Eldest Eldest

Eldest

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Eragon e il suo drago Saphira hanno appena salvato la città dei ribelli dall'assalto dello sterminato esercito di re Galbatorix, il crudele reggente dell'Impero. Ora Eragon deve mettersi in viaggio per raggiungere Ellesméra, la terra degli elfi, dove proseguirà il suo apprendistato nell'arte della magia e della spada, abilità vitali per un Cavaliere dei Draghi. È un viaggio affascinante, ricco di avventura, costellato da incontri con personaggi che incutono rispetto e visite a palazzi solenni. Tranelli e tradimenti lo attendono a ogni angolo: capire di chi fidarsi sarà per Eragon la prova più difficile...

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Eldest 2017-04-24 08:25:56 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    24 Aprile, 2017
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Eragon: pene d’amor deluso e lezioni d'entomologia

Continuano le avventure del giovane cavaliere Eragon e della sua dragonessa Saphira in questo secondo volume del ciclo dell’Eredità. A differenza del primo libro, qui la storia si dirama su tre filoni paralleli per poterci mostrare, oltre alle vicende del protagonista, quelle del cugino Roran, rimasto nella valle del Palancar, e quelle dei ribelli Varden, rifugiatisi nel Surda per proseguire la lotta contro il corrotto imperatore Galbatorix.
Eragon, che sente ancora i postumi della terribile ferita inflittagli dallo spettro Durza, assieme a Saphira raggiunge Ellesméra, nel cuore della selva del Du Weldenvarden. Qui entrambi debbono completare la loro istruzione di Cavaliere e di Drago presso il popolo degli elfi, sotto la guida dell’anziano Oromis e del suo drago Glaedr.
A Carvahall, invece, Roran, tornato al paese dopo la brutale uccisione del padre Garrow ad opera dei crudeli Ra’zac, scopre d'essere braccato dall'imperatore che gli ha sguinzagliato contro i due mostruosi esseri semi-umani. Supportato dai suoi compaesani, in parte per convinzione ed in parte pura necessità contingente, affronterà i “profanatori” scoprendo di essere anche lui un valente combattente e capopopolo. Poi - vista l’impossibilità di tener testa ad un intero esercito e ansioso di salvare la sua fidanzata Katrina, rapita dai Ra’zac - sarà costretto a fuggire, lui con tutti i suoi, oltre la Grande Dorsale, per trovare un imbarco verso il Surda.
In questo staterello che si oppone all'Impero, la giovane Nasuada, divenuta comandante dei Varden, è ospitata da re Orrin. La ragazza deve lottare strenuamente per tenere assieme il suo popolo che rischia di andare allo sbando, e, contemporaneamente, deve prepararsi allo scontro decisivo con le truppe di Galbatorix. A complicare la faccenda, una neonata, benedetta in modo maldestro da Eragon, si rivelerà essere una potente, ma incontrollabile veggente.

