Sulla lingua del tempo presente
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La presentazione e le recensioni di Sulla lingua del tempo presente, opera di Gustavo Zagrebelsky edita da Einaudi. «Noi non solo pensiamo in una lingua, ma la lingua “pensa con noi” o, ancor più chiaramente, “per noi”». Nell’Italia di oggi, per fortuna, non vi è nessun ministero della propaganda a forgiare una lingua che influenzi le coscienze, addormenti le resistenze e spinga al pensiero unico; eppure sarebbe difficile negare che il linguaggio usato dalla politica (e dai mass media che ne parlano e informano, o dovrebbero informare, i cittadini) ruota attorno a espressioni, parole, frasi che ricorrono sempre di più, si fanno senso comune, sono spesso udite ma non certo indagate e capite a fondo. Zagrebelsky passa in rassegna tutta una serie di questi “luoghi comuni linguistici”, da «scendere in campo» a «le tasche degli italiani», da «amore» a «Prima Repubblica», da «contratto» a «mantenuti». E denuncia il rischio che, appunto, sia questa lingua a pensare per noi, e che i cittadini vivano immersi, senza rendersene conto, in una rete di significati che, se pure gli sfuggono, nondimeno strutturano la loro esperienza, danno forma alla loro vita politica, in ultima analisi regolano e limitano le loro possibilità di comunicare.
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