I ragazzi di Regalpetra I ragazzi di Regalpetra

I ragazzi di Regalpetra

Saggistica

Editore

Casa editrice


La presentazione e le recensioni di I ragazzi di Regalpetra, saggio di Gaetano Savatteri edito da Rizzoli. Trent’anni fa giocavano insieme a calcio. Oggi, uno è un giornalista, l’altro un boss di Cosa Nostra, ora pentito. Un faccia a faccia che, attraverso le memorie personali, racconta la storia di un paese e della Sicilia. I numeri di Regalpetra dal luglio 1990 al dicembre 2006: venti omicidi; due stragi; due casi di lupara bianca; un suicidio, tre manifestazioni contro la mafia. Per uno scrittore di noir come Savatteri la Sicilia è la patria ideale perché “è una terra priva di giustizia, umanità e verità”. “Una squadretta di assassini di Cosa Nostra, pronta a intervenire al bisogno, quando c’è da ammazzare qualcuno. Con una sola avvertenza: non si uccide di venerdì, perché è giorno di dolore.” Sono i ragazzi di Regalpetra. Quando l’autore legge questa frase in un atto giudiziario non crede ai suoi occhi. Anche lui è un ragazzo di Regalpetra. Anche lui è cresciuto ascoltando le stesse canzoni, rincorrendo lo stesso pallone, frequentando gli stessi bar. Ma lui non ha mai sparato. Questo libro parla di quei ragazzi e di un paese, Racalmuto, in provincia di Agrigento, luogo natale di Leonardo Sciascia e sfondo di tante sue opere col nome di Regalpetra. Qui, negli anni Settanta e Ottanta, sono cresciuti insieme ragazzi che, come l’autore, hanno dato vita a un piccolo giornale, una palestra di impegno civile; e altri che invece hanno scatenato una sanguinosa guerra di mafia a partire dalla strage del 23 luglio 1991. Li conosceva Savatteri e diciott’anni dopo li ha cercati e incontrati di nuovo. Il risultato è un serrato faccia a faccia tra l’autore e Maurizio Di Gati e gli altri ex picciotti che, né ricchi né potenti, né famosi né imprendibili, hanno formato l’ossatura agrigentina di Cosa Nostra e oggi, reduci da lutti, galere e latitanze, hanno deciso di parlare. I ragazzi di Regalpetra è un libro sulle scelte che si consumano quando ciascuno attraversa la sua personale “linea d’ombra”. Una lente applicata a un microcosmo che si fa metafora per capire come e perché si imbocca la strada della violenza. Un omaggio non rituale a un maestro come Sciascia. Una storia che “a rileggerla, più che di mafia, sembra una trama di malinteso affetto fraterno”.

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Scorrevolezza della lettura
Contenuti*  
Interesse suscitato
Approfondimento*  
Grado di approfondimento dei temi trattati
Piacevolezza*  
Grado di soddisfazione al termine della lettura
Indicazioni utili
 sì
 no
Commenti*