La Germania di Weimar
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Saggistica
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La trama e le recensioni di La Germania di Weimar, saggio di Eric D. Weitz edito da Einaudi. Un quadro completo ed esaustivo dei quattordici anni della repubblica di Weimar, con le sue molte luci e le sue altrettanto numerose zone buie. La Repubblica di Weimar è stata a lungo dipinta solo come un momento di passaggio, una drammatica parentesi tra la Grande Guerra e il Terzo Reich. In realtà, fu molto di piú. Il sistema di democrazia parlamentare che seppe realizzare fu sorprendente: non solo perché nacque pochi mesi dopo la fine di un conflitto mondiale da cui la Germania era uscita sconfitta e gravata da quanto stabilito nel Trattato di Versailles, ma, soprattutto, per la portata delle trasformazioni politiche, sociali e del costume che la contraddistinsero. Alle riforme di welfare si accompagnò una vivacità intellettuale e una creatività che fecero in particolare di Berlino una capitale mondiale dell'arte d'avanguardia: da Essere e tempo di Martin Heidegger all'Opera da tre soldi di Bertolt Brecht, da Metropolis di Fritz Lang alle realizzazioni del Bauhaus di Walter Gropius, da Erich Mendelsohn a Bruno Taut, da August Sander a Laszlo Moholy-Nagy, la letteratura, l'architettura, il cinema, la fotografia e la filosofia furono illuminati da personalità le cui opere sono divenute capisaldi della cultura occidentale del Novecento. Con una narrazione calibrata e sempre avvincente, Weitz fa rivivere quel periodo di radicali contrapposizioni, con l'ausilio di documenti istituzionali, articoli giornalistici e testimonianze dirette corredati da immagini e fotografie. Ne emerge un quadro completo ed esaustivo dei quattordici anni della repubblica, con le sue molte luci e le sue altrettanto numerose zone buie. Alle conquiste della democrazia e al fervore culturale, infatti, fecero da contraltare la frammentazione politica, il gioco delle alleanze parlamentari, gli interessi di parte e l'incapacità di governare il cambiamento e i suoi effetti. Nelle pieghe di quella società prosperarono l'idea della purezza della razza e i germi dell'intolleranza e dell'assolutismo. Oggi, a quasi un secolo di distanza, la Germania di Weimar «deve» continuare a parlarci: ed è utile, anzi necessario, ascoltare, proprio perché, ci dice Weitz, «tutti sappiamo come andò a finire».
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