Narrativa italiana Romanzi Il cimitero della coscienza
 

Il cimitero della coscienza Il cimitero della coscienza

Il cimitero della coscienza

Letteratura italiana

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Può il male deturpare l'anima umana fino a renderla nera e feroce come quella di un serial killer? Se il cuore umano non trova certezze e soluzioni alle quali aggrapparsi nel centro di un problema che appare inestricabile e terribile, allora può condurre la persona a mutare e percorrere pericolosamente le vie più spregiudicate: uccidere può essere talvolta l'unica possibile soluzione al problema; ma può anche diventare un'ossessione, una ragione per sopravvivere o riscattare la propria dignità offesa. Di molestia, infatti, si può non solo morire, di molestia si può giungere anche a perdere la ragione: il contatto con il male può essere fatale anche all'anima più candida. In questi casi solo l'amore può diventare l'unica e vera salvezza, un rifugio sicuro contro le brutture della vita.



Recensione della Redazione QLibri

 
Il cimitero della coscienza 2013-10-31 10:32:38 Nadiezda
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Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    31 Ottobre, 2013
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Gineisa, la vendicatrice

Non mi capita spesso di leggere libri noir, ma ogni tanto mi piace cambiare genere di lettura.
Lo stile colpisce il lettore con la sua fluidità, ma anche per la perfetta scelta dei termini utilizzati.
Il libro in un certo senso è suddiviso in capitoli e prima dell’inizio di questi, l’autrice ha deciso di inserire alcune citazioni famose.
Questa idea di inserire citazioni nel proprio romanzo prima dell’inizio dei nuovi capitoli, a me personalmente piace moltissimo.

Ora passiamo alla trama del libro.

La storia parte in maniera davvero esplosiva.
Gineisa è la protagonista e sta sognando, o meglio sta facendo un incubo.
Questo incubo la tormenta ogni settimana ormai da un lungo periodo.
Però non si tratta solo di un brutto sogno, la realtà che la circonda la sta facendo vivere male.
Gineisa è vittima di uno stalking che dura oramai da molto, troppo tempo e siccome nessuno cerca di portare la sua parte spesso sogna di farsi giustizia da sola.
Gineisa, la vittima, si troverà contagiata dal male che il suo estenuante plagiatore le ha confluito.
Gastone è il colpevole, lui è un uomo ripugnante, ci prova con tutte e non si può certo dire che sia un gentiluomo.
Gastone è un molestatore per definizione, corre dietro a tutte le donne ed appena queste sembrano cedere lui cerca di ghermirle.
Gineisa però è una donna forte, una che non vuole farsi mettere i piedi in testa da nessuno e le fiamme dell’odio crescono ogni giorno di più dentro di lei fino a divampare.
Il male si è impossessato della protagonista e ha messo le radici.
La sua mente è invasa dall’odio e dalla spietatezza.
Lo stalker l’ha fatta entrare nel suo mondo d’inganni, Gineisa è diventata violenta, sadica ed assetata di sangue.

Che altro dire?
Questo libro mi ha colpito davvero molto per vari aspetti: la storia fin dall’inizio è partita con un ritmo incalzante e lo stile di scrittura dell’autrice mi ha invogliato a proseguire la lettura il più velocemente possibile per scoprire tutte le mosse di Gineisa.
Questa donna mi ha incantato ed allo stesso tempo mi ha fatto rabbrividire.
Gineisa ci mostra il suo malessere, il suo male di vivere come vittima.
Lei non riesce ad avere giustizia, fa entrare il male in se stessa per togliere il male dal mondo.
Questo libro non è solo un romanzo noir, è molto di più perché ci mette di fronte a fatti di tutti i giorni che non vengono trattati con la giusta importanza. Inoltre l’autrice ha deciso di inserire a fine libro delle note che fanno riflettere il lettore.
È un libro forte e spietato che vi farà ponderare su ciò che i vostri occhi leggeranno.

Buona lettura!

