Il capezzale Il capezzale

Il capezzale

Letteratura italiana

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Dieci racconti che narrano l’esperienza del ricordo e la testimonianza del passato di una Sicilia che è sempre nel cuore dell’autrice e che fa da sfondo alla narrazione. Il barbiere, il professionista, la vecchietta, il saggio, la bambina, la casalinga, la studentessa sono i protagonisti di queste storie, alcune delle quali rientrano in un periodo più recente, altre in epoca più antica. In quel momento ho ricordato di non avere mai guardato mia madre come si può guardare una donna qualsiasi: per me era una figura quasi misteriosa, da amare e da rispettare, anche con un po’ di timore. Fin da piccola l’avevo considerata soltanto colei che allevava i figli, un essere quasi celestiale, che poteva permettersi l’amore materno e nessun altro tipo di sentimento, se non quello spirituale. In quel momento mi sono resa conto che avevo la stessa età di quando mi mise al mondo e non mi sentivo per niente vecchia a leggere quella lettera. È servito a illuminare alcune zone oscure, che da anni erano riposte nella mia mente. Mia madre era una donna e, come tutte le donne, aveva vissuto le sue passioni, aveva amato un uomo, come amavo il mio e quei sentimenti che aveva provato, non escludevano l’affetto che si prova per i figli.



Recensione della Redazione QLibri

 
Il capezzale 2013-02-11 16:12:11 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    11 Febbraio, 2013
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Scrivere col cuore non basta

Scrivere col cuore basta? A quanto pare no, altrimenti questa raccolta di racconti sarebbe un capolavoro.
Non si può raccontare adeguatamente la Sicilia col tono pacato e buonista di chi beve un tè con le amiche: occorrono i giusti chiaroscuri, parole incisive, battute sottili, occorre quell'ironia pirandelliana “che pare sorriso ed è dolore”. E siamo molto lontani da tutto questo.
Nonne che raccontano sul filo della memoria, nipoti che ascoltano accoccolate ai loro piedi, madri con gli occhi umidi che guardano i figli lasciare il nido, mariti perfetti. E poi ricordi che si accavallano, famiglie disonorate da fanciulle che si ribellano a matrimoni combinati, finali con lacrime e baci.
Stile e contenuto semplicistici e una certa tendenza a puntualizzare l'ovvio alla lunga annoiano, e l'utilizzo a profusione di flashback non di rado sfugge di mano impasticciando passato e presente, oltre a rivelare una padronanza non proprio eccellente della pagina scritta.
L'impressione, a volte, è quella di osservare cornici vuote, senza una trama convincente e originale che catturi il lettore.
Alcuni dialoghi ricordano i copioni che si imparano a memoria nelle recite scolastiche: fin troppo pieni di buoni sentimenti, ma rigidi.
Né d'altra parte aiutano frasi sull'amore al limite della banalità, del tipo: “sensazioni nuove e molto piacevoli incominciarono a pervadere il mio animo”.
Probabilmente il dialetto è più nelle corde dell'autrice, visto che l'ultimo racconto - “'A fuitina”-, scritto interamente in siciliano, è quello meglio riuscito.

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