Nel mare ci sono i coccodrilli Nel mare ci sono i coccodrilli

Nel mare ci sono i coccodrilli

Saggistica

Editore



La presentazione e le recensioni di Nel mare ci sono i coccodrilli, opera di Fabio Geda edita da Baldini Castoldi Dalai. Prendete un bambino che non sa quando è nato. Immaginate che abbia un sorriso gentile e malinconico e una nutrita dose di ironia, e che intorno ai dieci anni cominci un viaggio verso qualcosa che non conosce, alla ricerca di un posto qualunque in cui crescere. Mettiamo che questo bambino sia nato nella provincia di Ghazni, nel Sud-est dell’Afghanistan, che appartenga all’etnia hazara, quella dai tratti mongolici, perseguitata da pashtun e talebani, e che il suo viaggio lo porti ad attraversare, oltre alla propria nazione, il Pakistan, l’Iran, la Turchia e la Grecia, per trovare, dopo cinque anni spesi in strada tra lavori improbabili, speranze impreviste e momenti drammatici, una casa e una famiglia in Italia. Se questo giovane afghano, che oggi ha vent’anni, avesse voglia di raccontare la propria storia a qualcuno che accetti di scriverla, che sappia farsi permeare dalle sue parole, masticando ricordi nel tentativo di restituirli al lettore con la stessa forza narrativa di un romanzo, rispettandone lo sguardo e le verità, e se incontrasse Fabio Geda, ecco che, allora, il risultato sarebbe questo libro. Un tentativo entusiasta e dialogico di ricucire i pezzi di una vicenda personale, quella di Enaiatollah Akbari, strappati via dagli eventi drammatici della nostra storia recente, tra Medio Oriente e Occidente. Brandelli di voci, di visi, di avvenimenti sparsi nelle stanze della memoria dall’incedere della vita. In un viaggio, cartina alla mano, che Enaiatollah Akbari ripercorre anche quando dimenticare sarebbe più semplice, e che racconta, ri-racconta, soprattutto a se stesso, ma con la speranza che tutti lo ascoltino.

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2012-03-23 21:34:45 leggere libri
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leggere libri Opinione inserita da leggere libri    23 Marzo, 2012
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Nel mare ci sono i coccodrilli

Questa è la storia di un bambino, Enaiatollah, nato in Afghanistan
Racconta lo strazio di una madre che vede nell'abbandono del figlio l'unico modo per salvargli la vita; un tragico atto d'amore ...
Enaiatollah rimane solo e comincia una prematura vita da adulto e da clandestino.Un libro stupendo che propone problematiche molto attuali, come quella dell'immigrazione; aiuta a comprendere meglio la sofferenza di queste persone e magari ci aiuta anche a essere più tolleranti. Molto educativo: andrebbe fatto leggere nelle scuole, a tutti quei ragazzi devastati dal consumismo.
Un viaggio della speranza tentato da milioni di esseri umani...
Davvero molto coinvolgente!!

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2011-06-02 14:38:51 lasuggeritrice
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lasuggeritrice Opinione inserita da lasuggeritrice    02 Giugno, 2011
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Le parole sono un guscio...

«Se parli direttamente con le persone trasmetti un'emozione più intensa, anche se le parole sono incerte e la cadenza è diversa; in ogni caso, il messaggio che arriva assomiglia di più a quello che hai in testa, rispetto a quello che poterebbe ripetere un interprete, perché dalla bocca dell'interprete non escono emozioni, escono parole, e le parole sono solo un guscio.»

Immagino che questo ragazzino non avrebbe potuto scrivere da solo la sua storia per un ostacolo linguistico, ma la "pecca" di questo libro molto bello e di questa vicenda agghiacciante e commovente per me sta lì, c'è una dolce freddezza che lo scrittore non è riuscito a oltrepassare, questo non è riuscito a coinvolgermi appieno. O forse dopo che vivi certe cose hai raggiunto un tale distacco emotivo che ne parli in questo modo, non lo so davvero. Comunque è bello che queste storie vengano raccontate, c'è più vita in un piccolo "nulla" che in tanta famosa umanità.