Il giovane Paolini in questa sua seconda fatica prosegue nella scia del precedente volume, ma senza particolari tensioni emotive o trovate inventive eclatanti, al punto che i pochissimi colpi di scena che ravvivano il racconto sono così poco imprevedibili che, in alcuni casi, potevano già essere presagiti sin dal primo libro.
In particolare le avventure di Eragon tra gli elfi procedono stancamente, tra lezioni sulla vita delle formiche, vampate affettive adolescenziali (sia sue che della dragonessa) e addestramenti sul campo sullo stile Karate Kid (“dai la cera, togli la cera”). Par quasi che l’A. abbia più a cuore il mostrare i propri personali progressi negli studi o l’accresciuta sua cognizione delle pene d’amore, piuttosto che curare l’esposizione della saga epico-fantasy.
Prima della battaglia con cui si conclude il romanzo si vede un po’ d’azione solo nelle vicende che riguardano Roran: quando affronta i mostruosi sicari dell’Imperatore o quando guida l’esodo dei suoi compaesani. Ma anche in questo filone narrativo, spesso, il racconto si annacqua e diviene cronaca diligente degli eventi quotidiani.
Complessivamente questo romanzo ci mostra una conseguita migliore padronanza stilistica nella narrazione. Nel contempo, però, evidenzia, in modo ancor più manifesto e sconfortante, quali siano le sue fonti ispiratrici. Fonti nei confronti delle quali Paolini resta pesantemente debitore: da Star Wars al Ciclo tolkieniano, dai romanzi del Ciclo di Shannara a quelli del Dune di Frank Herbert (al quale ultimo, l’a. ha scippato sfacciatamente l’idea della neonata che diviene un abominio per i suoi poteri di veggente). Ma molti altri sono i “prestiti” a cui assistiamo, purtroppo. Ciò rende la storia vagamente stucchevole e stantia, come una minestra riscaldata, fatta di troppi ingredienti eterogenei mescolati assieme. Questo gusto acre si accentua ogni volta che l’A., scimmiottando Tolkien, e spezzando il filo della narrazione, inserisce lunghe frasi, incomprensibili al lettore, nella fantasiosa “antica lingua” o in quella dei nani, dimenticando che Tolkien era un finissimo linguista ed il suo ovestron, il quenya, il sintarin furono frutto di un lunghissimo studio letterario e non il gioco di un ragazzo che vuol dar pepe alla sua storia.
Personalmente, infine, ho trovato particolarmente sgradevole la caratterizzazione degli elfi. Dalla grandiosa tragicità della “nazione eletta” in Tolkien o alla disincantata, maliziosa e un po’ luciferina versione datane da T. Pratchett, si è passati ad immaginarli come un popolo di crepuscolari spiriti silvani, dediti al “canto alle piante” o a comporre melanconiche liriche in contemplazione della bellezza della Natura. In questo contesto l’A. riesce addirittura ad infilare una sorta di fervorino in stile vegano sul rispetto di tutte le forme viventi anche nell'alimentazione. Il tutto è abbastanza insopportabile.
In conclusione il romanzo si dimostra decisamente inferiore al precedente (che era buono, pur se non eccezionale) e si fa davvero fatica a giungere al termine, anche per la sua ponderosità intrinseca. Invero, in rapporto ai suoi contenuti, è troppo lungo, troppo prolisso soprattutto quando si attarda in minuzie descrittive.
Tuttavia, nonostante tutti questi difetti, " Eldest" conserva una certa gradevolezza a patto di considerarlo solo una lettura di puro svago o, ancor più più precisamente, un romanzo scritto da un ventenne per un pubblico di adolescenti.

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...il primo romanzo del ciclo (Eragon) o, in generale, a chi ama così svisceratamente il genere fantasy tanto da passar sopra alle ingenuità ed alle "scopiazzature" in cui incappa sistematicamente il libro.
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Eldest 2015-09-11 07:52:05 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    11 Settembre, 2015
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Evoluzione

Seppur la ferita riportata a seguito dello scontro con Durza da Eragon sembri essere completamente guarita, in realtà i suoi effetti sono ancora deabilitanti per il giovane Cavaliere che, quando meno se lo aspetta, è vittima di dolori lancinanti, fitte atroci, capaci di privarlo dei sensi.
Le vicende si susseguono a ritmo incalzante tanto che assistiamo alla presa di potere di Nasuada a fronte della morte del padre Ajihad, alla fuga di Ronan e degli abitanti del villaggio originario di Eragon a causa dell’attacco preordinato da Galbatorix e guidato dai Ra’zac, alla presunta morte di Murtagh e dei gemelli, nonché all’addestramento del giovane Cavaliere nella terra degli Elfi.
Per la prima volta il lettore viene in contatto con quest’ultima cultura caratterizzata da una organizzazione sociale ben delineata così come da usi e costumi estremamente rigidi, viene inoltre approfondita la conoscenza delle consuetudini dei nani; riuscendo, di entrambe, ad apprezzarne caratteri e peculiarità. Se in taluni casi il racconto è eccessivamente prolisso, tanto da rendere altalenante l’umore di chi legge che passa dall’entusiasmo al non vedere l’ora che arrivi la parte successiva, una caratteristica dello scritto è la delineazione dei giochi di potere che prendono sempre più campo nel proseguo della narrazione.
Personalmente la parte che ho più apprezzato risiede nell’addestramento del nostro protagonista per la cultura elfica introdotta nonché per la formazione in se che all’eroe viene donata.
Stilisticamente il romanzo non presenta eccelsi caratteri di erudizione, scorre rapidamente anche se come anzidetto risulta a tratti farraginoso per il perdersi in dettagli che seppur necessari potevano essere sintetizzati. Un buon continuo che amplia e sviluppa i fatti anticipati nel primo capitolo della saga. L’ho trovato un po’ freddo, distante, incapace di coinvolgere completamente chi legge.

