Vestivamo alla marinara Vestivamo alla marinara

Vestivamo alla marinara

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Gli Agnelli, i principi dell'aristocrazia industriale italiana. Una famiglia in cui non è facile essere bimbi, adolescenti, giovani. Lo ricorda Susanna Agnelli in questo libro che è, a un tempo, una vivace raccolta di memorie familiari e un brillante ritratto dell'alta società negli anni compresi tra l'apogeo del fascismo e la fine della guerra. Un piacevolissimo intreccio di sentimenti e di avventure, di vita privata e vita pubblica, un sorprendente saccato di storia italiana.

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Vestivamo alla marinara 2012-02-03 16:13:51 isabella82
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isabella82 Opinione inserita da isabella82    03 Febbraio, 2012
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L'italia che non c'è più

Tra un viaggio a Torino e una tappa nella memoria bambina, ho riscoperto un bellissimo libro, Vestivamo alla Marinara. Trovo che sia uno spaccato ben descritto e socialmente interessante che ci parla di un paese sotto l'urgenza della guerra e del cambiamento, visto con gli occhi di una protagonista della nostra storia. Figlia di una famiglia potente e giovane ragazza piena di sogni e interessi, Susanna Agnelli dipana il racconto dall'infanzia segnata dal rigido distacco con i genitori, fino alla prima maturità, ovvero il matrimonio con Urbano Rattazzi. Nel mezzo troviamo le regole severe del mondo aristocratico e borghese, la ricerca di un'identità personale e il fortissimo legame con il fratello Gianni. La lettura è piacevole e ricca di spunti di riflessione. Chi poteva immaginare che una ragazza giovane e viziata potesse arruolarsi nella Croce Rossa durante la seconda guerra mondiale? Susanna Agnelli ci insegna a guardare oltre le apparenze, aprendoci le porte di un mondo che è stato l'Italia tra le due guerre.

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Vestivamo alla marinara 2011-01-01 09:42:02 barbara78E
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barbara78E Opinione inserita da barbara78E    01 Gennaio, 2011
Ultimo aggiornamento: 01 Gennaio, 2011
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Vestivamo alla marinara

In Italia, credo che l’unica rappresentante dell’aristocrazia industriale sia la famiglia Agnelli. Questo non solo per la ricchezza, ma soprattutto per il loro stile di vita. Susanna, Suni, ce lo rivela, narrando la sua vita fino al matrimonio. E si scopre che i bambini Agnelli, quello che lasciavano sul piatto, se lo ritrovavano al pasto successivo, che erano seguiti da un’istitutrice inglese e che i contatti con gli “augusti” genitori avvenivano di rado poiché i figli li “annoiavano”.
Siamo in pieno fascismo, Galeazzo è di casa e Susanna Agnelli descrive uno spaccato che è anche storia di’Italia: il suo ingresso nella Croce Rossa, l’istituzione di un servizio di ambulanze durante l’avanzata degli Alleati, la fine del fascismo.
Lo stile pulito e scorrevole può far credere ad un romanzo, invece Suni racconta cosa vuol dire avere un nonno chiamato “il Senatore”, capace di togliere i figli alla nuora alla morte del padre di Susanna, così come aveva fatto con la figlia alla morte del genero, in una Torino popolata di nobili, istitutrici inglesi e balie.

In un’intervista ad Enzo Biagi, Suni disse che quando aveva dato il manoscritto al fratello Gianni, l’”Avvocato”, per avere un suo parere, questi era convinto che non l’avrebbe letto nessuno. Invece diventa un best-seller tradotto in molte lingue ed entrato nelle aule scolastiche: ricordo infatti, che c’erano alcune parti tratte da “Vestivamo alla marinara” nel mio libro di letture delle elementari.

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