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2011-04-23 13:45:28 katia 73
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katia 73 Opinione inserita da katia 73    23 Aprile, 2011
Ultimo aggiornamento: 23 Aprile, 2011
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nel mare ci sono i coccodrilli

Un bellissimo libro pregno d’amore, l’amore nelle più varie forme, quello di una madre, quello di un amico quello che si può ricevere da un estraneo che riesce a vedere in questo piccolo bambino qualcosa di più che un ammasso di vestiti sporchi e una bocca da sfamare. Si legge velocemente perché lo stile di scrittura è semplice e diretto, e poi perché incuriosisce molto, non vedi l’ora di arrivare in fondo per scoprire la sorte di Enaiatollah.
Enaiatollah ha dieci anni circa quando sua madre, per salvargli la vita lo conduce in Pakistan , dopo un viaggio di tre giorni lo abbandona durante la notte, non prima di avergli raccomandato tre cose da non fare mai : rubare usare armi e drogarsi. Comincia così la sua nuova vita , la vita di un bambino costretto a diventare uomo in fretta in un territorio in cui non puoi mai abbassare le difese, pochi hanno pena per te, è una terra in cui si cerca di sopravvivere non c’è spazio per certi sentimenti purtroppo. Presto decide di fuggire da lì, e con l’aiuto di alcuni amici e dei trafficanti di clandestini Anaiatollah intraprende un difficile viaggio, che , dopo circa 8 anni, lo porterà in Italia, grazie anche alla sua caparbietà e al suo coraggio.
In Italia questo giovane ragazzino trova chi si prende cura di lui, un’assistente sociale lo prende in affido e lo ospita a casa sua ed è bello leggere che nel suo lungo viaggio Anaiatollah incontra tanti italiani di buon cuore, è un libro che fa bene all’anima e che arricchisce molto. Prima di scrivere la recensione sono andata a visionare il video della sua intervista a Fazio a “che tempo che fa” perché è bello dare un volto a una persona a cui ti sei affezionata così tanto leggendo la sua storia.
Un libro che consiglio, soprattutto in questo periodo in cui l’emergenza clandestini è alta, forse poi è più facile scoprire che sotto dei vestiti sporchi esistono delle persone e che ognuno di loro potrebbe essere il nostro Enaiatollah, magari incontrandoli per la strada , dopo aver letto il libro, li guardiamo con occhi diversi

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2010-10-23 21:06:45 Cristina V
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Cristina V Opinione inserita da Cristina V    23 Ottobre, 2010
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Colpita al cuore!


Già da tempo ho terminato la lettura di questo libro, ma non veniva mai il momento di scriverne un commento…. Perché questa storia mi ha colpita al plesso solare, così violentemente, da lasciarmi vuota di pensieri e di parole.
Così , nei giorni successivi , riflettevo su ..luoghi comuni( forse), che ricorrono spesso nei nostri pensieri, proprio in quanto comuni.
Pensavo a tutte le brutture che ogni giorno i mezzi mediatici ci propinano, ci fanno conoscere; a quanto stragi, bombe, famiglie trucidate, guerre…ci scorrano addosso, nei vari telegiornali, suscitando dolore, disappunto, fastidio, ma senza “realmente” entrare dentro di noi…

E pensavo ai clandestini; quelli che arrivano in condizioni disumane sui gommoni, suscitando indignazione per chi li accoglie, li soccorre.
Ecco; Enaiatollah Akbari è stato uno di loro; uno dei pochi fortunati , che è riuscito, dopo peripezie incredibili a raggiungere il suo scopo.
Ed io,lo confesso, per la prima volta in vita mia ( ma non è mai troppo tardi!) ho realizzato, leggendo la vicenda di questo coraggioso ragazzo, che cosa debba rappresentare questa esperienza, veramente!!
La storia è magistralmente narrata dallo scrittore Fabio Geda, con uno stile scarno ma efficacissimo, in prima persona, come se fosse lo stesso Enaiat a parlare.
Ed infatti lui racconta, si racconta, per mano dello scrittore torinese.
Il racconto è preceduto da una cartina , su cui è tracciato l’itinerario percorso dal ragazzo, che aveva circa dieci anni alla partenza. Dico circa, perché nessuno sa quale sia la sua data di nascita reale.
La data del suo compleanno l’ha decisa la questura: 1 settembre. Ora ha 21 anni.