“Mettiti sulla sponda di un fiume e prima o poi vedrai passare la bara con il cadavere del tuo nemico!
(Proverbio cinese)”

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Il cimitero della coscienza 2015-08-03 07:13:02 fraghi88
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fraghi88 Opinione inserita da fraghi88    03 Agosto, 2015
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Un libro davvero travolgente

RECENSIONE

Un libro diverso dal solito e soprattutto difficilmente classificabile come genere, perché sta proprio qui il talento dell'autrice: riversare in un unico romanzo storia vera, cronaca odierna,noir, thriller ed esoterismo.
Capitoli eloquenti, stile davvero scorrevole, addirittura migliore del secondo romanzo che ho letto, un tema che percorre l'intera trama attraverso linee psicologiche pervase da una coscienza femminile del tutto assente e quindi completamente diabolica. ( Da questo si deduce il nesso del titolo dell'opera.)
Un genere dove è complicato elencare i fatti in un giusto ordine per dare vita ad un giallo-noir dalle tinte rosso sangue perfette e con una perfetta logica. La Clio sa fare tutto questo con maestria provocando anche un certo scalpore nell'anima del lettore per l'efferatezza dei temi trattati.
Molto spesso gli scrittori, anche i più famosi, fanno fatica a incentrare le loro trame sull'esoterismo e sull'occultismo, vista la 'segretezza' dell'argomento.
In fondo, però è un tema purtroppo ricorrente nella cronaca odierna e le persone dovrebbero aprire gli occhi sull'esistenza di certe cose, anche se difficili da accettare.
Un romanzo che ti fa capire quanto il bene non possa esistere senza il male e viceversa, proprio come la luna e il sole non possono fare a meno dell'altra, perché altrimenti non avrebbero modo di esistere.
Devo dire che ho letto anche una chiave nascosta nella personalità di Gineisa, la protagonista del libro, perché sembra che l'autrice abbia voluto darle una piccola traccia di se stessa o forse riflettervi una piccola impronta della sua vita, per quanto riguarda la sua professione ed esperienza personale.
I personaggi si allargano partendo dalla morte improvvisa di Gastone, lo stalker di Ponticelli, nei pressi di Pisa. Lo stesso personaggio che tormenta Gineisa e le altre donne dell'Istituto tecnico commerciale pisano.
Ecco, che da qui scatta la perfidia della nostra protagonista,che diventa davvero spietata nel designare le sue prossime vittime e il suo diabolico piano.
Vedremo tanti volti innocenti e non prendere parte a questa tela di ragno, tessuta con acido veleno dalla nostra precedente vittima di stalking, improvvisamente diventata carnefice esemplare.
Tutto grazie all'uso dell'arte occulta e alla partecipazione ad una setta satanica locale.
Ma non voglio svelarvi altro sul libro, perché troverete un valido anche se confusionario commissario alle prese con le indagini. Cialinas sarà messo tremendamente a dura prova da tutta la situazione, ma il suo fiuto infallibile che ha avuto fin dall'inizio lo porterà davvero alla risoluzione del caso?
Come è successo nel secondo libro dell'autrice,ho ritrovato l'episodio del 'pozzo dei desideri' e da qui si carpisce ancora una volta quanto Verdiana Clio creda nell'esistenza di vite precedenti e al senso infinito della nostra esistenza.
Consiglio questo libro a chi ama i noir con un tocco di originale quotidianità, ma anche a chi ha uno stomaco forte e una mente salda da riuscire ad affrontare pagina dopo pagina la crudeltà di uno svolgimento dai toni oscuri e sanguinari.
Un romanzo che merita di essere letto per chi non è ingenuo e sa benissimo che il male oscuro esiste e decima vittime ogni giorno, ma soprattutto a chi legge volentieri qualcosa che denuncia la violenza e le molestie contro le donne. Un fatto che nonostante la modernità dei tempi continua a colpire la classe femminile senza pietà.
Un libro psicologico e gotico dal punto di vista esistenziale, perché il male sceglie a volte proprio chi sembrava incapace di compierlo, trasformando una persona in un diabolico essere senza coscienza e privo di cuore.



FRANCESCA GHIRIBELLI

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Il cimitero della coscienza 2014-05-30 08:40:09 Donato Di Capua
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Opinione inserita da Donato Di Capua    30 Mag, 2014

