Narrativa italiana Racconti Non farmi male
 

Non farmi male Non farmi male

Non farmi male

Letteratura italiana

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Non farmi male è un commovente viaggio che attraversa il dolore puro in tutte le sue forme, fino a quelle più ingiuste, che rovinano giovani esistenze per sempre. Sette racconti di cronaca, di violenza, di abbandoni, di impotenza bloccata dalla paura di reagire, impotenza che si fa gocce che inumidiscono il cuscino.

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Non farmi male 2008-10-28 05:54:59 Gea Gulizia
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Opinione inserita da Gea Gulizia    28 Ottobre, 2008

Il grido di dolore di Non farmi male

La più limpida espressione dell'intensità di un sentimento quale il dolore, sintetizzata abilmente nelle poche pagine di un breve e coinvolgente racconto. "Non farmi male", raccolta di sette novelle, partorita dalla mente e dalla penna dello scrittore emergente Matteo Grimaldi, ha la capacità di penetrare nel profondo della mente e nell'anima, gradatamente eppure con forza e vigore. La semplicità e familiarità degli sfondi che fanno da cornice a una storia che, forse, nel corso della vita, in troppi hanno saggiato con mano, coinvolge il lettore in prima persona, rendendolo totalmente partecipe dei fatti narrati, dei giochi, delle complicità, dei sentimenti dei personaggi divenuti reali e tangibili a occhi che leggono e mani che toccano.

Il lettore non è più solo spettatore, ma protagonista, insieme a Daniele e Stefano, a Vi ed Eli, a Diana e a tutti gli altri nomi e voci spezzate.

"Non farmi male" parla di vite, di esistenze portate allo sfinimento da un fato crudele, dall'irrazionalità della mente umana, dall'ineluttabilità della fine.

La difficoltà ingiusta di fronte a un dolore pressante, struggente, quasi omicida; la forza di un sentimento vincolante come l'amicizia che spinge fin oltre il limite massimo della fiducia e della sofferenza; la vergogna, l'odio nei confronti del proprio essere, del proprio corpo rovinato da una violenza; l'infinito rancore di un figlio verso un amore incondizionato e quasi infantile che ha brutalmente annientato anche l'ultimo barlume di felicità all'orizzonte; la cecità nello sguardo di chi non vuol vedere o di chi, privato della luce degli occhi, è costretto nell'ombra a conoscere molto più di ciò che colpisce la vista; il terribile scempio di un corpo innocente per mano della viltà umana narrato dagli occhi limpidi e ingenui di un bambino di otto anni; l'intramontabile saggezza di un tenero animale che guida il suo padrone a una rinnovata consapevolezza; il disperato coraggio di un essere umano faccia a faccia con la vera natura del male.

Questo e molto altro ancora è "Non farmi male" di Matteo Grimaldi.

Attraverso l'abile utilizzo della parola, la spiccata capacità descrittiva e la notevole attitudine creativa mista a un pizzico di empatia, questo giovane autore ha saputo mutare in concreto ciò che è nato astratto.

"Non farmi male" è il grido di dolore di una innocenza agonizzante, è la voce di coloro che non possono più urlare, è una richiesta di aiuto, è la lama affilata nel costato che sanguina, è la realtà vista dagli occhi di chi la realtà non vuole più vederla, è pena, è sofferenza, è spasimo, è il canto del cigno di anime che pur non avendo più nulla per cui vivere non si rassegnano a cedere.

"Non farmi male" è coraggio, "Non farmi male" è consapevolezza, "Non farmi male" è il doloroso "non sapere", è vendetta, è "il nero che si fa grigio", è "amore che fa piangere", perché più forte della paura della morte è solo il terrore di perdere gli affetti che ci danno il coraggio di vivere.



"Ci voleva davvero poco per trovare il mondo non proprio nero, ma almeno grigioscuro. Procedere artificiale, costante, far finta di non vedere e nascondersi. Gli occhi di Fabio lo sanno, e scelgono di subire."

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