I capitoli del libro portano come titoli i nomi degli stati attraversati nella fuga: Afghanistan, Pakistan, Iran, Turchia, Grecia, Italia.

Già l’inizio è doloroso, ma non è nulla, in confronto a ciò che verrà in seguito…

Il padre di Enaiat è morto lavorando per un ricco signore. Il carico del camion che guidava è andato perduto, e il ragazzo deve esserne il risarcimento. Invano la madre si affanna a nasconderlo in una buca fra le piante di patate..prima o poi lo prenderanno…ed allora la donna prende la decisione: Enaiat deve fuggire lontano, in salvo.
Lo porta in Pakistan; accarezzandolo gli fa promettere tre cose: che non prenderà mai droghe; che non ruberà mai; che non userà mai armi per uccidere.
E lo abbandona.
Dopo lo sgomento di sentire il giaciglio vuoto, vicino a sé, e la consapevolezza di ciò che è successo,del buio che lo attende, questo bambino – perché a dieci anni si è ancora bambini ! – decide di partire.
E da qui comincia un’avventura, che parrebbe frutto della fantasia, e basta; invece è tutto vero.

Il lavoro come inserviente, venditore, muratore…le innumerevoli volte in cui è stato riacciuffato e riportato indietro, la fame, le botte..
I viaggi spaventosi nel doppio fondo di un camion, nel gommone sul mare in tempesta ( nel mare ci sono i coccodrilli? Si domandano questi poveri ragazzini ), su altri mezzi di fortuna…
Il peggiore viaggio è a piedi. Una montagna da “scalare” per passare in Turchia; avrebbero dovuto essere tre giorni di marcia , e sono alla fine ventisette!
Ventisette lunghe notti e giorni, al gelo, senza abbigliamento adatto, con altri settanta disperati, con la determinazione di arrivare.
C’è un brano, in proposito, tremendo, se si considera che è vissuto da un ragazzino, all’età in cui i nostri giocano con la play station…

….”Il diciottesimo giorno ho visto delle persone sedute. Le ho viste in lontananza e subito non ho capito perché si fossero fermate.
Il vento era un rasoio e briciole di neve mi otturavano il naso, e quando cercavi di toglierle con le dita non c’erano più.
Dietro una curva a gomito, d’un tratto, me le sono trovate di fronte, le persone sedute. Erano sedute per sempre. Erano congelate. Erano morte. Erano lì da chissà quanto tempo.
Tutti gli altri sono sfilati di fianco, in silenzio.
Io, a uno, ho rubato le scarpe, perché le mie erano distrutte e le dita dei piedi erano diventate viola, e non sentivo più nulla, nemmeno se le battevo con una pietra.
Gli ho tolto le scarpe e me le sono provate. Mi andavano bene. Erano molto meglio delle mie.
Ho fatto un cenno con la mano per ringraziarlo. Ogni tanto lo sogno.”

Enaiatollah ha incontrato , nei lunghi anni di peregrinazioni, anche persone buone; sono quelle che lo hanno aiutato a non abbandonare mai la speranza di farcela, che non gli hanno mai fatto perdere il sorriso.
Quel sorriso aperto e cordiale che colpisce, nei filmati che lo vedono protagonista.
La sua meta è Torino. Qui molte persone, ma soprattutto una meravigliosa famiglia, lo aiutano a “fermarsi”, a realizzare il sogno di studiare, lavorare, non avere più paura, NON FUGGIRE PIU’.

