Il pane di ieri Il pane di ieri

Il pane di ieri

Saggistica

Editore

Casa editrice


La presentazione e le recensioni di Il pane di ieri, saggio di Enzo Bianchi edito da Einaudi. L'angoscia di fronte alla domanda: "che tempo fa ?" è certo piú forte quando un semplice evento atmosferico può distruggere in pochi minuti un anno di lavoro. Allora non è poi cosí strano vedere il parroco del paese incedere nella tempesta, il piviale viola scosso dal vento, fendere l'aria con l'aspersorio dell'acquasanta e implorare con voce ferma Dio di fermare la grandine: "Per Deum verum, per Deum vivum... " In un mondo sempre piú abitato da suoni nuovi e pervasivi è facile perdere, o non udire, le voci antiche che scandivano lo scorrere del tempo: il canto del gallo all'alba, il rintocco delle campane che annunciava momenti lieti o tristi, il grido dell'acciugaio e il richiamo del venditore ambulante di carta da lettere. Suoni quotidiani, destinati a tutti. Il cibo, a ben guardare, oltre che un nutrimento necessario è anche qualcosa di cui si deve "aver cura". La tavola è luogo di incontro e di festa e la cucina è un mondo in cui si intrecciano natura e cultura. Preparare il ragú può diventare allora un momento di meditazione e la 'bogna càuda' un vero e proprio rito in cui gli ingredienti che la compongono rappresentano uno scambio di terre, di genti, di culture. A dispetto di ogni localismo (anche culinario) tutti i cibi infatti, anche i piú nostrani, sono carichi di debiti con l'esterno e con chi, in terre lontane, ha coltivato le materie prime, le ha fatte crescere e le ha raccolte. Dentro ciascuno di questi ricordi, e in tutti quelli che compongono il libro, c'è un senso esatto della vita in cui la memoria personale e individuale sfuma nella storia universale o meglio, senza forzature, si fa memoria collettiva. Sono storie del "tempo che fu " ricche di personaggi singolari, di aneddoti curiosi, di comandamenti nati dalla saggezza popolare e offerti dai padri ai figli, di momenti duri, sofferti e solitari, di volti e di parole che restano a lungo impressi nella memoria. Sono storie piene di amore per la terra. E insieme rappresentano insegnamenti di fede, di amicizia, del vivere insieme, dell'ospitalità. Meditazioni sulla vita, sulla morte, sulla gioia, sulla vecchiaia, e sulla ricchezza della diversità.

Recensione Utenti

Opinioni inserite: 2

Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0  (2)
Contenuti 
 
5.0  (2)
Approfondimento 
 
5.0  (2)
Piacevolezza 
 
5.0  (2)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Scorrevolezza della lettura
Contenuti*  
Interesse suscitato
Approfondimento*  
Grado di approfondimento dei temi trattati
Piacevolezza*  
Grado di soddisfazione al termine della lettura
Indicazioni utili
 sì
 no
Commenti*
 
Il pane di ieri 2011-07-07 06:27:18 Renzo Montagnoli
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuti 
 
5.0
Approfondimento 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    07 Luglio, 2011
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il mestiere di vivere

“Oggi in cui tutto è a breve durata, tutto è , tutto senza memoria; oggi in cui ogni scelta è rimandata e, non appena presa, è revocabile alla prima difficoltà; oggi in cui non si ha nemmeno la percezione che esista un > per ciascuno.”


