nel trovare un finale che avesse un senso, così come era stata invece piacevole e molto coinvolgente la parte iniziale del libro. Tenterò la lettura di un secondo romanzo di Paolo Giordano (quando ci sarà) perchè nell'insieme il libro mi è piaciuto.
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| Lettura consigliata | sì |
la solitudine dei numeri primi
se questo libro è l'apoteosi del niente non oso immaginare cosa siano altri libri...alcuni scritti anche da scrtittori affermati. La metafora è bellissima per chiunque si voglia identificare in qualcosa che ha accanto ma non incontrerà mai... se a 25 anni tutti scrivessero in questo modo ci sarebbero molti più lettori e meno gente in fila a giocare con video poker...
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| Lettura consigliata | sì |
L'apoteosi del niente
Voto 2/10 Questo libro è veramente brutto, è bene metterlo subito in chiaro. Esaminiamo, punto per punto, gli aspetti poco convincenti di questo romanzo.
La trama è veramente pessima e lacunosa; non ricordo nulla di tanto patetico e vuoto dai tempi delle telenovelas Grecia Colmenares. Giordano approccia al libro come un neofita della cucina ai fornelli: non sceglie con cura gli ingredienti, non dosa le misure, non usa i tempi giusti. Il risultato è un pastone dei tempi moderni; ci vengono proposti in modo orticantemente patetico e disordinato tutti i luoghi comuni della nostra società: l’emarginazione, l’incapacità decisionale, il bullismo giovanile, l’anoressia,l’omosessualità, la personalità border line, il rapporto di coppia non appagante, la difficoltà del ruolo genitoriale e chi più ne ha più ne metta. Una puntata di Lucignolo non sarebbe riuscita a condensare tanta banalità tutta assieme. Notevole sforzo di sintesi.
La caratterizzazione dei personaggi è perfino peggio della storia. Non c’è introspezione, Giordano sembra conoscere la realtà in modo indiretto. Il libro non sembra scaturire da esperienze personali, per definire i personaggi fa uso di un selvaggio copia/incolla apponendo sciattamente idee prese un pò qui e un pò lì; ne esce fuori un buffo vestito di arlecchino. Le parole non sembrano nemmeno figlie di un mondo interiore. La storia della letteratura è ricca di capolavori scritti da prigioni di emarginazione: Bronte, Dickinson, Leopardi, solo per citarne alcuni, ci hanno regalato pagine intense arandosi dentro. Giordano invece ci regala pagine vuote come un foglio intonso, non usa il Teorema 0 della buona letteratura: mai parlare di ciò che non si conosce (o che non si vive). Poco autentico.
La scrittura, per quanto ripetitiva, è scorrevole. Il libro si lascia leggere e questa è di certo la sua colpa più grande; se ci fosse stato qualche disincentivo alla lettura avremmo evitato di perdere tempo in una lettura sterile ed inutile. Sebbene alcune metafore e similitudini siano molto belle, evocative e di grande impatto perdono subito la propria vis per via del contesto arido in cui sono inserite. Alla lunga, inoltre, il ricorso alle similitudini fisico-matematiche risulta fastidiosissimo.
Forse il signor Giordano non sa che non bisogna essere casi disperati per provare la disperazione della solitudine e dell’emarginazione. Il ricorso al caso umano è veramente fastidioso.
Immaturo, da un quasi trentenne mi aspetterei maggiore spessore. Mi viene il “solito” dubbio che qualcuno ci stia prendendo per fessi. Basta una storiella insulsa ed un pò di pubblicità per far diventare un libro vuoto un successo editoriale? Evidentemente si. Usando un linguaggio matematico potremmo dire La solitudine dei numeri primi sta alla letteratura come Lucignolo sta al mondo dell’informazione
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| Lettura consigliata | no |
| Consigliato a chi ha letto... | A nessuno. Qualcuno privo di spirito critico potrà trovarlo anche carino |
da leggere
in vacanza mi sono portata LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI. mi è piaciuto veramente molto. copertina inclusa. un libro semplice, (forse qualche metafora di troppo) per giovani ma non solo, con un grande messaggio riassunto in una frase che qui non cito esattamente perchè non ho il libro a portata di mano il cui senso, circa, più o meno, o quasi è ...
Tutto il tempo che si passa pensando,desiderando d'essere da un'altra parte, o tacendo cosa si ha nel cuore, è inutile e dannoso, poichè è come se ci ponesse in stand by.
Un monito a non buttare via il tempo, i sentimenti, a non aver paura poichè la vita è meravigliosa e ci dà sempre, sempre, l'occasione per afferrarla e farla nostra.