Solo allora, dopo tanto tempo, Enaiat ripensa alla madre, ai fratellini e decide di cercarli, per dire loro che è riuscito. E un giorno , durante una telefonata, “sente” che dall’altra parte, lontanissimo, c’è sua madre. E qui , riporto l’explicit del romanzo, che trovo struggente.

…”Ho detto: Mamma.
Dall’altra parte non è arrivata nessuna risposta.
Ho ripetuto. Mamma.
E dalla cornetta è uscito solo un respiro, ma lieve, e umido, e salato.
Allora ho capito che stava piangendo anche lei.
Ci parlavamo per la prima volta dopo otto anni – otto –e quel sale e quei sospiri erano tutto quello che un figlio e una madre possono dirsi, dopo tanto tempo.
Siamo rimasti così, in silenzio, fino a quando la comunicazione si è interrotta.
In quel momento ho saputo che era ancora viva e forse, lì, mi sono reso conto per al prima volta che lo ero anch’io.
Non so bene come . Ma lo ero anch’io.”

(…. scusate se mi dilungata tanto, questa storia mi ha preso il cuore. Rosy -Cristina V)

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2010-09-22 18:00:03 Etien Grimaldi
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Etien Grimaldi Opinione inserita da Etien Grimaldi    22 Settembre, 2010
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essere un ragazzino afgano è roba grossa

Un libro bellissimo, l'ho letto solo in una mezza giornata grazie allo stile semplice e fresco della scrittura di Fabio Geda nonché dell'unicità della storia. E' da ammirare questo piccolo Enaiatollah Akbari, per il coraggio con cui affronta la sua infanzia, e in seguito, il lungo viaggio per il Pakistan, l'Iran, la Turchia e la Grecia...ci fa capire un concetto fondamentale che guida l'esistenza di chi si trova nella stessa sua situazione; non ci ferma davanti a nulla per migliorare la propria vita e la propria posizione sociale. Un libro bel riuscito nell'intento dell'autore, una storia toccante che fa riflettere parecchio su noi stessi e sugli altri. Da non perdere....

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Consigliato a chi ha letto...
i libri freschi e digeribili nonostante la storia cruda e commovente
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Nel mare ci sono i coccodrilli 2010-09-02 09:25:51 shake
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shake Opinione inserita da shake    02 Settembre, 2010
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DA LEGGERE

Commovente racconto di un ragazzino afghano che descrive il suo viaggio, da clandestino, dall'Afghanistan all'Italia. La semplicità del linguaggio che usa non cancella le crudeltà, a volte al limite dell'inverosimile, che ha dovuto sopportare. Sorprende il coraggio e la determinazione con cui affronta difficoltà impensabili per un suo coetaneo italiano: in ogni paese che attraversa lavora, risparmia dei soldi pensando con tenacia ad un futuro migliore, stringe amicizie importanti.
Terminato di leggere il libro viene una gran voglia di cercarlo, di conoscerlo questo ragazzino.
Lo consiglio a tutti, soprattutto ai ragazzi giovani.

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2010-08-15 18:58:19 la.sca
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la.sca Opinione inserita da la.sca    15 Agosto, 2010
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Vita da clandestino...

Seguire il percorso di un clandestino aiuta a considerarlo una persona e non solo un problema sociale. Se poi questo clandestino in fuga e' un ragazzino, ecco che i contorni della sua esistenza mettono ancor piu' in crisi. O almeno hanno messo in crisi me.

Il racconto e' preciso e le immagini evocate raccontano anche i disagi, la paura, le speranze, il dolore... e poi la confusione di una situazione vissuta ai limiti dell'umana sopportazione. Mi e' stato impossibile tentare di immedesimarmi nel racconto della vita di questo ragazzino, troppo angosciante.

