Tenebra Tenebra

Tenebra

Letteratura italiana

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Questa è la storia del destino di un uomo, che, segnatolo fin dall'età di 16 anni, lo porterà a compiere gesti folli ed inconcepibili. il suo passato è avvolto nel mistero, ha un carattere introverso e apparentemente tranquillo. Le sue reazioni lo fanno sentire libero e sicuro nell'affrontare la quotidianità, come se la sua anima vivesse nell'assoluta normalità, senza complessi né turbolenze. Quel giorno di fine estate, la sua vendetta tenne a battesimo una serie di reazioni che divennero poi parte di lui. La sua mente lo portò all'estremo, ogni inganno che una donna commetteva ai suoi danni, rischiava di essere punito con un atto senza pietà...

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Tenebra 2014-12-21 18:43:15 Yami
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Yami Opinione inserita da Yami    21 Dicembre, 2014
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*Attenzione: parziali spoiler*

Il romanzo si compone di capitoli brevi, preceduti e poi alternati da una serie di frasi a effetto , ciascuna delle quali occupa una pagina ed è trascritta in grassetto.
La narrazione è lineare, semplice, scorrevole, ma un po' impersonale: la voce narrante si limita a riportare fatti, azioni, dialoghi e pensieri così come essi si sviluppano, sempre con la stessa cadenza, quasi fosse una semplice cronistoria che non necessita di particolare coinvolgimento emotivo.
Lo stile dell'autore e l'utilizzo che fa della punteggiatura soprattutto in alcuni passaggi, mi hanno ricordato la struttura di un copione teatrale. Per capire a cosa mi riferisco, riporterò un passaggio che trovate a pagina 27:
Marta risponde piangendo "Battuta"
"Battuta" - interviene Paolo - "Battuta"
"Battuta"
Interviene Nico irritato: "Battuta"
"Battuta"
"Battuta"
A questo punto sussulta Vera: "Battuta"
"Battuta"
"Battuta"
"Battuta"
E Vera "Battuta"
Le indagini sono aperte e il Questore Martelli, coadiuvato dal Commissario di polizia Soavi, parte per Perugia alla ricerca dell'amica della vittima.