So che può sembrare un po' retorico ma questi personaggi a mio avviso ben costruiti, anelano ad essere, direbbe Saba, "fra gli uomini /un uomo", aspirando ad essere e vivere "come tutti/gli uomini di tutti/ i giorni", eppure questo percorso s'inceppa, s'incrina si frantuma. Personaggi icone di un mondo in crisi, il bullo, l'anoressica, il guy, l'autolesionista,la famiglia, e altri positivi, (Fabio, il fotografo, colleghi) tutti disperatamente trafitti da un raggio di sole, ma la sera per fortuna tarda a venire, e la strada s'intravede acnora.
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | da leggere |
La solitudine dei numeri primi
Il libro vincitore del premio Strega m'incuriosisce sempre. Mi chiedo cosa ha colpito la giuria per premiarlo. Per questo ho letto "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano. E' il racconto dei vinti, degli antieroi, degli umili. Mattia e Alice, i due protagonisti, sono lontani dai personaggi mocciani, e hanno qualcosa d'irreale, di stridente e stonato. La loro vita segue un percorso interiore difficile che li fa agire con lentezza, trasformando anche i successi e le capacità personali , in ostacoli da superare. In questo mondo dell'uso e getta, dell'affermazione a tutti i costi, le loro fragilità commuovono. Ti viene voglia di aiutarli, questi due adolescenti che diventano a fatica adulti. Ti viene voglia di tendergli una mano, di allontanarli dal baratro a cui sono sempre affacciati.
www.graziellamazzoni2.blogspot.com
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| Lettura consigliata | sì |
viva la letteratura sommersa
Viva la letteratura sommersa! Perché continuiamo a giocare questa farsa in cui il vero autore di valore se non é appoggiato lascia nel cassetto le sue opere , anche quelle pubblicate? Ed invece un autore bravino, ma come tanti altri, é predestinato a tavolino a fare un botto colossale?
Un libro discreto ma niente di che.
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| Lettura consigliata | no |
...cosa?
Ho letto "La solitudine dei numeri primi". E fin qui. Anche voi, giusto? Ok.
Ho iniziato la lettura abbastanza speranzioso e coinvolto. La prima pugnalata dopo poche pagine: nella foga del disprezzo (per le sue passate esperienze, certo sì beh ok) e del realismo Giordano non si trattiene dall'inserire un bel "si è cagata addosso" e "masturbandosi freneticamente". OK Giordano, sei fantastico nel fare ammissioni di umiltà e nel distruggere il tuo passato (o almeno così dicono), davvero, ma è uno stratagemma stilistico che evito io a 16 anni (non ho dimenticato l'imperfetto), perchè è semplicemente brutto ed irrispettoso. Anche se è verso il tuo passato, fa schifo. Scusa Giordano.
La storia risulta anche abbastanza interessante, no? Due destini intrecciati, un ragazzo che la vede in un modo scientificamente romantico ed una ragazza paranoica sulla quale beh, non c'è nulla da aggiungere. I due si costruiscono le loro vite una volta separatisi ma non si dimenticano, anzi, aspettano solo il momento giusto per riavvicinarsi e rimediare ai loro errori di adolescenza. Qui però, personalmente, ritengo perdano un pochino di realismo: nella foga di chiudere un (ideologicamente bellissimo, certo) cerchio l'Autore (mi son stancato di dargli del tu, ma non di aprire parentesi a caso, scusate) non riesce a non far storcere il naso davanti ad un finale certo speranzioso, ma che cambia solamente la situazione in cui si trovano i personaggi, senza farli evolvere. C'è da chiedersi se sia un plothole od un effetto collaterale voluto dalla trama.
