Narrativa italiana Fantasy Pirin. Le memorie di Helewen
 

Pirin. Le memorie di Helewen Pirin. Le memorie di Helewen

Pirin. Le memorie di Helewen

Letteratura italiana

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Chi sono i Pirin? Su questa stirpe di uomini quasi estinta, semidei che abitavano un tempo le alte montagne d’Oriente, circolano numerose leggende ma poche notizie certe. Nella primavera inoltrata dell’Ottava Era del mondo una zattera attraversa le placide acque del fiume Pafantehes-yedo. A bordo si trovano una giovane donna avvenente, di carnagione scura, e un uomo biondo d’aspetto principesco, dall’acconciatura curata, entrambi riccamente abbigliati. Insieme a loro, un ragazzo di quindici anni mulatto, dai lineamenti ben marcati, i capelli corvini e lo sguardo bruno intenso acceso da riflessi ambrati. Si chiama Nhalfòrdon-Domenir, Splendente Narciso, e quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto i suoi genitori. Comincia così Pirin - Libro I Le Memorie di Helewen, con l’arrivo del giovanissimo Domenir a Villa delle Magnolie.



Recensione della Redazione QLibri

 
Pirin. Le memorie di Helewen 2013-02-27 10:18:23 pinco
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pinco Opinione inserita da pinco    27 Febbraio, 2013
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Recensione rieditata

Questo fantasy narra dei Pirin, stirpe di uomini ormai quasi estinta. Le memorie provengono da Helewen e vengono trascritte dal figlioccio disabile di cui diventa tutore., dopo la partenza dei genitori.
Premetto che la Casa Editrice effettua autopubblicazioni, come temo sia questo il caso. Non mi spiego altrimenti l'editing inesistente:
periodi lunghissimi, elenchi di oggetti e aggettivi nelle descrizioni, abuso di frasi subordinate che rallentano la lettura sono solo alcuni aspetti sfavorevoli del testo.
Il contenuto potrebbe essere interessante, peccato per l'uso di alcuni termini che rovinano lo stile epico, oltre
Non entro nel merito della caratterizzazione dei personaggi. Dico solo che se l'intento era di voler indurre pietà per il povero figlioccio, mi spiace ma lo ha reso solo patetico.
Unica nota positiva sono le figure, molto belle e curate. Peccato che gli aspetti interessanti si fermino qui.
Nota sul prezzo: notevolmente spropositato. Ventidue euro per questo testo sono decisamente troppi. Ho trovato ebook migliori autopubblicati a 0.99...

L'autore ha già pubblicato con la medesima casa editrice, oltre ad altri testi di altro genere. Per quanto mi riguarda, non credo che ne approfondirò la conoscenza.

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Pirin. Le memorie di Helewen 2013-03-17 00:52:49 Greg
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Greg Opinione inserita da Greg    17 Marzo, 2013
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Una perla rara

Questo fantasy potrebbe essere frainteso da chi cerca un romanzo per distrarsi e lasciarsi semplicemente trasportare in qualche avventura di cavalieri... in realtà, sembra più un libro d'altri tempi, recuperato da una qualche biblioteca dimenticata. Il linguaggio, aulico, cita sapientemente modi di dire, spiegare e descrivere, utilizzati dalle antiche civiltà o dai grandi scrittori medievali come Chretien de Troyes. La sequenza narrativa richiama alla mente cicli di fiabe come le Mille e una Notte. Per certi versi, alcuni passi si avvicinano molto anche alla Bibbia o alla Divina Commedia. Evidentemente, l'autore ha voluto rendere verosimili le cronache dei Pirin, facendole sembrare il frutto di secoli e secoli di racconti tramandati da aedi e menestrelli... Non a caso, i racconti che si riferiscono ad epoche più distanti nel tempo, hanno uno stile più "fiabesco-mitologico", i personaggi hanno caratteristiche meno definite (come quelli delle fiabe, appunto), un capitolo è addirittura scritto in rime come un antico poema; mentre quelli più recenti si arricchiscono via via di dettagli, fino ad arrivare alle esperienze quasi diaristiche che riguardano gli episodi di vita vissuta del narratore, re Helewen.

Pur essendo il primo volume di quella che, almeno credo, dovrà diventare una trilogia (o una saga più vasta?), "Le memorie di Helewen" permette al lettore di gettare uno sguardo a 360 gradi su un mondo fantasy costruito con minuzia certosina negli aspetti più diversi. L'autore ha inventato una lingua dalla grammatica e il lessico specifici (che ci permette di gustare con qualche brano, soprattutto brevi poesie sparse qua e là nel testo); una geografia, un vasto retroterra culturale, un insieme di usanze e tradizioni, che trova pochi o nessun eguale nella letteratura fantasy che conosco. Molti di questi aspetti sono corredati da pregevoli illustrazioni realizzate dall'autore (in una ricca appendice a colori). Non è sicuramente facile, inizialmente, abituarsi ai diversi nomi di personaggi e luoghi, ma proseguendo nella lettura ci si accorge che si può fare a meno di ricordarsi i nomi, seguendo ugualmente l'evolversi dell'intreccio...

Ad ogni modo, la cosa che mi ha colpito sicuramente di più di questo libro, è la sua incredibile profondità spirituale e filosofica. Anche i passaggi apparentemente più oscuri o difficili da comprendere ad una prima lettura, si rivelano carichi di un simbolismo intrigante ed evocativo, come un quadro surrealista.
Significativo l'incipit, così enigmatico e accattivante: "A te, lettore, dico: in questo labirinto di storie è facile perdersi ma è possibile ritrovarsi".
Il paragone con il labirinto è tra i più azzeccati. Di certo non è facile raggiungere il centro di questo labirinto così complesso, ma ad un certo punto, la lettura diventa un'esperienza indimenticabile, capace di segnare profondamente e di commuovere. Cito, qui di seguito, uno dei tanti passaggi dell'opera intrisi di poesia e misticismo:

Mindhab, rimaneva per ore ad osservare il sole, tanto da perderci quasi la vista, al che i suoi genitori, preoccupati, si recarono al tempio di Ghaladar chiedendo un intervento della divinità. Ghaladar allora aveva parlato alla mente del suo devoto: “Mio caro Mindhab, so bene che hai dedicato a me il tuo cuore, ma se continuerai a volgere a me i tuoi occhi, li perderai. Se vuoi veramente guardarmi, devi girarti dall’altra parte, ed osservare le cose che illumino. Perchè è là che finisce tutta la mia luce, è là che riverso me stesso. E così fanno tutti gli Dei. Essi sono la sorgente delle cose, ma il loro compimento si trova nelle cose alle quali danno origine”. Da quel giorno, Mindhab non cessò di osservare le cose che Ghaladar rischiarava, per comprendere ciò che Ghaladar stesso fosse.

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