Pathos e enfasi si trovano quasi esclusivamente in quelle frasi a effetto poste poste tra un capitolo e l'altro alle quali ho già accennato e che se inizialmente mi avevano colpita per la loro originalità, dopo un po' sono diventate un po' ripetitive e scontate.
Il ritmo della lettura è sostenuto grazie alla brevità dei capitoli e alla semplicità del linguaggio che spingono il lettore a divorare un capitolo dietro l'altro.
L'intreccio è di tipo classico, ma sviluppato in modo superficiale: c'è un serial killer che l'autore vuole mitizzare, sempre pronto e organizzato a far fuori la prima ragazza che incontra, quasi si aspetti che nel luogo in cui decide di andare troverà una donna giovane e bella che sicuramente tenterà di abbordarlo e poi lo mollerà pochi minuti dopo; ci sono delle donne che, guarda caso, sono tutte adatte al ruolo della provocatrice, che stranamente prima si avvicinano di loro spontanea volontà a un uomo che loro stesse definiscono "misterioso" e "strano" e iniziano a provarci con lui nonostante questi, per loro stessa ammissione, non sia affatto un adone, anzi qualcuna lo ritiene addirittura un po' bruttino e lo descrive come uno sfigato che si porta male gli anni che ha (chi si avvicinerebbe a uno così se questo non ci interessa in partenza? Sarebbe più plausibile avvicinarsi perché attirate dal fascino e casomai pentirsi perché i modi della persona tradiscono le aspettative, ma qui avviene quasi il contrario) e dopo averlo stuzzicato e adulato si tirano indietro e parlano male di lui, suscitandone l'ira e l'inevitabile castigo; infine abbiamo dei poliziotti che procedono per ipotesi e congetture, come farebbe un comune cittadino che non conosce le dinamiche di un'indagine e le procedure seguite dai professionisti.
È chiaro che alla base della storia mancano, appunto, conoscenze legate all'ambiente investigativo, nozioni di base sulle procedure di un'indagine, sulle terminologie e sugli organi che collaborano con le forse di polizia e si occupano del rilevamento e dell'analisi delle prove.
Ne consegue che alcuni aspetti della storia risultano forzati, altri scontati e frettolosi.
Per gli stessi motivi, i personaggi assumono spesso dei comportamenti inverosimili:
- con un assassino feroce e brutale in circolazione, il Commissario Soavi si fa inspiegabili e scrupoli di coscienza nel fare domande a un ex collega che evidentemente possiede informazioni preziose utili a identificare lo psicopatico omicida. quando mai un poliziotto metterebbe da parte il buon senso e l'etica professionale di fronte alla possibilità che un pericolosissimo maniaco uccida ancora solo per un senso di rispetto nei confronti di un uomo sospettato di proteggere tale pericolo ambulante?
- Soavi e Martelli in ben tre occasioni esprimono la volontà di recarsi dall'ex collega per fare chiarezza sulle presunte prove che l'uomo sta nascondendo, cosa che dovrebbe avere la priorità assoluta visto che il killer uccide con un'efferatezza inaudita e a ogni omicidio compiuto diventa sempre più violento e audace, invece i due temporeggiano, rimandano, inspiegabilmente fanno tutt'altro e quando finalmente uno dei due si da una svegliata e sta per recarsi dall'uomo per rivolgergli delle domande, un infausto incidente rallenta la sua corsa verso la verità e il collega anziché fare le sue veci (ricordo che trovare un criminale che uccide e seppellisce con freddezza delle persone senza porsi il minimo problema, alla prima occasione che oltretutto va cercarsi di proposito, per chiunque dotato di buonsenso dovrebbe avere la priorità assoluta) va a trovare l'incidentato all'ospedale rimandando l'incontro con chi potrebbe conoscere l'identità dell'assassino e e quindi fermarlo.
- Nessuno dei poliziotti si pone domande logiche del tipo "Come fa l'assassino a conoscere nome, recapiti, disposizione delle stanze e degli oggetti nelle case, situazione familiare e orari di vittime che ha conosciuto pochi minuti o poche ore prima o che addirittura non ha mai incontrato (mi riferisco, in questo caso, alle due testimoni che lo avevano visto parlare con una delle vittime), a raggiungerle prima di chiunque altro e a ucciderle indisturbato, apparendo e scomparendo da un punto all'altro dell'appartamento senza che le vittime lo vedano anche quando le luci sono accese, manco fosse dotato del potere dell'invisibilità (mi riferisco, in questo caso, all'assassinio di Grazia: basta leggere attentamente la sequenza per trovarla un po' inverosimile, pur volendo dare una spiegazione agli spostamenti dell'assassino)
- mentre sono in corso le indagini sul misterioso killer, uno dei personaggi coinvolti nella vicenda resta vittima di un incidente e i dottori ne comunicano il decesso: nessuno dei poliziotti si domanda come mai proprio in quel momento si verifica un incidente e si premura di accertare l'effettivo decesso dell’uomo.
- il killer sembra invincibile: sa sempre cosa fare, dove andare, è più abile e veloce delle vittime e della polizia, sa che incontrerà qualcuno che dovrà "punire" ancor prima che accada, quasi fosse in grado di attirare le vittime con un potere sovrannaturale facendo loro credere di agire secondo la propria volontà e invece fanno quello che lui vuole che accada; poi, però, si fa prendere in modo stupido e non per merito della polizia ma per un suo stesso errore banale (si fa cogliere sul fatto anziché dileguarsi magicamente come aveva fatto fino a poco prima).
- anche dopo aver scoperto e finalmente arrestato il lampante colpevole (la sua identità era chiara e persino ovvia sin dal ritorno in scena del personaggio vent’anni dopo il primo delitto, quando il killer aveva cambiato nome), i poliziotti descrivono la situazione come “più complicata del previsto” e parlano di “bandolo della matassa da sciogliere”: ma non c’è nulla di complicato, piuttosto è chiaro che l’autore tentasse di mantenere alte le aspettative e la suspance su una storia che in realtà poteva risolversi molto prima e in modo infinitamente semplice se i poliziotti avessero condotto delle indagini in modo logico, senza ulteriori morti.
- il commissario trattiene indebitamente una prova importante per la conclusione dell’indagine per illogiche questioni morali del tutto personali anziché affrettarsi a portarla in commissariato e soprattutto esaminarla.