Le valutazioni medio-basse sono dovute allo stile, che personalmente ho trovato sì scorrevole, ma a tratti troppo pretenzioso (buone descrizioni comunque), alla delusione provocata dal finale, che ritengo inconcludente per ciò che ho scritto sopra, e al fatto che il libro non mi ha catturato per niente. Poco da fare. Buonanotte
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| Lettura consigliata | sì |
pessimismo? si, se non si va oltre
non capisco davvero l accanimento sterile di alcuni contro la solitudine dei numeri primi. Al di là delle critiche su l eccessivo palcoscenico che si é creato l autore ( le cose più brutte sono la copertina e la foto da belloccio di lui a fine libro ), bisogna prendere il testo con obbiettività e valutarlo per quello che é: un racconto di vita, la visione intima dell autore del mondo che lo circonda, uno scritto sincero, una riflessione sulla propria esistenza, senza cercare a tutti costi l affresco sociale o lo spaccato della vita italiana. il romanzo non vuole essere minimamente un indagine sulle problematiche giovanili, tale aspetto collide con la dimensione estremamente solitaria dei protagonisti, ma neanche l' esaltazione della marginalità...emerge secondo me la necessità dell autore di mettere su carta le proprie consapevolezze rispetto a quelle che sono condizioni universali con cui chiunque si ritrova a fare i conti (la solitudine, l emancipazione dalle figure generitoriali, la necessita di affetto). il romanzo è limpido e scorre autonomamente, e non vuole essere niente di più di quello che racconta, la storia di uno, un ragazzo intelligente e solo, il cui essere speciale é più un peso, una gabbia in cui resta imprigionato, una condizione da cui é impossibile scindere. L autore tocca con profondità e amara maturità i picchi critici della crescita, l adolescenza, il vacuo senso di immortalità e l inevitabile peso delle conseguenze che attanaglia ogni giovane rispetto al passaggio all età adulta, che in mattia trova il parrossismo, nella totale chiusura al mondo esterno e l abnegazione ai doveri. E forse la fase adulta il punto debole del racconto, quasi come l' autore per la giovane età gli riesca difficle da descrivere; il romanzo tende ad allentarsi fino a un ragionato finale. Tuttavia nulla é in più, niente é costretto, esagerato più del dovuto; è la vita dell autore, e non c é niente di più onesto che la vita, e non l immagine di come dovrebbe essere.
E' anche interessante percepire come l autore sia il riflesso di un po tutti i personaggi, da l omosessuale denis ( un altro solo, descritto fin troppo accuratamente per non essere parte in qualche modo del bagaglio esperienziale dell' autore ), all' oscuro mattia e la infelicità di Alice: infatti, fra questi, nessuno emerge in maniera assoluta; ognuno alla fine troverà la sua dimensione, per proprio conto, ed é questo il messaggio di speranza che molti superficialmente non colgono: le storie sono il pretesto, lo sfondo per mostrare la crescita dei protagonisti, l emancipazione, che solo dolorosamente puo avvenire (ognuno infatti, toccherà il proprio fondo), che solo con l accettazione della solitudine, contando sulle proprie forze, puo avvenire.
che dire, di romanzi che tattano temi come questo la letteratura ne é piena, e certo questo non è allo stesso livello come complessità narrativa di Marquez, per esempio ( cent qnni di solitudine). resta comunque un buona prova, uno scritto delicato, sfumato a volte, altre aspro e cinico come forse si presta la mente di uno scienziato, che nel suo rigore riesce comunque qd emozionqrsi di fronte ad un alba, e descrivercela in modi che prima non avrei immaginato.
un romanzo adulto, un piccolo gioiello, raro nelle sue fattezze per il panorama italiano.
p.s.
a chi ha tacciato di irrealtà questo libro gli faccio notare come sia possibile che oggi passi per comune e comunicativo di una generazione le storie di uno che scrive sui muri frasi d amore attaccando lucchetti ai ponti e andando in giro a fare a botte, piuttosto che la fragilità di un ragazzo e delle difficoltà di comunicare con il mondo esterno.
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La solitudine dei mumeri primi
E' un libro deprimente, senza spiragli di speranza, contrariamente a quanto detto all' interno della copertina: "pieno di sconsolata tenerezza e di tenace speranza". Al fisico Giordano vorrei dire che le persone non sono numeri, soggetti alle leggi matematiche, Sono libere, quel tanto che basta per scegliere la solitudine come meditazione interiore o cercare di interagire con gli altri. Comunque, auguri
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nessun finale!
diciamo che la scrittura non è delle migliori...non sai mai che stai per leggere un dialogo ma lo capisci solo tornando indietro perchè l'autore ha deciso che forse le virgolette sono obsolete...
a parte questo, io avrei per lo meno eliminato il personaggio di Denis, l'amico gay, che non ha fatto altro che aggiungere un luogo comune alla serie di luoghi comuni che già riempivano le pagine.
all'inizio mi ha molto entusiasmata e non riuscivo a staccarmene ma poi perde consistenza.
possibile che nessuno dei due riesce mai a stabilire un vero contatto?possibile che non si sentono per tantissimi anni? non cambiano mai , neanche un pò e questo è quasi impossibile nella natura umana!
non si sa cosa hanno fatto nei continui buchi neri di tempo che l'autore ci regala...i genitori sono sempre fantasmi silenziosi.
la sorella intravista da alice ...era lei o no?perchè non lo ha almeno accennato a Mattia?o non ha provato a contattarla?
l'autore ha corso un pò troppo...c'erano cose che andavano tagliate e altre che andavano approfondite. non può farci affezionare a dei personaggi e poi correre per arrivare a finire il libro il prima possibile...
il finale è stato una delusione assurda.
mi sono resa conto che stava finendo il libro perchè mancavano due pagine ma io ero immersa come se fossi a metà libro.
una chiusura troppo brusca...come dire:"ecco..bravi, avete comprato il libro, la storia è così e i personaggi sono questi e adesso ciao che ho fretta!"
io le virgolette le ho messe!!!
