Confesso che ho sbagliato
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Saggistica
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La presentazione e le recensioni di Confesso che ho sbagliato, saggio di Federico Zeri edito da Longanesi. Personaggio singolare, esigente, outsider la cui carriera si è dipanata ai margini delle università e delle consorterie dei musei, Federico Zeri si è imposto per la sicurezza del giudizio, la ricchezza delle analisi e l’intransigenza con la quale non ha mai cessato di denunciare scandali e casi di falsi nell’ambiente artistico. Da molti è considerato successore e pari di Bernard Berenson, il grande connaisseur d’inizio secolo di cui Zeri condivide il metodo. Consigliere e consulente del conte Cini e del miliardario J.P. Getty, frequentatore della nobiltà romana come degli storici più noti della nostra epoca, della buona società londinese come di quella, più eterogenea, di Hollywood, Zeri evoca in una miriade di aneddoti i riti e le follie di un mondo ormai scomparso, ricco di figure affascinanti. Troppo scettico, o caustico, per credere all’opportunità di un’autobiografia, egli consegna qui il racconto di una serie di esperienze, narra la passione che alcuni incontri gli hanno ispirato, rievoca gli umori che certi episodi dimenticati della storia dell’arte del ’900 hanno suscitato in lui. Anche se Zeri avesse sbagliato — come sostiene nel titolo — dedicandosi a un approccio alla pittura troppo esclusivo, questo errore ci avrebbe consegnato una delle opere più notevoli e incisive della nostra epoca.
Federico Zeri (1921-1998) è unanimemente considerato uno dei più grandi storici dell’arte italiani. Autore di decine di fondamentali saggi, in edizione TEA sono apparsi Il cannocchiale del critico (1993) e Due dipinti, la filologia e un nome. Il maestro delle Tavole Barberini (1995).
Federico Zeri (1921-1998) è unanimemente considerato uno dei più grandi storici dell’arte italiani. Autore di decine di fondamentali saggi, in edizione TEA sono apparsi Il cannocchiale del critico (1993) e Due dipinti, la filologia e un nome. Il maestro delle Tavole Barberini (1995).
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