Vagamondo
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Saggistica
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Vagamondo, neologismo preso in prestito da Paul Morand, sta a indicare il piacere del viaggiare e il gusto del raccontare, gli intrecci fra la storia e la memoria, i luoghi e il tempo. E, naturalmente, gli incontri, gli scontri e i confronti, che da tutto questo derivano. Costruito come un personalissimo diario intellettuale, ciò che lo guida è un’idea di eccentricità e/o di diversità rispetto a quanto ci circonda. Che si tratti dell’ultima colonia del XX secolo, Gibilterra, del medioevo meccanizzato che ha in Afghanistan il suo luogo deputato della spiaggia, di Alang, nel Gujarat, dove l’India demolisce e ricostruisce sé stessa, è sempre questo elemento di unicità a farla da padrone. Allo stesso modo, in una dimensione più intima e più privata, il rapporto fra il paesaggio e chi in qualche modo ha finito con l’incarnarlo, permette la costruzione di una particolare geografia sentimentale: il Kenia di Karen Blixen, la pampa del gaucho Güiraldes, l’Irlanda dolce e disperata di James Joyce e di Bobby Sand, la Fiume dannunziana, la casa-museo che Johan Soane costruì a sua immagine e somiglianza…
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