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Povera Italia 2
Sono d'accordo con Ermes, anzi d'accordissimo. Purtroppo in Italia (e non si capisce perché solo nel nostro paese) la vera letteratura è sommersa. Per pubblicare un libro non basta saper scrivere e avere buone idee, ma bisogna essere "manager di se stessi", bisogna cavalcare la moda del momento, tipo Madonna Ciccone! Questi sono i "geni" dei nostri tempi. Quanti bravi scrittori ci sono in giro ad elemosinare una pubblicazione da case editrici che poi chiedono sonori compensi!! E' una vergogna questo paese, la cultura vera non la vuole nessuno. Vogliono soltanto libretti da portarsi al mare... e questo è il motivo per cui la società italiana va allo sfacelo.
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| Lettura consigliata | no |
la solitudine dei numeri primi
Si legge tutto d'un fiato...tratta temi attuali in modo chiaro e semplice...bello.
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Dal bruco alla ... farfalla
L'ho letto d'un fiato. Le parole di Giordano ci portano a penetrare l'universo dei protagonisti, grande o piccolo, interiore o esteriore. Non sono le vicende ad essere fondamentali ma il viaggio verso il riscatto. E' un libro di speranza, la "vita" offre loro opportunità preziose tanto quanto le aveva tolte.
La capacità di descrizione, di introspezione dell'animo mano che io ho sentito sono semplicemente straordinarie per un ragazzo di questa età che speriamo scriva come principale occupazione.
Non ho riscontrato banalità nel suo racconto: la Vita in sè non ha proprio nulla di banale e se possiamo discostarci da cotanta sfortunata sorte iniziale di Alice e Mattia, non possiamo non essere coinvolti emotivamente con il percorso descritto nelle cui fasi, spesso, anche noi ci siamo riconosciuti
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| Consigliato a chi ha letto... | A chi ama leggere, curioso. A chi non si lascia vivere senza dire la "sua" |
Povera Italia!
Dove arriverà questo Paese? Esiste un settore dove si adotta la meritocrazia come principio?
Questo esordiente che potrebbe essere pubblicato a stento da una piccola casa editrice (senza editing nemmeno da quella...)è riuscito a trattare temi importanti ed attuali in modo talmente piatto e scontato, che non sono riuscito nemmeno a deprimermi. Solo la noia regna sovrana leggendo Il Prmio Strega di quest'anno!
Viva il marketing!
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | ...le barzelette di Totti :) |
La solitudine dei numeri primi
A me questo libro ha deluso le aspettative. Forse paga lo scotto di una buona promozione mediatica ma non è un gran che nella storia. Certo è scritto bene, almeno quello. I personaggi sono amari dall'inizio alla fine, non si evolvono se non nell'età ma restano con le loro problematiche e non sembrano nemmeno intenzionati a risolverle. C'è uno sprazzo di vitalità quando Alice pensa di vedere la sorella dell'amico ma anche questo cade nel nulla. Personalmente non mi è per nulla piaciuto.
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| Lettura consigliata | no |
sconcertante
sconcertante come il libro sia stato presentato "diverso", invece cade sempre, in qualche capitolo centrale, nei soliti luoghi comuni! alice che fa di tutto pur di compiacere una sua amica, Alice che diventa anoressica perchè pensa che il suo problema faccia allontanare il mondo, che in questo caso sarebbero un gruppo di "ochette", dalla sua vita. bello come il titolo matematico si lega al racconto: la solitudine dei numeri primi, la solitudine di due numeri primi gemelli, Mattia e Alice, divisi da un numero divisibile: il destino. la fine: c'è una fine???
chi è d'accordo con me?
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d'accordo con Francesco
Il romanzo e` noioso banale, l'unica cosa che ha funzionato e` l'operazione di marketing, purtroppo.
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Né carne nè pesce, forse verdura
Difficile da definire, inferiore alle attese, ma superiore alla media. Nel titolo lo definisco né carne, né pesce, perchè non assurge al rango di un "secondo", piuttosto di un ottimo contorno. Non è molto originale e non riesce a spiccare il volo, tuttavia molto scorrevole piacevole alla lettura.
