Diario per mio figlio
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Saggistica
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La presentazione e le recensioni di Diario per mio figlio, opera di Dana Canedy edita da Rizzoli. Il 14 ottobre 2006 il sergente Charles King muore a Baghdad, ucciso da una bomba. Gli mancano due settimane al congedo. Ha quarantotto anni. Suo figlio Jordan ha sei mesi. Il diario che ha scritto per lui nel deserto conta duecento pagine. Sono cifre aride di una tra le migliaia di disgrazie della guerra irachena, ma dietro c’è un’umanissima storia di dolore e di speranza. È la moglie di Charles, Dana, a raccontarla, in un libro che raccoglie le pagine scritte da Charles; e le arricchisce con la propria testimonianza del loro amore, della vita in comune, dell’avventura di desiderare un figlio nonostante i chilometri, le incertezze, la paura. E così, questa è la storia dell’illustratore che voleva entrare nell’esercito e della ragazza di periferia che mai avrebbe pensato di potersi innamorare di un militare. Ma è anche l’eredità di un padre che vorrebbe accompagnare il figlio nella vita e fargli sapere, nonostante tutto, com’è stato il primo bacio, come si corteggia una ragazza, perché ha vissuto il proprio lavoro come una missione. “Sii umile quando ottieni buoni risultati, lavora con più impegno di chi ti sta accanto, e ricorda che anche i maschi possono piangere.” Jordan conoscerà solo attraverso le foto il viso dell’uomo che gli ha scritto questo messaggio, l’uomo che teneva le sue ecografi e nella tasca dell’uniforme. Ma nelle pagine dense di sincerità e tenerezza di Dana potrà comunque incontrarlo. E dalle parole di suo padre e di sua madre, allacciate in questa lunga lettera d’amore, imparerà – e i lettori con lui – che una vita persa ha valore quando si sa raccogliere e portare avanti il suo messaggio.
Dana Canedy è stata per dodici anni reporter e poi giornalista per il “New York Times”, dove attualmente è senior editor. Insieme ad altri colleghi della testata nel 2001 ha vinto il Premio Pulitzer per un’inchiesta dal titolo “How Race Is Lived in America”.
Dana Canedy è stata per dodici anni reporter e poi giornalista per il “New York Times”, dove attualmente è senior editor. Insieme ad altri colleghi della testata nel 2001 ha vinto il Premio Pulitzer per un’inchiesta dal titolo “How Race Is Lived in America”.
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