Appunti per il dopo
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La carne, la morte e il diavolo
Qurantasette persone, di varia provenienza politica ed estrazione culturale, più una breve presentazione del libro, che presuppongo scritta dallo stesso elefantino direttore del foglio, il Giornale che porta questo stesso nome, decidono di affrontare il tema della morte, visto come soluzione terminale, alla stessa maniera con la quale, nome più nome meno, hanno affrontato il tema della vita in termini di aborto, nella trascorsa campagna elettorale. Il libro ha per sottotitolo, anzi sopratitolo, visto che è collocato in testa al libro: “La carne, la morte e il diavolo nella letteratura del Foglio”. E davvero quelle sono le carte degli “appunti” sui quali gli autori degli interventi hanno scritto le proprie argomentazioni: “carne, morte, diavolo”, parafrasate dal titolo di un famoso saggio di critica letteraria dell’illustre anglista Mario Praz: “La carne, la morte, il diavolo nella letteratura romantica, pubblicato all’inizio degli anni trenta.
Gioca pesante questa gente de “Il Foglio”, figli o allievi, oppositori o antagonisti della firma culturale più intelligente e moderna dell’Italia contemporanea: Giuliano Ferrara. “Carne” che nasce e che marcisce, giocando con la “morte”, sfidando il “diavolo” umano e divino allo stesso tempo. Ricordi ed impressioni, fantasie e realtà, mito e pregiudizio si intrecciano rincorrendosi nei labirinti della cultura di scrittori diversi per storia personale, credo politico, estrazione sociale ed umana. In maniera tragica o appassionata, umoristica o paradossale, prevenuta o ascetica, tutti hanno cercato di superare, abbattere o penetrare la barriera della incomunicabilità della morte. O di qua o di là, non è possibile essere certi o sfuggire ad un destino che afferra tutti e ci travolge in un mare di incubi o di trascendenza, attraverso metafore e immagini, fatte di sogni ed allucinazioni, intuizioni o premonizioni, esperienze ed epifanie.
Gli stessi titoli degli articoli ci indicano il percorso che accompagna il lettore lungo la strada che si accinge a fare nella lettura: “salto nella luce”, il freddo “oltretomba”, il viaggio con”le valigie in mano”, la “presenza del dopo”, “il posto dell’amore”, il posto di “Amleto”, gli “illitterati dell’ars moriendi”, il “mistero di Facchetti”, chi ha avuto tutto “svelato” e lo “dice”, “il dopo dei dopo”, “il dopo in faccia”, l’aldilà “arbasiniano”, il “dopo che accade giorno dopo giorno”, “il senso del prima e del dopo”, “osiride la guida”, “il dopo alle spalle” , “il coraggio di vivere”, “morte senza un dopo”, fino ad arrivare nella zona di nessuno dove “tra il prima e il dopo c’è il mentre”.
Come si può vedere ce n’è per tutti e per ogni gusto. Basta il titolo per scegliere. E dietro, o meglio sotto, c’è la firma di chi è noto, notissimo, illustre e ignoto. Ma non fa nulla. Tanto, “dopo”, almeno lo spero, saremo tutti uguali da quelle parti. A me basta avere una “livella” e starmene con Totò. A presto rivederci da quelle parti. Tutti, prima o poi. Meglio tardi, comunque... E fate i dovuti scongiuri!









