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Il vestito dei libri Il vestito dei libri

Il vestito dei libri

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Vi siete mai chiesti come si vestano i libri? Per la vincitrice del Premio Pulitzer Jhumpa Lahiri il processo di scrivere è un sogno, e la copertina del libro rappresenta il risveglio. È una sorta di traduzione ulteriore delle sue parole in un nuovo linguaggio, quello visivo. Rappresenta il testo, ma non è parte di esso. Come una traduzione, può essere fedele, o può tradire. In questa personalissima e intima riflessione, Jhumpa Lahiri esplora il processo creativo che sta dietro alle copertine dei libri, tanto dalla prospettiva di autrice quanto da quella di lettrice. Sondando le complesse relazioni tra testo e immagine, autore e designer, arte e mercato, riflette sul ruolo di questa particolarissima uniforme, arrivando al cuore della questione: le copertine per lei hanno sempre significato molto, e a volte sono riuscite a diventare «parte di lei».

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Il vestito dei libri 2017-05-18 14:42:37 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    18 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 23 Mag, 2017
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L’abito non fa il monaco

Come ci spiega l’autrice stessa nella postfazione, questo saggio nasce come una lectio magistralis per il Festival degli Scrittori tenutosi a Firenze nel 2015. Invitata a parlare dello scrivere su un tema aperto, Jumpa Lahiri sceglie di riflettere su un elemento particolare dei libri, la loro copertina. E lo fa partendo da un semplice paragone, quello con i vestiti che indossiamo.

La scrittrice statunitense di origini indiane ha imparato fin da piccola come gli abiti si facciano portavoce della nostra identità, cultura, appartenenza. Lo ha imparato quando, per compiacere la madre, era costretta a indossare vesti tradizionali bengalesi che la facevano sentire derisa e non accettata. O quando, in visita in India, la sua diversità balzava immediatamente agli occhi attraverso tessuti e tagli, etichettandola come straniera.

L’abito fornisce spesso un primo giudizio sulla persona che lo indossa, indicandone il gusto, la personalità, lo stato sociale. Allo stesso modo, una copertina sgargiante fa allontanare immediatamente il lettore in cerca di contenuti profondi, così come una grafica austera impedirebbe all’amante del rosa di riconoscere il proprio genere preferito. La copertina, quindi, come il primo vestito di un libro, dovrebbe essere capace di tradurre fedelmente in immagine il significato delle parole, dando una corretta interpretazione visiva e promozionale del testo.
La copertina oggi, però, non deve solo rispecchiare il senso e lo stile di un romanzo, ma assume un ruolo sempre più commerciale. Deve abbellire la vetrina e catturare l’attenzione del lettore distratto, arricchendosi di dati di tiratura, premi e riconoscimenti dell’autore, citazioni di recensioni positive.

Ma che succede quando uno scrittore non riconosce nel vestito scelto dagli editori l’identità del proprio scritto? Non sarebbe allora preferibile una divisa capace di distogliere l’attenzione dalla veste per concentrarsi sulle nude parole, come nelle collane? La copertina è davvero irrilevante rispetto al libro o ne è una sua componente vitale?

Forse entrambe le cose. Questo breve saggio, pur non approfondendo esaustivamente il tema, offre diversi spunti di riflessione secondo l’interessante prospettiva di una donna lettrice e scrittrice, che nel corso degli anni ha visto spesso le proprie parole ammantate da brutte grafiche traditrici o da banali immagini stereotipate di elefanti e mani dipinte con l’hennè.
Una lettura curiosa, da consigliare soprattutto a chi, come me, ha sempre pensato che le parole siano superiori all’involucro che le confeziona, sorridendo di fronte all’attenzione per le copertine presenti in molti blog di lettura.

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Il vestito dei libri 2017-04-04 13:24:11 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    04 Aprile, 2017
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La "vestizione" dei libri.


Jhumpa Lahiri è nata a Londra da genitori bengalesi. Cresciuta negli Stati Uniti, vive a Princeton, dopo aver trascorso lunghi periodi a Roma. E’ autrice di: L’interpretazione dei malanni, L’omonimo, Una nuova terra, La moglie. Ha ottenuto vari riconoscimenti, tra i quali il Premio Pulitzer.
Il vestito dei libri è un testo curioso, che scoperchia un mondo. Per anni ci hanno sempre insegnato che un libro non va giudicato dalla copertina, in effetti la scelta dell’immagine da corredare al testo è frutto di un processo creativo lungo e laborioso. Perché “la copertina serve ormai per identificare e anche individuare il libro, per inserirlo in uno stile, o in un genere.”. Per abbellirlo, per renderlo efficace nella vetrina di una libreria. Per incuriosire e far fermare un passante per strada, attirandolo dentro affinchè prenda in mano il libro, affinchè lo compri.
E’ un viaggio nel mondo dei libri, con una accompagnatrice d’eccezione: una autrice che è anche lettrice, alla scoperta del mondo visionario delle copertine. Per Jhumpa Lahiri il processo dello scrivere è un sogno, la copertina del testo indica il risveglio. E’ una sorta di trasposizione del testo scritto in un nuovo linguaggio, quello visivo. Vi è una esplorazione del processo creativo che sta alla base della creazione delle copertine. Analizzando in profondo le complesse relazioni tra testo ed immagine, tra autore e designer, arte e mercato, riflette sul ruolo di questa particolarissima uniforme, arrivando al principio del quesito: le copertine per l’autrice hanno sempre avuto un particolare significato, al punto di essere “parte di lei”. “La copertina è una componente vitale del libro. (…) Comunque vada impone un rapporto intimo tra l’autore e l’immagine.”
Si apre un nuovo percorso, dove le parole e le immagini sono due mondi in dialogo, nel quale ci si immerge con una certezza: “la copertina perfetta non esiste” e non dura per sempre, come i nostri vestiti. Una lettura intrigante, colta, e fantasiosa anche, sul mondo dei libri. Amati e non.

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Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi ha letto Ella Berthond, Curarsi con i libri e Fabio Stassi, La lettrice scomparsa.
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