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Ricordi dal sottosuolo
 
Ricordi dal sottosuolo 2015-09-07 12:12:48 Francj88
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Francj88 Opinione inserita da Francj88    07 Settembre, 2015
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Tra ragione e volontà

Intenso, drammatico, nero, “Memorie del sottosuolo” scava a fondo nel torbido animo umano, nel sottosuolo, nell’abisso dell’inconscio. Dostoevskij dà vita, ben prima di Joyce ad un flusso di coscienza che, senza esitazione, ci sbatte in faccia tutte le bassezze di cui l’uomo è capace. Il testo scorre veloce e fluido come una melodia che tuttavia non è affatto piacevole, ma stridente e crudele nel suo contenuto. Ci viene presentata in modo crudo e diretto la condizione dell’uomo solo, vanaglorioso e quindi tendente all’astio, alla rabbia nei confronti del prossimo che egli ritiene inferiore e che tuttavia si muove nel mondo e coglie a piene mani quello che la vita offre, cosa che il protagonista non fa, scegliendo di chiudersi in una prigione di risentimento da egli stesso edificata. Come non pensare al Raskolnikov di “Delitto e castigo” che tuttavia trova infine la propria redenzione grazie all’amore di una donna. Qui non c’è redenzione e al richiamo della vita il protagonista preferisce il richiamo viscerale del sottosuolo.

Ma cos'è il sottosuolo? Una sorta di mondo oltre lo specchio, onirico e allucinato, in cui il protagonista si rifugia, diversamente dall'uomo “normale”, ragionevole che se ne sta quieto in superficie. Il nostro protagonista vive invece come un topo nella sua tana, cova un incessante sentimento di affermazione, di volontà di essere, ma nel momento in cui si scontra con la realtà, uscendo dalla sua tana, questa volontà viene meno e il topo, per difendersi si fabbrica un universo di sogno in cui vede le cose come vuole lui e non come sono realmente, il sottosuolo non lo abbandona mai del tutto in questo scontro continuo tra ragione e volontà.

“Memorie del sottosuolo” è un romanzo di una sconvolgente modernità, che anticipa di cinquant’anni uno dei soggetti principali dei romanzi del ‘900 che ritroveremo in “Una vita”, “Ulisse”, “Il fu Mattia Pascal”, “La coscienza di Zeno”. Stupisce per l’abilità con cui lo scrittore è riuscito a mettere nero su bianco la complessa psicologia del suo personaggio, dimostrando ancora una volta una lucidità incredibile e una conoscenza approfondita dell’animo umano. Una capolavoro della letteratura mondiale, non di facile lettura, ma fondamentale.

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