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Orfana di mia figlia

Orfana di mia figlia

Saggistica

Autore Morena Fanti

Editore

Casa editrice Pozzo di Giacobbe


"Un libro forte e violento come un pugno sullo stomaco. Violento, come violenta è la mano crudele che cala a ghermirti una figlia di ventiquattro anni prossima alla laurea. Quando muore un figlio la vita si ferma. Muore anche la vita dei suoi genitori, ne devono creare una nuova. Questo non è un romanzo ma una storia vera, la storia di una vita spezzata, anzi di tante vite spezzate. Una famiglia che vive serenamente fino a quando un banale incidente stradale non le ruba la cosa più preziosa: l´unica figlia. L´unica adorata figlia. Morena racconta il suo calvario con lucidità estrema, ci sono pagine di straordinario lirismo in questo libro, intense, crudeli, terribili. Cala un velo negli occhi di quanti hanno perduto una persona cara e quegli occhi non riavranno più la stessa lucentezza. Molti lettori si riconosceranno e si identificheranno in questa storia. Il dramma, il vortice dell´abisso, sentirsi sprofondare giù senza intravedere una via d´uscita. L´annullamento della propria persona, l´abbrutimento fisico, l´apatia, il desiderio di farla finita. E poi lentamente il risveglio, la rinascita, la voglia di dare ancora un senso a questa nostra fragile precaria esistenza. Una testimonianza importante questa di Morena, su un argomento troppo spesso taciuto: la morte. Ma è anche una storia di rinascita e di positività. Uno spiraglio di luce che penetra le tenebre e apre alla speranza. Ed ecco allora che la storia di Morena diventa un documento prezioso da trasmettere agli altri, quasi un manuale che ci insegna come combattere il dolore o almeno imparare a conviverci; ci spiega come riappropriarci della nostra vita, che in fondo vale sempre la pena di essere vissuta" di Salvo Zappulla.

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Opinione inserita da marco scalabrino
27 Dicembre, 2007
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Orfana di mia figlia



di Morena Fanti



edizioni IL POZZO DI GIACOBBE 2007





C’è una sola “semplice” domanda a fondamento di questa sorta di diario/taccuino redatto precipuamente nell’arco di un anno: tra il 5 Novembre 2001 e il 5 Novembre 2002.

Si chiede in buona sostanza, per le quasi duecento pagine, a se stessi, al lettore, a Colui sta in alto lassù, di dare una risposta ad un crudele perché: il perché della morte (e, diamine, al suo cospetto non adoperiamo eufemismi!) di una giovane donna.

E tuttavia, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare considerata la circostanza, i toni non sono quelli della rabbia che ottenebra, della vendetta/rivalsa nei confronti di chicchessia, delle indistinte accuse/invettive al mondo.

La sentenza non lascia adito ad appello:

Il fatto.

Ben arida terminologia che riduce le persone, gli affetti, le intelligenze, l’alito celeste … ad un dossier, ad una cosa, ad un fatto.

Perché dietro quei “fatti” – le vittime della strada nel nostro paese sono ogni anno migliaia e migliaia, sono penose statistiche il cui contatore si incrementa spietatamente ogni giorno – ci sono essere umani: madri, padri, fratelli, figli …

È un “fatto” che Federica sia morta, a 24 anni, il due Ottobre 2001, ad un mese dalla laurea?



Cosa stavo facendo io il due Ottobre 2001?

Cosa è successo quel due Ottobre nel nostro pianeta?

Così, su due piedi non ne ho la più pallida idea; ma di certo, quanto al secondo interrogativo, qua o là nel globo qualcosa di importante sarà accaduto. Quanto poi al primo, francamente, non me ne ricordo; una giornata, dunque, da catalogare alla voce “normale”: rasoio, caffé, automobile, ufficio, pasto veloce, consueto traffico serale, bacio di moglie e figlia, cenetta, televisione, buonanotte. Normale.



Ma non per tutti è stata così “dannatamente” normale! Per taluni, Morena Fanti una fra tutti, l’esistenza d’un tratto si divide in prima e dopo: prima e dopo quella data, prima e dopo quell’evento, prima e dopo quel tragico fatto che ha spezzato, per sempre, la vita loro e quella dei loro cari.

E i giorni del dopo, quelli successivi alla morte di Federica, la figlia di Morena, la sua unica figlia, sono sospesi in una dimensione irreale: l’esistenza non si ferma neanche un istante, non ha rispetto per il dolore di nessuno, fa correre il rischio di diventare “cattivi”.

Assodato però che queste disgrazie non sono causate dalle colpe dei genitori, che la mancanza di Federica provocava così tanta insostenibile sofferenza, che speciali non sono i giorni bensì le persone con cui li viviamo, uscire da noi stessi è il modo migliore per ritrovarci.

E allora, pacata l’impellenza di urlare ad libitum , superato l’impulso di accontentarsi di vivere alla giornata, ecco l’idea di provare a capire come si possa evolvere il dolore, il proposito di rendere pubblico “quel dolore” in modo totale e completo, il progetto di scrivere un libro; questo libro e, a ragion veduta, titolarlo: Orfana di mia figlia.

Un libro-catarsi, un libro-confessione, un libro-redenzione.

Un libro da leggere con incondizionata partecipazione emotiva, con sincero spirito di solidarietà umana, con la acquisita consapevolezza che queste sciagure non capitano esclusivamente agli altri; un libro tramite il quale commuoversi fino alle lacrime, a motivo del quale argomentare sul nostro terreno iter, sui reali valori e sulla destinazione che ciascuno di noi ad esso dovrebbe piuttosto imprimere; un libro che ribadisce, malgrado tutto, che “la vita è un cosa meravigliosa”.



Dicembre 2007

Marco Scalabrino

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Opinione inserita da mariolina la monica
20 Dicembre, 2007
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TRAVAGLIO DI VITA







Intenso, come può essere intenso il dolore. Colmo delle diverse sfaccettature con cui esso si affronta, nelle differenze caratteriali o di stile che contraddistinguono l’individuo. Diverso, in quanto colmo di una verità che schiaffeggia, riportando in molti di noi echi di difficili momenti vissuti. Questo è “Orfana di mia figlia”, il libro-diario di Morena Fanti, che, per certi versi, sconcerta per la lucidità con cui viene affrontata la sofferenza e, tuttavia, apre i nostri cuori ad una grande conquista interiore, al fatto di capire che quando l’uomo rivela il se stesso nascosto, non solo dona, ma ritrova vicino a sé dei fratelli: altre sensibilità attive, altri uomini che, possibilmente, non hanno conosciuto l’identico dolore di Morena, ma sanno, comunque, cosa esso sia e come ti faccia sentire. Uomini che, stimolati dalle sue parole, sono spinti ad amare meglio e a sperare ancora.

Sono convinta che questo libro di Morena Fanti racchiude un magnifica testimonianza che arricchisce tutti noi, e che, soprattutto, esso, col suo canto d’amore e le sue conclusioni finali, sia l’implicito dono di un’esistenza a Federica.



Mariolina La Monica

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