Mi hanno sollevato le sue battute di spirito, e poi leggere di chi gli e' andato incontro con un aiuto: mi sono accorta che avevo bisogno di sentire che non e' tutto nero, che non puo' accadere che nessuno si spenda per porre fine a sofferenze cosi' grandi. Ho avuto bisogno di sapere che un minimo di umanita' ancora esiste. Forse e' un eccesso di sentimentalismo, il mio, o di rifiuto di realta' troppo dure. Ho sperato anche che la storia fosse stata un po' "cucinata" per essere piu' melodrammatica, ma la speranza e' durata poco, il tempo di decidermi a proseguire a leggere.

Un bel libro, una brutta storia, un finale che non e' un finale, ma un nuovo inizio in un Paese che agli occhi di Enaiatollah e' piu' bello che ai miei.
Mi rallegra pensare che possa aver piu' ragione lui di me.

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2010-06-28 13:09:08 chicca
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chicca Opinione inserita da chicca    28 Giugno, 2010
Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre, 2010
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nel mare ci sono i coccodrilli

In questo romanzo Fabio Geda dà voce ad Enaiatollah Akbary, il quale racconta la sua vita. Enaiatollah descrive i suoi primi anni in Afghanistan e la paura dei Talebani, per lui che è un Hazara,fino al gesto estremo di sua madre che all'etò di 10 anni lo accompagna alla frontiera con il Pakistan e lì lo abbandona.
Il racconto prosegue con la descrizione dei lavori che E. è costretto a fare per sopravvivere e soprattutto con il resoconto su come ha attraversato il Pakistan, l'Iran, la Turchia, la Grecia per poi finire in Italia. Questo romanzo che si legge senza difficoltà in un paio d'ore riesce a toccare l'animo del lettore e a commuoverlo.

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2010-06-19 13:19:36 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    19 Giugno, 2010
Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 2010
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Da leggere

Il piccolo Enaiatollah Akbari viene portato dalla madre dall'Afghanistan al Pakistan e li abbandonato .
Può sembrare un gesto crudele ed insensato a chi vive nella nostra parte di mondo , non per una madre che preferisce sapere il figlio lontano e in viaggio in cerca di un posto migliore in cui vivere piuttosto che costretto a nascondersi di continuo in una buca per non diventare un criminale o essere ucciso.
Il giovane Enaiatollah racconta la sua storia al giornalista Fabio Geda, il suo viaggio durato 8 anni anni nel quale passerà in Iran, in Turchia, in Grecia ed infine in Italia.
A tratti sembra un coloquio a due più che un romanzo, consiglio di guardare l'intervista di Enaiatollah nella trasmissione "che tempo che fa" con Fabio Fazio per capire meglio il libro, guardare neglio occhi questo ragazzo, osservare il suo sorriso disincantato e sincero per capire l'ironia ingenua di alcuni suoi commenti.
E' un viaggio tra miserie, sfruttamento, botte e qualche atto di amicizia ed umanità, un esplorare tutto l'arco dei sentimenti umani e di quello che un uomo può offrire nel confronto quotidiano con un suo simile , nel bene e nel male.
Può essere un libro che apre la mente e magari ci farà vedere con occhi diversi le persone coperte di stracci che guardiamo magari con fastidio agli angoli delle strade, a chiderci che cosa li ha portati li e per quali vie.
Una frase mi ha molto colpito, quando Enaiatollah dice che in certi posti del mondo "...emigrare è come respirare..." ha la stessa importanza la stessa necessità disperata.
Da leggere.

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Nel mare ci sono i coccodrilli 2010-05-29 09:15:20 alexandros
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alexandros Opinione inserita da alexandros    29 Mag, 2010
Ultimo aggiornamento: 31 Mag, 2010
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Una storia di vita e di crescita

Un libro che si legge velocemente e che ci trasporta con gli occhi di un ragazzo nel mondo dei profughi. Mi e' piaciuta la mancanza di falsi moralismi e la contemporanea sensibilita' con cui vengono raccontate le tragiche ma a volte anche comiche avventure di questo piccolo profugo costretto a scappare dalla cattiveria e dall'ignoranza di tanti adulti. Da leggere insieme ai propri figli.

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LO consiglio a tutti i ragazzi che hanno letto ed amato il Cacciatore di aquiloni
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