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Il disagio della civiltà

Il disagio della civiltà

Saggistica

Autore Sigmund Freud

Editore

Casa editrice Piano B edizioni


La presentazione e le recensioni di Il disagio della civiltà, saggio di Sigmund Freud. Il Freud psicoanalista della civiltà dà vita a un’analisi pessimistica, dura e spietata: la promessa di felicità,il miraggio su cui la società moderna poggia la propria superiorità e perfezione, è destinata a rimanere nient’altro che una promessa. Anzi, è proprio lo sviluppo della civiltà, con le sue norme,divieti e permessi, a comprimere l’individuo negando quella felicità a cui ognuno aspira. Arte, religione e scienza si rivelano enormi monoliti istituiti dalla civiltà per arginare le forze primordiali e le pulsioni che agitano l’uomo. In una società dove l’uomo è in apparenza pienamente libero di autodeterminarsi, dove sesso e ostentazione di forza imperversano incontrastati, quest’opera potrebbe apparire ingenua o inattuale. Ma la nostra civiltà ha preso un’altra e più sofisticata direzione: la civiltà odierna, uguale a quella di un secolo fa, è impegnata a fornirci strumenti per rendere più tollerabile il compromesso con la nostra dimensione perennemente svuotata e inappagata. Ed è in tal senso che è possibile scorgere la raffinata attualità di quest’opera: nella misura in cui l’esasperazione dei consumi, del sesso, l’idolatria di tecnica e denaro appaiono oggi come i moderni surrogati che la nostra civiltà mette a disposizione. Nient’altro che un enorme sedativo per “anestetizzare” l’infelicità umana.

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Il disagio del disagio

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LucianaR. Opinione inserita da LucianaR.
26 Aprile, 2011
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Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 2011
1 persone su 1 hanno trovato questa recensione utile

In quest'opera Freud propone il disagio come dimensione indispensabile dell'esistere, l'unica dimensione umana capace di arginare il desiderio e incanalarlo verso mete diverse dalla soddisfazione immediata. Questo consente non soltanto sublimazione, ma anche riflessione; dunque il disagio è fondamento di coscienza.
Questa scomoda categoria, di cui il nome stesso "disagio" esprime la difficoltà, è conseguenza di quell'altro fenomeno, apparentemente scomodo, che nel linguaggio freudiano si pronuncia "castrazione". Castrazione ovviamente simbolica, che è premessa fondativa di qualsiasi regola del vivere civile.
Il disagio è allora veramente una condizione umana non da sopportare ma da assumere consapevolmente; il fatto è che, oggi, è proprio il disagio a essere a disagio e non si assiste ad altro che a una profonda involuzione del desiderio e, dunque, dell'umano, verso il baratro dell'immediatezza del godimento e dell'adesione alla letteralità delle cose.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto... L'Io e l'Es (S. Freud)
 

Sicurezza in cambio di felicità?

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4 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

E'imbarazzante esprimere un parere personale di un saggio freudiano, considerato che il pensiero dell'autore si colloca, a prescindere dai diversi punti di vista e dalle correnti di pensiero attuali che ne constituiscono lo sviluppo, come uno dei fatti fondanti la cultura occidentale contemporanea, ovvero il modo di pensare e di vivere di noi tutti.
"Il disagio della civiltà" viene pubblicato nel 1930 e rappresenta una delle opera della maturità di Freud. Anche per questa ragione il volume rappresenta una testimonianza della concezione del mondo freudiana, resa possibile da una ormai avanzata assimilazione dei concetti psicoanalitici, adesso applicati per interpretare il cambiamento sociale e culturale in atto tra fine Ottocento e Novecento.
Il disagio della civiltà rappresenta il prezzo pagato dall'Occidente moderno e civilizzato che, se da un lato è riuscito a contenere la pulsione di morte e quindi riesce a garantire meglio l'ordine sociale, è del resto sempre più esposto al senso di colpa e di fatto ha barattato, una volta per tutte, sicurezza in cambio di libertà di espressione personale e quindi di felicità.
Il punto di vista è, evidentemente, interessante e ancora oggi attuale.
Solo una domanda sorge inquietante: gli anni della pubblicazione del libro sono gli anni Trenta, quindi gli anni dei grandi totalitarismi dell'Europa, preludio alla catastrofe di una nuova guerra e alle persecuzione etniche e razziali. Forse che la diagnosi di Freud sia troppo ottimistica? non è che forse la "civiltà" del Novecento, oltre a contenere i germi della più spietata violenza e follia omicida, abbia anche tolto le speranze, le utopie e il desiderio di creatività ed espressione del genere umano?

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto... interessante per conoscere la visione del mondo e dell'uomo freudiana, al di là degli aspetti prettamente psicoanalici del suo pensiero.
 
 
 

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