Il ritorno del principe Il ritorno del principe

Il ritorno del principe

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La presentazione e le recensioni di Il ritorno del principe, saggio di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato. Non è vero che la mafia è quella che si vede in tv, e che i corrotti e i criminali sono una malattia della nostra società. Qui, in Italia, la corruzione e la mafia sembrano essere costitutive del potere, a parte poche eccezioni (la Costituente, Mani pulite, il maxiprocesso a Cosa nostra). Ricordate il "Principe" di Machiavelli? In politica qualsiasi mezzo è lecito. C'è un braccio armato (anche le stragi sono utili alla politica del Principe), ci sono i volti impresentabili di Riina, Provenzano, Lo Piccolo, e poi c'è la borghesia mafiosa e presentabile che frequenta i salotti buoni e riesce a piazzare i suoi uomini in Parlamento. Ma il potere è lo stesso, la mano è la stessa. II libro è questo: racconta il fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. Ci avviamo verso una democrazia mafiosa? Gli italiani possono reagire, è già successo.

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Il ritorno del principe 2008-11-12 07:58:19 graziella landro
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Opinione inserita da graziella landro    12 Novembre, 2008

un immediato risveglio

un sentito grazie all'autore del libro,che ha saputo descrivere magistralmente tanta storia di potere occulto, di mafia,di malaffare del nostro paese......cose che ho sempre conosciuto, ma mai saputo tradurre.

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Il ritorno del principe 2008-09-29 22:58:48 Ivano Basile
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Opinione inserita da Ivano Basile    30 Settembre, 2008

Perché la corruzione e la mafia in questo Paese

Il saggio di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato, scritto sottoforma di intervista in cui il giornalista (Lodato) pone le domande al Pm (Scarpinato), svela le dinamiche dei fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. La lotta (apparente) del bene contro il male, le numerose stragi del braccio armato, i volti impresentabili di Riina, Provenzano. La mafia non è quella che si vede in tv, o meglio quella è soltanto la punta di un iceberg, che storicamente affonda le sue radici nel dna del potere italiano. Da Machiavelli ad oggi, secondo l’opinione degli autori, la democrazia nel nostro paese rappresenta il miglior involucro per la corruzione e la mafia che sembrano essere costitutive del potere, a parte poche eccezioni (la Costituente, Mani pulite, il maxiprocesso a Cosa nostra). E la cinica frase di Machiavelli “Il fine giustifica i mezzi” sembra avere sempre un fondo di verità: in politica qualsiasi mezzo è lecito. Nella parte meno visibile, perché non svelata dal sistema mediatico-informativo italiano, troviamo la ricca borghesia mafiosa e presentabile che frequenta i salotti buoni e riesce a piazzare i suoi uomini in Parlamento. La democrazia finisce con l’assume i connotati di una democrazia mafiosa. Il compito di salvaguardarla non è più affidata ad una visione classica del giornalismo e della sua declinazione in “watchdog”, bensì nel ruolo attivo delle minoranze, nella loro reazione. Finché sarà possibile trovare riparo sotto il grande ombrello della Costituzione italiana, l’ultimo grande scudo a protezione della società civile.

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