Riassumendo: le idee di partenza erano buone, ma potevano essere sviluppate meglio se l'autore avesse fatto delle ricerche che lo avrebbero aiutato a curare meglio dei particolari e a sviluppare in modo più corretto e realistico le indagini.
Lo stile è essenziale, scorrevole, ma potrebbe essere perfezionato rendendolo più coinvolgente.
La copertina è molto bella e accattivante.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Lettura consigliata: nì.
Come già detto, nonostante le lacune, nel complesso il romanzo è gradevole, scorrevole e nella forma è scritto abbastanza bene, se non avete grandi pretese ne apprezzerete sicuramente la lettura. Se invece cercate qualcosa di più originale e cervellotico, potreste rimanere delusi.
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Tenebra 2014-09-22 21:28:35 Nadiezda
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Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    22 Settembre, 2014
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Tenebra di David Pratelli

La mente umana può fare grandi cose, ma non sempre sono cose buone.

Questo libro racconta la storia di una giovane ragazzo che si chiama Lucas.
Sappiamo ben poco di lui, non conosciamo il suo volto, non sappiamo se è alto o basso, ma scopriamo il suo carattere.
Lucas è un ragazzo che è stato turbato da qualcosa fin dall’infanzia.
È un ragazzo con una storia difficile ed il suo passato è avvolto da un alone di mistero.
È una persona ritenuta da tutti timida e molto tranquilla, ma nessuno sa che i suoi modi di fare così pacati in realtà nascondono molto altro.
Lucas dentro di sé nasconde una terribile e temibile personalità.
Durante la giovinezza Lucas ha compiuto un grave fatto e dopo di quello la sua vita è totalmente cambiata.
Le sue reazioni lo hanno fatto crescere nel male e lo fanno sentire libero di qualsiasi azione.
Lui odia le donne, non sopporta chi si prende gioco di lui.
Non accetta di essere preso in giro e la sua vendetta viene ripagata solo con la morte, la quale arriva sempre in maniera cruenta e sanguinosa, ma poi lui si sente bene e continua la sua vita nel modo più tranquillo possibile come se nulla fosse accaduto.
La storia è ambientata nella capitale italiana, Roma, ed il commissario si ritroverà tra le mani un caso irrisolto di ben venti anni prima.
Le piste sono molte e spesso non sono corrette anche se la maggior parte di queste portano ad un unico luogo.
Questo spudorato killer verrà soprannominato il Tenebroso perché nessuno riesce a dargli un volto e lo stesso assassino non lascia mai nessun indizio che porti a lui.
La storia in alcuni punti rallenta, ma nel complesso mantiene un buon ritmo.
Lo stile è semplice ed incalzante, talvolta diventa quasi colloquiale in questo modo l’autore riesce a coinvolgere ancora di più il lettore.
In molti punti la suspense sale e non si vede l’ora di terminare la lettura per capire che cosa accadrà.
Questo è il primo romanzo di David Pratelli il quale ha iniziato la sua carriera come imitatore, ma la sua più grande passione sono sempre stati i romanzi gialli ed ora ha deciso di iniziare la sua scalata al successo proprio con questo libro.

Che altro aggiungere?
Questo testo mi ha molto entusiasmato e colpito. Spero di poter leggere presto qualche altro libro scritto da questo autore.

Vi auguro una buona lettura!

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