Angeli e demoni

Un viaggio nel malessere di una coscienza o il tentativo di esorcizzare un desiderio?
Questa è la domanda che mi sono posto dopo aver chiuso il libro “Il cimitero della coscienza” di Verdiana Clio edito dalla casa editrice Kimerik.
Uno spirito divenuto oscuro che non risparmia nessuno, un'anima oltraggiata nell'intimo che perde la lucidità di distinguere il bene dal male, una reazione alle moleste subite che rende incapaci di vivere la razionalità.
L'orrore di un atteggiamento ripetitivo che induce la vittima ad annullare l'autostima, che induce all'annullamento della personalità, che strazia l'anima e la pietà, rendendola feroce e bestiale. Trasformando una comune persona, ricca di aspettative in un assassino.
Il libro tratta di un argomento molto attuale e delicato, lo Stalking.
La vergogna, la paura di aver indotto il mostro a quegli atteggiamenti persecutori, i pensieri ripetitivi e ossessivi spingono la vittima verso l'oblio.
Un problema che appare senza soluzioni, che sconvolge la mente diventando terribilmente violento e insormontabile...
Compagna di viaggio, la pazzia.
La ricerca di un riscatto nel modo più appagante, trasformarsi da vittima a carnefice.
Una soluzione irrazionale che però appaga la protagonista nel desiderio di riscatto, una travolgente sete di sangue che rivitalizza lo spirito affranto della vittima, che inevitabilmente porta ad eccessi e a una perdita del controllo sulla realtà.
Mi viene in mente il film “ Un giorno di ordinaria follia”...
A chi non è mai balenato nella mente quella voglia di perdere le staffe, di smetterla di essere accomodanti, razionali, contollatamente vittima del sistema...
Ecco in questo romanzo la vittima decide che è arrivato il momento di mettere un punto e girare pagina, la metamorfosi è inevitabile, le conseguenze per nulla scontate...
Avvincente e attuale, pur con degli eccessi, Verdiana Clio trascina il lettore in una realtà che molti sottovalutano, che non sempre rende giustizia a chi ne diventa vittima, che spesso trascina la vittima in una depressione profonda, la Stalking.
Leggendo questo bel romanzo non mi sono posto il problema, non mi sono chiesto se fosse o meno autobiografico, ho visto in Gineisa la donna della porta accanto, la signora al banco salumi che mi serve al supermercato o qualunque altra donna che incrocio durante una mia comune giornata.
Ho pensato invece al profondo dolore che sentono nell'anima queste vittime colpevoli solo di essere incappate nel maniaco di turno, che mette insieme una serie di atti ostili volti a danneggiare.
Donne devastate dal gioco di un mostro che vive godendo dell'atto persecutorio, patologico del pensiero, un assillo che tende ad annullare la volontà.
Allora?
Allora “Il cimitero della coscienza” è un romanzo che scuote le coscienze, che induce il lettore a riflessioni che vanno oltre.
Dentro ogni essere umano angeli e demoni sospesi in in un equilibrio precario, che aleggiano sopra la follia.
Non è un libro leggero, ma è profondo ed estremamente interessante, il tema è molto forte e si avverte nella lettura una tensione emotiva molto violenta, si avverte la pressione ossessiva del male...
Buona lettura....


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Noir
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Il cimitero della coscienza 2013-12-27 11:51:06 Amarilli73
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Amarilli73 Opinione inserita da Amarilli73    27 Dicembre, 2013
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Una rivincita senza lieto fine

Quante volte negli ultimi tempi abbiamo sentito le cronache raccontare di esistenze femminili trasformate in veri e propri incubi, a volte anche per anni, a causa della persecuzione di maschi non più amati o da subito respinti e incapaci di rassegnarsi a questo semplice dato di fatto?
Magari inizia con un ammiccamento sgradito, una finzione di corteggiamento (nella loro testa) e poi l’assenso non dato si trasforma in risentimento, l’allusione diventa rabbia e offesa personale, e lo stalker diventa un pericolo reale contro cui ci sono davvero poche armi di difesa.
C’è una legge, certo, e ci dovrebbero essere strumenti di prevenzione e poi sanzioni, ma alla fine siamo molti a non confidare troppo nella loro efficacia (gli stalker non fermati e non puniti per primi).

Chissà quante di queste donne-vittime hanno mai sognato, allora, di farsi giustizia da sola, di riequilibrare quella vita che altri stanno facendo deviare a loro piacimento.
Gineisa Misaini è una di queste. Dopo anni di soprusi nel proprio ambiente lavorativo decide di passare dall’altra parte del muro, diventando una sorta di solitaria e anonima vendicatrice delle sue umiliazioni e di quelle di altre prima di lei. Ma anche questa non è una soluzione immune da conseguenze e l’iniziale rancore di Gineisa si sbilancia presto nell’ordinaria follia, dove prendono il sopravvento la sete di sangue (e l’inebriante sensazione di onnipotenza che ne deriva).

