Saggistica Scienze umane Sguardi sul mondo attuale
 

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Sguardi sul mondo attuale

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La presentazione e le recensioni di "Sguardi sul mondo attuale", saggio di Paul Valéry edito da Adelphi. Questo libro, dedicato «in modo particolare alle persone che non hanno sistemi e sono fuori dai partiti» – e che dunque «sono ancora libere di avere dubbi su ciò che è dubbio e di non rifiutare ciò che non lo è» –, parla di un «mondo attuale» negli anni fra le due guerre, ma ciò che di quel mondo esso coglie appare ancora più evidente nel 1994. Valéry era dotato di una sorta di sguardo-laser, rivolto innanzitutto all’osservazione della mente; a volte, però, con suprema civetteria, sembrava, quasi casualmente, dirigerlo verso il mondo – e i risultati non erano meno impressionanti. Elaborato nei dintorni di una catastrofe, il libro registra molti di quegli spostamenti epocali nelle nozioni di «Europa», «civiltà», «storia», «tecnica», «politica», «libertà», «progresso», che oggi più che mai ci assillano; eppure lo fa ogni volta con leggerezza e con micidiale nonchalance («L’Europa aspira palesemente a essere governata da una commissione americana. Tutta la sua politica è orientata in questo senso» leggiamo per esempio in un passo del 1927). Poche letture hanno al pari di questa il potere di snebbiare lo sguardo su fatti enormi che ci circondano e si insinuano in ogni dettaglio della nostra vita. E poche hanno il pregio di una prosa altrettanto precisa, elegante e asciutta. Mai tradotto finora in italiano, Sguardi sul mondo attuale apparve in versioni diverse fra il 1931 e il 1945 – e include pagine che risalgono al 1895. Valéry lavorò fino ai suoi ultimi giorni a una nuova edizione di questo libro, del quale perciò si può dire che lo accompagnò per tutta la vita.

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Sguardi sul mondo attuale 2011-06-26 20:43:07 Rosaliaa
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Rosaliaa Opinione inserita da Rosaliaa    26 Giugno, 2011
Ultimo aggiornamento: 04 Aprile, 2012
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Lo sguardo miope di Valéry

Valéry si definiva uno spirito anarchico e ha sempre rifiutato l'impegno politico, accusando ogni partito di quella propaganda che “combine les sentiments et les syllogismes” laddove c'era invece richiesta di fatti e concretezza. E a questo punto noi ci aspetteremmo che il poeta si dimostri osservatore lucido dei problemi del suo tempo e fermo critico, a tratti profeta. Ma dietro quella prosa salda e virtuosa che stenta a tirar fuori i contenuti, i fatti non si rivelano e le idee del padre di Monsieur Teste si scoprono vuote, banali, tanto inconsistenti che è naturale chiedersi se l'autore non ci stia prendendo in giro. Infatti, il poeta di Sète (città, ricordiamo, di Georges Brassens) era senza dubbio una mente tra le più brillanti: i lunghi discorsi di Monsieur Teste erano tra i più cervellotici della letteratura francese, le poesie, neanche a dirlo, tra le più ardue e raffinate. Non mi capacito della mancanza di lucidità, di approfondimento e, in primo luogo, dell'adesione a luoghi comuni e stereotipi della peggior mente borghese (supera di gran lunga De Gaulle!) per quel che riguarda le pecurialità dei francesi, false e banali e leggermente nazionaliste. Non mi resta che fingere che il Valéry saggista non sia mai esistito.

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