Narrativa italiana Romanzi Ti lascio andare via
 

Ti lascio andare via Ti lascio andare via

Ti lascio andare via

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Un viaggio all’interno del pregiudizio. Un invito a lasciar morire nella testa il vecchio; ad abbandonare posizioni troppo rigide; a liberarsi di tutte le zavorre mentali; per fare spazio al nuovo. Questi, alcuni degli intenti di “Ti lascio andare via”. Un amore omosessuale nasce e si consuma nel giro di pochi mesi. Abbastanza per minare le false credenze, i luoghi comuni e i pregiudizi del protagonista, Michele. Inizierà, così, un viaggio avventuroso all’interno del piacere, della trasgressione, a braccetto con una morale comune, quasi sempre cieca e limitante.



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Ti lascio andare via 2009-02-28 19:53:15 Matteo Ribezzi
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Opinione inserita da Matteo Ribezzi    28 Febbraio, 2009

Ti lascio andare via

Ti lascio andare via di Massimiliano Paparo

Recensione di Matteo Ribezzi



Mentre mi stavo recando alla presentazione del libro Ti lascio andare via lo scorso 7 dicembre, confesso di non essere stato molto entusiasta dell’idea. Intendiamoci, non che ritenessi noioso l’evento o che pensassi di dover meramente mantenere la parola data ad un’amica; molto più semplicemente credevo che l’ascolto della presentazione dell’Autore avrebbe potuto privarmi del piacere della sorpresa che normalmente si prova alla prima lettura di un libro e che, ancora peggio, non avendo la benché minima idea di cosa il libro trattasse, avrei capito ben poco di quello che sarebbe stato discusso nel pomeriggio. A distanza di un mese abbondante, posso dire di essere contento di non aver assecondato quelle mie prime considerazioni.

Ricordo (spero correttamente …) la frase con cui Massimiliano ha aperto la presentazione di Ti lascio andare via: “Ho scritto questo libro con l’intenzione di shockare il pubblico. L’ho pensato come qualcosa di forte.” Spero di aver riportato fedelmente le Sue parole, ma anche qualora così non fosse, posso dirmi certo della correttezza del contenuto. Quanto appena espresso è il concetto che più mi è rimbalzato in testa durante la lettura; molti potrebbero pensare che la scelta di raccontare dell’esperienza omosessuale vissuta da un ipotetico ed immaginario uomo comune sia puramente opportunistica, specialmente negli ultimi tempi in cui i dibattiti sull’argomento sessuale destano tanto scalpore. E’ facile colpire l’attenzione del pubblico scrivendo di una relazione omosessuale tra due uomini. Invece, molto più della storia, l’originalità del libro sta nello stile con cui è stato scritto.

La scelta di narrare la storia in prima persona permette all’Autore di stabilire un contatto diretto con il lettore, organizzando l’intero libro come una sorta di dialogo confidenziale. Così facendo, il linguaggio utilizzato, molto colloquiale e comune, regala freschezza e fluidità alla lettura; un elemento che ho apprezzato è stata proprio la scelta del lessico, molto semplice ma mai banale, e soprattutto molto lontano da quello standard che (forse inconsciamente, per abitudine) ci si aspetta di trovare in un libro.

Sempre alla presentazione del libro, ricordo di aver sentito molti dei presenti chiedersi se la storia narrata fosse autobiografica o meno, tanto da “costringere” Massimiliano, anche tra l’ironia generale, a sottolineare come la sua opera fosse puramente di fantasia. Quest’episodio mi è tornato in mente nel momento in cui, ultimata la lettura, anche io avrei voluto porre lo stesso quesito; personalmente ritengo che questa mia reazione, così come quella di tutti coloro che hanno creduto il libro un’opera autobiografica, rappresenti indirettamente uno dei pregi migliori del testo: ciò significa infatti che quanto descritto è stato percepito in maniera forte e profonda, proprio grazie allo stile ed al modo in cui è stato presentato. Le sensazioni provate dal protagonista in tutti i momenti della sua relazione, dal pudore e stupore iniziale, passando per il piacere e l’ardore all’apice del rapporto, fino alla delusione e rabbia finale, sono descritte in ogni minimo dettaglio e scorrono sotto gli occhi del lettore come immagini di un film.

Di contro, c’è una certa insistenza nel dialogo diretto col lettore che talvolta disturba; sebbene, come precedentemente detto, questa scelta rappresenti una qualità del testo, si coglie in certi passi una forzatura, un abuso di quella che è l’idea originaria. Specialmente nelle pagine immediatamente precedenti al primo rapporto completo tra i due protagonisti, il dialogo si fa troppo provocatorio; così dicendo intendo criticare l’insistenza con cui si sottolinea l’avvenimento che verrà, quasi rappresentasse l’apice e l’essenza dell’intero libro, creando una suspense “televisiva” che davvero stona. Sembra quasi infatti sminuire la storia stessa, riducendola al solo “scandalo” cui la descrizione dettagliata di un rapporto omosessuale può portare.

Concludendo, sperando di non essere apparso saccente (lungi dall’imporre le mie soggettive e personalissime opinioni a qualcuno!), Ti lascio andare via è un libro piacevole, che scorre via veloce. Il titolo ben riassume l’ondata di emozioni che una storia importante può provocare quando giunge al termine, pur non anticipando nulla della storia. Personalmente non posso dire di ritenere l’opera vicino alle mie preferenze, tuttavia sarebbe anche esagerato affermare che lo ritenga un libro da evitare … Ai futuri lettori la decisione in merito!

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