“Il cimitero della coscienza” è la storia amara di un bisogno di rivalsa che purtroppo degenera, portando il terrore in un paese di provincia. Pur ispirato a ad alcuni fatti davvero accaduti, la trama rimane sospesa tra realismo e magia, anche perché Gineisa appartiene a una setta satanica e – quasi come un’eroina oscura – trova in Satana e nelle messe nere la fonte dei suoi superpoteri.

Verdiana Clio sembra non credere nel lieto fine, sia nella realtà che nella finzione, e difatti questa è una storia cruda e pessimista, senza vincitori né vinti, senza condannati (per la giustizia degli uomini) e senza personaggi davvero positivi (perché anche il povero commissario Cialinas, che tenta di indagare il male, in fondo è solo un uomo senza mezzi che non riesce a salvare chi gli sta intorno). Ma penso che questa possa essere una possibile chiave di lettura (almeno per me lo è stata): non un romanzo, ma una realtà romanzata su cui riflettere.

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Il cimitero della coscienza 2013-11-19 10:53:34 Stefano Stacchini
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Opinione inserita da Stefano Stacchini    19 Novembre, 2013

Fuga dalle paure...

Nel romanzo “ Il Cimitero della coscienza” non ci troviamo di fronte ad un tentativo goffo di fare letteratura.
L’urgenza narrativa dell’autrice è superiore alla sua volontà di strutturare il racconto, e le cose da dire superano in velocità la digestione richiesta dalla scrittura.
Il testo è così vicino alla tradizione orale che un piccolo artificio narrativo come ad esempio il ricorso alla prima persona lo avrebbe reso pregevole testimonianza di una cultura popolare tipica delle campagne toscane, e non solo di qualche anno fa, legata alla difficoltà del convivere e alle superstizioni che identificano nella “Paura” certi fenomeni di difficile spiegazione.
Le iniziali descrizioni dei personaggi, così istintive e per certi versi acute, attingono ad una realtà non certo immaginifica, ma ad un vissuto anche tormentato, rimandato, attraverso riflessioni caleidoscopiche distorte, sulla ribalta del teatro delle rivincite.
Siamo di fronte ad una cultura paesana prigioniera della solitudine in cui i desideri rimangono spesso insoddisfatti e la passione dell’esistenza negata dalla indifferenza collettiva.
I personaggi si muovono in un deserto ambientale dove solo il ritmo incalzante del dover dire, semplice e spontaneo, sembra soddisfare l’unica esigenza che è quella di voler tenere viva l’attenzione del lettore per timore che anche lui, e ancora una volta, lasci da solo l’io narrante.
Per usare una definizione presa dall’Arte, non siamo di fronte ad una mostra tematica di opere ma ad una antologica dove i quadri esposti sono le tappe della vita dell’artista.
Non una storia, ma la storia di tante storie.
Qua e là affiora anche il compiacimento del narrare, come se la pratica prendesse il sopravvento sulle urgenze e per un attimo lenisse le sofferenze del groviglio che si vorrebbe dipanare sulle pagine.
E in quei momenti si percepisce un certo sollievo, una perdita di coscienza ristoratrice che riaccende un poco la voglia di vivere.
La violenza descritta non pesca nel cinismo o nella malvagità, tanto che assomiglia di più a quella dell’Orco delle favole o del Lupo di Cappuccetto Rosso, ma nel desiderio di rivincita sui soprusi di cui l’autrice personaggio principale si sente così vittima, così dichiaratamente vittima, da non soffermarsi più di tanto a raccontare quanto effettivamente lo sia, in modo da far comprendere almeno un poco quei comportamenti che alla fine rimangono insensati.
È vittima. Punto e basta. Quello che conta è da lì in poi.
È così sbrigativa sul prima perché è animata solo dal desiderio di vivere il poi. La vita che conta è al futuro o al condizionale.
Ma la fretta di mettere tutto a posto prende il sopravvento e la fine in discesa riporta in superficie la convinzione ormai matura di una Giustizia sommaria che, consenziente, non guarda nemmeno più ai mali minori e non è in grado di indicare alla vita nessun fondamento. Nemmeno quello del viverla. Se non come fuga dalle “Paure”.

Mario Pufisio – novembre 2013

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