La vita di ognuno di noi è un dono, venire al mondo è un omaggio, il più grande che ci viene fatto, ma siamo sicuri che proprio per questo la nostra esistenza abbia un senso? Siamo veramente consapevoli che, perché regalata, la vita non si debba imparare? Per quanto possa sembrare strano il fatto che noi procediamo in questo mondo è un dovere, un mestiere non certo agevole e quasi sempre faticoso, il mestiere di vivere, come con grande acutezza definì l’esistenza Cesare Pavese.
Se dopo aver letto Ogni cosa alla sua stagione non mi stupisco più per le straordinarie qualità di Enzo Bianchi, con Il pane di ieri mi ritrovo in ogni pagina, in ogni riga, frutto com’è di una continua pacata riflessione.
E’ certo il libro di chi arrivato a una certa età, diciamo metaforicamente alla stagione autunnale della vita, si volge all’indietro, e non tanto per fare un bilancio, bensì per riannodare il presente al passato, nella prospettiva di un futuro che sarà gratificante quando si sarà verificato che la propria esistenza costituisce un unicum, un succedersi di fatti ed eventi di cui, per lo più, siamo stati artefici.
Emergono così i ricordi, l’unico patrimonio che ci può dare la certezza che abbiamo svolto e che stiamo praticando il nostro mestiere di vivere; fare uscire dalla nebbia del tempo la nostra infanzia e la nostra giovinezza implica però il rischio di un rimpianto, come se, nella nostra primavera, tutto sia stato idilliaco, perfetto, irripetibile. Enzo Bianchi non cade in questo errore, sfumando, ancora prima di scrivere, immagini e memorie che, se da un lato possono anche indurre a un garbato entusiasmo, dall’altro trovano onnipresenti le difficoltà inevitabili che si incontrano nell’esistenza, tanto più marcate in un periodo post bellico di grande miseria, in un ambiente, quale quello contadino del Monferrato, chiuso, a volte gretto, altre invece fecondo di umana solidarietà quale solo è possibile trovare tra la povera gente. Ed è così che ai comandamenti delle tavole consegnati a Mosè se ne aggiungono altri quattro, frutto di una coscienza sociale, tramandata di padre in figlio, ma che nella loro apparente semplicità sono i cardini dell’insegnamento del mestiere di vivere: “Fa il tuo dovere, crepa, ma va avanti!”, elogio quindi del dovere, obbligo a cui mai venir meno, temperato tuttavia da un “Non esageriamo!”, che richiama all’indispensabile senso della misura; “Si tratta di non prendersela” , un invito, a fronte delle disavventure, a non lasciarsi abbattere, e infine “Non mescoliamo le cose!”, una versione più pratica e adatta a molti usi del celebre detto di Gesù “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Principi saldi, quindi, frutto di generazioni che si sono succedute in quelle colline di viticultori, sperimentati, applicati e appunto insegnati ai successori perché basilari per esercitare il mestiere di vivere.
Nel leggere questo libro, che potrei definire un saggio sul come vivere la vita, fatto di tanti capitoletti per lo più abbastanza brevi, si scoprono virtù antiche, presenti per tanti secoli e poi di colpo scomparse, con la fine di quella civiltà contadina di cui un altro scrittore che amo tanto, Ferdinando Camon, ha scritto così bene.
Tuttavia, Enzo Bianchi, in questo suo ripercorrere la propria esistenza, in questo estrarre ciò che conta e metterlo per iscritto con disarmante semplicità, ma con altrettanto notevole efficacia, ci trasmette una lezione di vita, senza imporcela, anzi suggerendocela, che non potrà non lasciare indifferente il lettore, sia che si tratti di un credente che di un ateo. Il suo è un immaginario dialogo con chi leggerà, una serie di riflessioni coinvolgenti, a cui lasciarsi andare, certi che alla fine ci sentiremo pervasi da quella grande serenità che è propria dell’autore.
Spesso è una parola abusata,ma credetemi se vi dico che Il pane di ieri è un autentico capolavoro.


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Ogni cosa alla sua stagione, di Enzo Bianchi
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il pane di ieri 2009-03-23 21:06:20 Valentina
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuti 
 
5.0
Approfondimento 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Opinione inserita da Valentina    23 Marzo, 2009

Il pane di ieri...è buono domani

Un libro per riscoprire in semplicità i piaceri della tavola, della condivisione e la gratitudine per la propria terra e per la propria famiglia che trasmette i valori.

Racconti pieni di sapori, emozioni e colori...quasi una guida alla buona tavola ed al lieto vivere, ciò che serve oggi!

Un libro davvero per tutti, di una semplicità immensa ed allo stesso tempo di una profondità toccante. Bello, bello, bello.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
01
Segnala questa recensione ad un moderatore