Esuli
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Gianni Oliva ripercorre la vicenda degli italiani esuli nel suo insieme, dalla fine della Prima guerra mondiale a oggi, in un libro ricco di immagini inedite. Dall'annessione dell'Istria e della Dalmazia, all'occupazione italo-tedesca della Jugoslavia (1941-43), dai bombardamenti alleati di Zara e di Fiume fino all'occupazione di Trieste nel 1945 da parte delle truppe di Tito e gli infoibamenti. Nella seconda parte, il libro testimonia la successiva esperienza dell'esodo: le partenze da Pola e dall'Istria, lo svuotamento dei villaggi, i documenti relativi alle opzioni di nazionalità, gli incidenti di Trieste del 1953, la "slavizzazione" dell'Istria e della Dalmazia. L'ultima parte illustra i campi profughi e la precaria sistemazione dei giuliano-dalmati in un'Italia impoverita dalla guerra e poco sensibile a un dramma che ne ricordava la sconfitta: immagini di vita famigliare e di vita sociale, sullo sfondo di reticolati e di strutture fatiscenti sparse in ogni regione italiana. Conclude il volume l'immagine del concerto diretto da Riccardo Muti il 13 luglio 2010 in piazza Unità d'Italia a Trieste, alla presenza di Giorgio Napolitano e dei presidenti di Slovenia e Croazia, promessa di una ricomposizione delle diverse "memorie".
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Esuli
Un testo che tratta in maniera approfondita la tragedia degli italiani di Istria, Fiume, Dalmazia, esuli e infoibati, partendo, con alcuni cenni, dal crollo dell'Impero Romano d'Occidente e successivo rimescolamento di popoli e progressive “italianità” e “slavizzazione”. Poi l'Impero Asburgico, Regno d'Italia, Grande Guerra e Seconda Guerra Mondiale che ha dato il definitivo volto a quelle terre.
Il libro di Gianni Oliva è denso di riferimenti bibliografici all'argomento, analizza cronologicamente molto bene gli sviluppi della situazione, soprattutto dal regime fascista in poi e dà grande spazio all'esodo e ai profughi. Ricco di documentazioni fotografiche fa luce su una parte di storia d'Italia che non conoscevo così approfonditamente anche perché per decenni nascosta. Interessantissimo.
Una tragedia che fa orrore, quello che ha subito la comunità italiana; l'eccidio di migliaia e migliaia di uomini gettati nelle foibe e la persecuzione di quelli rimasti. Altri crimini di guerra, quelli compiuti dagli Jugoslavi, mai puniti. L'esodo, l'abbandono delle case, la perdita della memoria, di un pezzo della propria vita passata, la scomparsa di riferimenti di un'intera comunità.
Resto convinto che il regime fascista, con la persecuzione della comunità slovena e croata, il duro, ma maldestro tentativo di “slavizzazione” della regione Dalmato-giuliana e soprattutto con i crimini compiuti, al pari dei nazisti, in terra Jugoslava (rastrellamenti, rappresaglie sui civili), allontanando definitivamente la percezione di “italiani, brava gente”, abbia seminato quel vento di odio che ci ha fatto raccogliere questa tempesta ed è come minimo fuori luogo e da smemorati storici che in prima fila oggi a ricordare i martiri delle foibe ci siano proprio i nipotini neo-fascisti di quella “brava gente”.









