Jihad nei Balcani Jihad nei Balcani

Jihad nei Balcani

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La presentazione e le recensioni di "Jihad nei Balcani. Guerra etnica e al-Qa'ida in Bosnia (1992-1995)", saggio di John R. Schindler pubblicato da Editrice Goriziana. Il conflitto bosniaco del 1992-1995 è stato ampiamente travisato in Occidente... fino ad ora. In Jihad nei Balcani. Guerra etnica e Al-Qa'ida in Bosnia, 1992-1995, John R. Schindler - docente di strategia al Naval War College ed ex analista ed ufficiale di controspionaggio del National Security Agency - riesamina la guerra in Bosnia, chiarendo il suo ruolo centrale nello sviluppo del terrorismo radicale islamico. La verità a lungo nascosta è che la Bosnia negli anni Novanta ha svolto per al-Qa'ida lo stesso ruolo di quello svolto dall'Afghanistan negli anni Ottanta, offrendo un campo di battaglia dove i mujaheddin potessero imparare a condurre la guerra santa. Schindler spiega come Osama bin Laden abbia sfruttato il conflitto bosniaco per i propri fini e l'allarmante entità del sostegno accordato dal governo statunitense ai mujaheddin bosniaci - proprio come era stato fatto con i mujaheddin afghani. La ripetizione degli errori dell'Afghanistan ha contribuito a un contraccolpo di proporzioni epiche. Khalid Sheikh Muhammad (il cervello dell'11 settembre) e due dei piloti dirottatori erano veterani della jihad bosniaca. Jihad nei Balcani rappresenta finalmente una tappa, avvincente e meticolosamente documentata, per l'apprendimento delle lezioni impartite dalla Bosnia, che non può che essere d'aiuto nella lotta perdurante contro gli estremisti musulmani e la loro jihad globale.

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Jihad nei Balcani 2009-10-24 11:54:06 antonio
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Opinione inserita da antonio    24 Ottobre, 2009

madrasse

se ne consiglia la lettura unitamente al libro MADRASSE PICCOLI MARTIRI CRESCONO TRA BALCANI ED EUROPA che ha riferimenti diversi al testo nella sua versione originale americana.

ae

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testi sul pericolo terrorismo islamico
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Jihad nei Balcani 2009-07-21 18:33:39 prupitto
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prupitto Opinione inserita da prupitto    21 Luglio, 2009
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Jihad nei Balcani

L'autore-docente di Strategia al Naval war College ed ex analista della NSA-esamina in modo ampio e sistematico il ruolo che l'integralismo musulmano ha avuto sia nella genesi della Repubblica bosniaca che nella diffusione del terrorismo internazionale.Il panislamismo si diffuse nei Balcani sia grazie ai Fratelli musulmani-sorti nel 1928 grazie a Hassan al-Banna-sia grazie ai Giovani musulmani nati nel 1941 che diedero un contributo di rilievo durante la seconda guerra mondiale collaborando con la Gestapo e esortando i propri affiliati a divenire membri della XII Divisione volontari di montagna delle Waffen SS. Durante la dittatura titina,numerose liberta' della minoranza musulmana furono profondamente ridimensionate e i Giovani musulmani furono considerati un gruppo terroristico con forti legami in Iran e Sudan. Proprio allo scopo di prevenire le modalita' eversive dei Giovani musulmani,il KOS-il servizio segreto militare di controspionaggio titino-si infiltro' nei gangli vitali della organizzazione musulmana ed in particolare nell'SDA la piu' importante organizzazione politica musulmana fondata da Izetbegovic la cui principale finalita' consisteva nella creazione di una Bosnia musulmana sulla base dei principi politico-religiosi dell'integralismo panislamista. Dopo la fine del comunismo titino,allo scopo di realizzare questo ambizioso progetto,Izetbegovic ristrutturo' l'SDA secondo una modalita' organizzativa simile a quella leninista, servendosi delle moschee come avamposto per reclutare,attuando una guerra psicologica rivolta all'Europa e agli Usa volta a camuffare la vera natura integralista del suo programma politico ,istituendo nel 1991 la Lega patriottica -formazione paramilitare- ,il servizio segreto-denominato MOS-ed infine l'organizzazione nota come ALLODOLE finalizzata alla eliminazione degli oppositori presenti all'interno del partito. Sotto il profilo delle alleanze politiche e finanziarie, queste furono ampliate durante la guerra bosniaca e presero forma attraverso la criminalita' organizzata-in particolare con Prazina e Tapalovic-, collaborando attivamente con la VEKAK iraniana , con Hezbollah,con il Gruppo islamico egiziano, la GIA algerina e il Centro islamico di Milano,ma soprattutto con Bin Laden e la Lega musulmana servendosi di ONG e di banche di copertura. L'agit-prop promosso da Izetbegovic-e dall'Iran- fu di tale efficacia da consentirgli di avere il sostegno attivo della amministrazione Clinton e della DIA,della BND,dell'Onu-con l'eccezione del comandante Mackenzie e Morillon-e di gran parte degli analisti americani(fra i quali Roy e Esposito) che non compresero la reale natura della progettualita' politica dell'SDA gettando in tal modo le premesse per il consolidamento e la diffusione del terrorismo islamico. Solo fra il 1995 e il 1997-poco dopo gli accordi di Dayton e il fallito attentato a Giovanni Paolo II- l'intelligence -ed in particolare il SISMI con l'operazione “Sfinge”e la DGSE dopo gli attentati della Gia in Francia-incomincio' a prendere coscienza di come la Bosnia musulmana fosse diventata la principale esportatrice del terrorismo islamico sia in Europa,sia in Russia-in particolare in Cecenia-sia infine in America. A tale riguardo,dopo l'11 settembre l'intelligence americana accerto' senza alcun dubbio che ben tre terroristi -fra cui l'addestratore Zammer-avevano ricevuto una preparazione militare proprio in Bosnia .Ebbene,proprio per la natura proteiforme di Al Qa'ida l'offensiva europea e americana dovra'-secondo l'autore-costruirsi a partire da una dimensione strategica che non escluda nessuna opzione.

GAGLIANO GIUSEPPE

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