L'arte di essere felici L'arte di essere felici

L'arte di essere felici

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La presentazione e le recensioni di L'arte di essere felici, opera di Seneca edita da Newton Compton. Una condizione di beatitudine così profonda che non si può nemmeno esprimere a parole, che si può solo sperimentare: un attimo che racchiude l’eterno e l’infinito. È la felicità il tema del De vita beata, un mirabile vademecum del pensiero di Seneca. In questo dialogo, dedicato al fratello Anneo Novato, il filosofo latino mostra che solo il saggio può raggiungerla. Distaccandosi dalle passioni terrene, egli diventa imperturbabile, al punto da non temere neanche la morte. Certo, è una strada difficile e piena di ostacoli, ma non impraticabile. Perché non nel piacere, che è meschino, servile, debole e caduco, ma nella virtù risiede la sola vera felicità.

Lucio Anneo Seneca nacque a Cordova, in Spagna, intorno al 4 a.C. Avviatosi verso un ideale ascetico di vita, da cui lo distolse il padre, abbracciò la carriera forense e la vita politica prima sotto Caligola, poi sotto Claudio e infine sotto Nerone. Ricchissimo, fu oggetto di aspre critiche e venne anche citato in giudizio. Nel 65, coinvolto nella congiura di Pisone, si tagliò le vene. Di Seneca la Newton Compton ha pubblicato, con testo latino a fronte, L’arte di essere felici e vivere a lungo, L’arte di non adirarsi e Tutte le tragedie.

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L'arte di essere felici 2013-05-16 08:05:51 Yoshi
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Yoshi Opinione inserita da Yoshi    16 Mag, 2013
Ultimo aggiornamento: 16 Mag, 2013
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Riflessione di una NON filosofa

Ho iniziato a leggere questo libro non sapendo cosa aspettarmi, nonostante il titolo sembri abbastanza esaustivo.
Premetto che io amo i libri che fanno riflettere, che mettono nella condizione di pensare, consolidare o modificare opinioni e che possono creare anche dibattici costruttivi.
Quindi per me questo è un gran libro e ringrazio la mia amica Valentina che me l’ha regalato.

“Non c’è dunque nulla di peggio che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che precedono, perché essi ci portano non dove dobbiamo arrivare, ma dove vanno tutti..”

“Accettiamo quindi con animo forte tutto ciò che c’impone la legge stessa dell’universo: a questo impegno siamo chiamati, come da giuramento: ad accettare il nostro stato mortale e a non lasciarci turbare da ciò che non ci è dato evitare. Il nostro è un mondo di schiavitu: il solo modo per uscirne è l’ubbidire a Dio: è questa l’unica, possibile liberta.”

Ovviamente credo la parola Dio sia interpretabile.
C’è chi lo chiama Divino, chi lo chiama anima, chi natura e via dicendo.
A me piace pensare che il divino siamo noi, collegamento continuo tra esseri umani, natura e animali.

Ho trovato conforto in alcune frasi, dove fa capire che il male comune è quello di seguire la massa e non la propria natura, concetto fondamentale che si capisce solo ad una certa età e con una certa maturazione.
Questa grande verità scatena un senso di adeguatezza e serenità ed è anche per questo che ho apprezzato questo libro.
Altre sue affermazioni stridevano come unghie grattate sulla lavagna e mi hanno fatto storcere un po' il naso e a volte sorridere.
Quando parla di rinuncia del piacere, inteso da lui come piacere sessuale ma credo sia estendibile a qualsiasi tipo di piacere terreno.
Questo mi ha fatto riflettere per due motivi che sintetizzerò:
1)Rinuncia equivale a infelicità quindi già ci si allontana dalla meta.
(mettersi in dieta è l’esempio più semplice: rinunci ai dolci e questi ti appaiono come prelibatezze cui non puoi rinunciare e questo è applicabile a qualsiasi cosa).
2)E’ stato molto bravo a mettere le mani avanti, premettendo che lui è un benestante e quindi un peccatore.
Tendo sempre a diffidare di chi parla ma non si applica.
Semplicemente perché credo sia doveroso poter parlare di una cosa e averla anche provata.
Sennò, sono filosofa anche io….
Faccio un esempio: "So che per essere felici bisogna rinunciare al piacere, lo so perchè è così. Ma siccome sono ricco e non posso farci nulla è inevitabile che il piacere mi arrivi fra le mani. Ma voi, siate più bravi di me, rinunciate al piacere perchè così sarete felici".

Nonostante mi sia piaciuto, l'ho letto d'un fiato, ne ho parlato, discusso e mi ha fatto riflettere, devo ammettere mi ha regalato un po di tristezza perché è come se, nel complesso, avesse limitato la possibilità di essere felici a qualcosa di trascendentale.
Ed è una grande bugia!
A parte questo è un bel libro da leggere, offre spunti di riflessione ed è attuale.

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L'arte di essere felici 2013-04-19 14:09:00 cuspide84
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cuspide84 Opinione inserita da cuspide84    19 Aprile, 2013
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LA RICERCA DEL SOMMO BENE

Penserete "Oddio no, un classico latino no per carità!!!"; in effetti devo dire che il mio primo pensiero non si è discostato molto da questo, ma, mi sono detta che non poteva essere così terribile leggere questo libro, così breve, così economico.... così... curioso; beh insomma non poteva di certo essere peggio di quando mi ritrovavo paragrafi di Seneca da tradurre nei compiti in classe di latino!!!!

Ebbene avevo ragione!!

Se avessi letto queste stesse parole senza sapere chi ne fosse l'autore, mai e poi mai avrei detto che l'opera in questione fosse stata scritta nel lontano 4 a. C.

Leggendo i paragrafi in cui si divide l'opera del precettore, nonchè consigliere, di Nerone, sembra di trovarsi di fronte a pensieri relativi alla società odierna; difficile pensare e credere che queste opinioni siano riferite ai romani dell'epoca: sono talmente attuali e talmente veritiere che sembrano essere state scritte l'altro giorno. Seneca odiava le persone che seguivano la massa, che non avevano una loro personalità, che si nascondevano dietro all'ombra dei più forti per paura di esprimere la propria opinione, per codardia e per mancanza di forza interiore; era un po' una mosca bianca o una pecora nera se preferite; un filosofo atipico, un saggio che all'epoca non era propriamente ben visto; in effetti basta pensare alla fine che fece...

Assolutamente da leggere, se vi capita e se vi piace trovare piccole perle di saggezza, questo libricino fa per voi!!!

"Non c'è nulla di peggio che seguire il gregge di coloro che ci precedono, perchè essi ci portano non dove dobbiamo arrivare, ma dove vanno tutti"

"Tanto folta è la schiera degli adulatori, quanto lo è quella degli invidiosi"

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