Narrativa italiana Romanzi Se domani si vive o si muore
 

Se domani si vive o si muore Se domani si vive o si muore

Se domani si vive o si muore

Letteratura italiana

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Cinque ragazzi si trovano in una macchina al centro di piazza del Quirinale: sono pieni di esplosivo e minacciano di far saltare in aria ogni cosa nell’arco di cento metri. Uno di loro, Lino, racconta la propria storia, che si incrocia con quella degli altri quattro. A 29 anni il protagonista è uno studente fuori sede e fuori corso. Il padre, imprenditore, lo obbliga a lasciare Roma e ad andare a Torino per risollevare le sorti dell’azienda di famiglia. Dopo un litigio lascia la sua ragazza, Michela, e prima di partire passa a salutare il fratello, spacciatore con laurea in economia, e la madre, donna tranquilla e rasserenante. Ad accoglierlo a Torino c’è Alberto, suo coetaneo e dipendente del padre. Da lui Lino apprende i rudimenti di un lavoro del quale si è sempre disinteressato. Tra i due nasce un’amicizia che porta il protagonista a conoscere anche i coinquilini di Alberto: Vincenzo, un chimico siciliano precario che lavora in un laboratorio che produce esplosivi, la bellissima Lidia che usa il proprio corpo come un lasciapassare per cercare di ottenere un lavoro altrimenti a lei precluso, e Andrea, superficiale studente fuori corso che per mantenersi fa il dj e il prostituto occasionale. I cinque fanno amicizia e ad emergere ben presto è il senso di insoddisfazione per le proprie vite che, nonostante le capacità e l’abnegazione, non riescono a decollare. Nessuno di loro si sente bene nella propria condizione ma nello stesso tempo nessuno riesce a trovare un’alternativa. Se non ci sono porte, l’unico modo per uscire da una stanza è sfondare un muro. Lino non riesce ad ottenere i finanziamenti per far ripartire l’azienda di famiglia a causa dell’ottusità del titolare della banca e, la stessa sera, va insieme ai suoi amici in un locale. Lidia incontra un uomo, figlio di un senatore, che dovrebbe finalmente farle ottenere un lavoro. All’apparenza, sembrerebbe una delle solite storie di Lidia, perché i due si appartano nel parcheggio del locale. La ragazza però scopre che l’uomo non ha alcuna intenzione di assumerla, anzi, nell’ambiente lei è considerata come bellissima, disponibile e di lei si è convinti che facilmente si concede per ottenere favori. Lidia capisce che la sua tattica è completamente fallita e perciò, arrabbiata, si nega all’uomo che prova a violentarla. I suoi amici, tra cui Lino, accorrono alle sue grida, intervengono e, dopo averla liberata, la portano in polizia per denunciare l’accaduto. In caserma, quando sentono che si tratta del figlio del senatore, cercano di mettere tutto a tacere.

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Se domani si vive o si muore 2013-09-19 19:50:03 Emanuela
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Opinione inserita da Emanuela    19 Settembre, 2013

Se domani si vive o si muore

“Se domani si vive o si muore” del mio amico Giuseppe Truini. Cosa spinge cinque ragazzi a barricarsi in una macchina piena di esplosivo di fronte al Quirinale, minacciando di far esplodere se stessi e tutto ciò che li circonda? Il romanzo inizia così e prosegue con il racconto di uno di quei ragazzi, Lino, che tenta di spiegare all’ispettore di polizia di turno, i tanti perché del loro gesto. Troviamo un ragazzo di famiglia agiata che vive ancora nell’incertezza del proprio futuro, ma lo fa in maniera leggera senza porsi troppe domande, anzi rifiuta l’etichetta imposta dalla società a certi tipi di famiglie benestanti ma vive a spese dei genitori (un po’ “vado a vivere da solo, ma i soldi me li date voi!” – di J. Calà memoria), è un studente-universitario ma non troppo, un attore ma non troppo (teme il confronto con i grandi Goldoni, Beckett e Shakespeare che lo osservano e lo giudicano), un lavoratore precario per mantenere i propri vizi e sentirsi sdebitato dalla famiglia (fa volantinaggio ma resiste un giorno, lavora in un locale ma senza convinzione), ha una relazione con Michela ma senza un vero legame. Vorrebbe fare lo scrittore e sotto la doccia si immagina intervistato ora da Vespa, ora dalla Bignardi, ora dalla Toffanin e cambiando l’intervistatore cambia anche il genere di libro da lui ipoteticamente scritto e il suo atteggiamento nei confronti del pubblico (una parte che mi ha fatto morire dal ridere!). Insomma ci troviamo di fronte un ragazzo che non ha ancora trovato il proprio posto nel mondo e anzi, secondo me, non fa neanche troppi sforzi per trovarlo. Però ad un certo punto Lino si trova di fronte ad una realtà ben diversa da quella da lui vissuta: la realtà della nostra società piena di contraddizioni e spaventosamente aperta verso un baratro. E qui di fronte alla crisi aziendale che mette sul lastrico e riduce alla fame decine e decine di famiglie, di fronte ai lavori precari di amici preparati culturalmente, con volontà di lavorare e promesse puntualmente sbriciolate, si trova spiazzato, cerca di reagire, di combattere il sistema ma arriva alla conclusione che per cambiare bisogna fare la rivoluzione e questa si fa facendo esplodere tutto. Mi sembra che Lino alla fine del suo percorso non veda la propria vita e quella dei suoi amici senza futuro, bensì senza presente. Bel romanzo, complimenti a Giuseppe. Io sebbene condivida molte paure sul futuro e perplessità sulla nostra società non sono assolutamente d’accordo con il protagonista che l’unica strada è far saltare il sistema, anzi studiare, lavorare e comportarsi sempre onestamente con se stessi e con gli altri: questa è l’unica strada perché se percorsa da tutti porterà sicuramente buoni risultati.
“ma a che serve sperare nel futuro, se neppure il presente ci dà alcuna possibilità?”

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