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| Consigliato a chi ha letto... | di tutto |
chi ha ucciso il premio strega?
Un libro che in potenza tocca tutti i problemi dei ragazzi contemporanei: annoressia, disagio, vuoto emotivo, scarso dialogo famigliare, omossessualità, bullismo; però sono tutti semi sparsi nel vento, non sono gettati in un terreno fertile che dia linfa e sostanza all'analisi sociale;il testo non tocca e forse, neanche fiora la profondità di questi vuoti esistenziali. E' un libro che potrebbe decollare e invece rimane basso, banale, scontato e prevedibile privo di brivido letterario. Anche la trama è mal congeniata sembra quasi che il fisico Giordano abbia iniziato il testo senza sapere dove andare a parare, il che è comune a molti scrittori che però sanno andare dietro alla musa senza perdersi, come invece fa questo novello premio strega. Esistono molti libri con una trama scarsa di eventi tutta giocata sui sentieri dell'animo (Dietro la porta di Bassani, Conservatorio Santa Teresa di Bilenchi, e altri) e i risvolti psicologici di certe esperienze, ma questo Strega non traduce in linguaggio i simboli dell'anima, non manifesta sulla pagina "l'insostenibile leggerezza dell'essere". Il titolo potrebbe essere un'ardità metafora letteraria che fa del principio dei numeri primi matematici lo specchio della solitudine degli esseri umani così vicini e pure infinitamente distanti tanto da non capirsi neppure comunicando con la stessa lingua, numeri che non hanno divisori comuni se non se stessi e l'uno. Forse il titolo solo ha tutta la profondità che manca al libro, magari Giordano si fosse fermato solo a quello!
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| Consigliato a chi ha letto... | non ha chi ha letto, ma bensì a chi legge per rendersi conto di come insieme all'economia in italia sia retrocedendo anche la narrativa |
Ottimo libro
Forse vi aspettavate tutti troppo dal libro, forse il clamore suscitato è stato esagerato.
il fatto è che è davvero un libro fatto bene in tutto e per tutto.Scritto in modo perfetto, riesci ad immaginare ogni piccola cosa dei protagonisti.....dall'imperfezione fisica di Alice, dai tagli di Mattia fino alla loro eterna insicurezza al loro eterno fuggire dalla vita, al loro male interiore. E se Alice in tutto il libro fa un percorso che la porta a 'tranquillizzarsi' un pò, Mattia fa il percorso inverso.....e abbiamo dovuto aspettare il penultimo capitolo per strappargli un sorriso.....Credo che questo libro faccia riflettere molto, tantissimo.
E a differenza di tanti altri premi strega vinti in passato è quello con un finale meno scontato!
Complimenti
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| Lettura consigliata | sì |
Ma che bravi... a fare marketing :-)
Premio Strega? Edito da Mondadori? Romanzo d'esordio e caso letterario?
Ma va'! Questo è un libretto, scritto male, con la punteggiatura sbagliata, e un soggetto tanto tirato da risultare ridicolo.
Insomma dai... una ragazza ricca e zoppa diventa anoressica e perde la mamma per un tumore, ma intanto incontra un ragazzo che ha perso una sorella down e si ferisce le mani in continuazione, però è un genio in matematica ed ha un amico omosessuale a 14 anni!
Ma si può? Ma chi l'ha scritto questo pastrocchio?
E poi i dialoghi... scialbi, vuoti, senza cuore, senza sentimento... sullo sfondo di una Torino mortificata perché non si vuole dare il nome alle cose...
Un merito all'autore? Ci ha creduto... fosse venuta in mente a me una trama così, neppure l'avrei cominciato, il libro.
In due parole: 18 euro spesi malissimo, in attesa del film che sarà peggio, e lui diventa ricco avendo scritto una cagata pazzesca...
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| Lettura consigliata | no |
| Consigliato a chi ha letto... | Non voglio fare paragoni... |
La perfezione sta nel mezzo ...
Non un capolavoro non un obrobrio ... Un ottimo libro. Stile passabile reso sopportabile da grandi contenuti (per chi li sa cogliere) e un'ottimo spunto di partenza ... Il mancato approfondimento di alcune tematiche (forse voluto ?), lascia libera la fantasia e l'anima del lettore di spaziare ...
Sconsigliato agli "scrutinaparole" e ginnasti della grammatica italiana, dal palato troppo delicato. Consigliato alle persone "particolari".
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