Dettagli Recensione

 
Il profumo delle foglie di limone
 
Il profumo delle foglie di limone 2014-09-09 10:06:02 BettiB
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
BettiB Opinione inserita da BettiB    09 Settembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 09 Settembre, 2014
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Il profumo del sopravvalutato

E' questo l'aggettivo che secondo me calza meglio a questo libro: sopravvalutato. Non riesco proprio a capire come possa essere diventato un caso editoriale e aver vinto tutti i premi che ha vinto, per non parlare delle ottime recensioni ottenute dalle riviste spagnole. Si parla di "amicizia, amore, vendetta, odio (...) un libro sorprendente, che ti rimane dentro!". Mah.
La trama è anche ben pensata, l'argomento non scontato e soprattutto affrontato una volta tanto da un'angolazione originale: Juliàn, un sopravvissuto di Mauthausen che è riuscito in qualche modo a farsi una vita dopo la liberazione dal campo, riceve una lettera da Salva, suo vecchio amico, compagno di prigionia prima e compagno di caccia ai nazisti poi. I due infatti hanno passato la loro vita a dare la caccia ai nazisti sfuggiti ai processi degli anni '50. La lettera lo invita in Spagna e gli promette una grossa scoperta: la presenza di una vecchia coppia di nazisti che vive indisturbata i suoi ultimi anni circondati dal lusso e dalla quiete. Juliàn parte sapendo di stare per vivere la sua ultima grande avventura. Sulla sua strada incontra Sandra, incinta e sola, trasferitasi nel paesino per cercare di dare ordine alla sua vita e capire cosa fare di sé stessa. La giovane viene accolta dalla coppia di anziani come una nipote, ma la conoscenza di Juliàn le aprirà gli occhi e la porterà dritta al centro di una bufera iniziata nel passato e destinata a non finire mai davvero.
Come detto, la trama è interessante e c'è un continuo "voler sapere di più", è come un infinito preludio all'evento finale, alla giustizia, alla risoluzione.
Peccato che non accada niente del genere.
I personaggi sono incoerenti e spesso insensati. Azioni e dialoghi mi sembrano forzati e superficiali, artificiali. Incoerenti, soprattutto. Dicono una cosa e poi fanno l'altra, pensano una cosa e nel capitolo dopo fanno tutt'altro. Non ho capito se era un modo per renderli più umani e veri, a me sono sembrati solo buttati lì a casaccio. Non sono riuscita a provare empatia né con Sandra né con Juliàn, e il cambio di narratore così frequente senza un filo temporale logico e ordinato a volte mi ha scombussolato un po'.
Lo stile di scrittura è molto elementare, con pensieri personali esplicitati e poi smontati come se il personaggio dovesse giustificarsi con il lettore - tecnica che non mi è piaciuta per niente, anzi. "Riuscivo a resistere alla smania di comandare di K., anche se a volte cedevo." Parafrasato, ma il concetto è questo. In generale sembra scritto da una scrittrice abbastanza immatura che aspira a vette più alte.
Certi passaggi (pensieri di Sandra, soprattutto) mi sono sembrati addirittura meschini e fuori luogo (appena conosciuti gli anziani lei pensa subito all'eredità che potrebbero lasciarle, ma l'autrice vuole farla passare per una giovane allegra e spensierata).
Per non parlare di alcune vicende che sfociano nell'irreale. Una giovane incinta che si mette in motorino sotto il diluvio per andare a fare un saluto ai due vecchietti che nemmeno le hanno detto dove abitano? Sandra passa più tempo a lamentarsi della compagnia degli anziani che a preoccuparsi di suo figlio - cosa che le donne incinte di solito fanno fin troppo. Ci sta, se prediamo per buono il voler romanzare eccessivamente tutto ad ogni costo, ma questo non concorda con il finale fin troppo realistico e "amaro" che la Sanchez ha voluto mettere in scena - fuori dallo stile generale direi- , liquidandolo per di più in poche pagine, quando invece ne ha dedicate molte di più per descrizioni di oggetti che non aggiungevano proprio nulla alla trama.
In generale non capisco come possa essere piaciuto così tanto. Sì, una lettura passa tempo da ombrellone, qualcosa da leggere sovrappensiero per poi non tornarci più.
Ultimo ma non meno importante: che diavolo c'entra il titolo del libro con il libro?!

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