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Eldest 2015-08-18 22:40:46 Erox Curry
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Erox Curry Opinione inserita da Erox Curry    19 Agosto, 2015
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Misteri e incertezze

La storia si arricchisce e si complica.
Il nostro eroe incontra due nuovi mondi totalmente diversi dal suo e tra loro: quello degli elfi e quello dei nani.
Mi è piaciuto il fatto che non tutti vedono in Eragon il loro possibile salvatore (vedi Tarnag), o non lo stimino affatto (vedi Vanir).
Bellissime queste due nuove culture così dettagliate, come se fossero davvero esistite.
Mi è piaciuta anche l'avventura di Roran che prende sulle spalle la responsabilità del proprio villaggio e guida i suoi compaesani verso un esodo davvero impensabile. Anche con Roran lo scrittore si supera con i discorsi: semplicemente fantastici.
Nel frattempo continua l'addestramento di Eragon, che serve ad "addestrare" pure il lettore per scoprire nuovi lati nascosti della magia: questo è il libro dove viene sicuramente spiegata e "giustificata" meglio.
La battaglia finale è la ciliegina su una torta, composta da numerosi e colorati strati intonati fra loro sia nel colore che nel gusto.

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Eldest 2013-07-27 21:17:17 Sam93
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Sam93 Opinione inserita da Sam93    27 Luglio, 2013
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Epico

Premetto che ho già letto la saga per intero. Posso finalmente dire che, esattamente come mi aspettavo, questo è il meglio riuscito dei quattro. Perchè?

Innanzitutto,Eragon, da bambino cresciuto che era nel primo, ora inizia un percorso di formazione vero e proprio, non più solo finalizzato alla sua sopravvivenza. Conosciamo i personaggi di Oromis e Glaedr, detentori di conoscenze uniche e poteri altrettanto temibili e radicati in loro.
Bella l'epopea di Roran, che ha dato quell'azione che altrimenti al libro sarebbe mancata. Leggersi 500 pagine di Eragon che parla con Oromis o osserva le formiche mi sarebbe sembrato davvero eccessivo! Senza contare che quello che Roran è riuscito a fare è qualcosa di epico, che è come definirei questo libro. Il personaggio di Roran è quello di un ragazzo innamorato, senza pretese particolari, che riesce a crescere al punto di diventare un capo e un eroe impavido per la sua gente. Crescita che ho trovato molto più forte di quella del cugino, forse perchè più necessaria, o forse perchè io sono una romanticona e mi sono lasciata prendere dalla ragione e dal sentimento che guidano Roran nella sua avventura.
Parlando di crescita, mi è piaciuto anche come viene approfondito il rapporto tra i personaggi, soprattutto Eragon e Saphira ed Eragon con Arya. Per quanto nessuno dei due rapporti sia nulla di nuovo od originale, sono stati sviluppati abbastanza bene.

Inoltre, viene introdotto il mondo elfico che, seppure molto classico (leggasi: molto uguale al signore degli anelli), ha un suo fascino. é un mondo che comunica grazia, sensualità, forza, unione con la natura. Viene descritto in maniera estremamente minuziosa, a tratti eccessivo, ma sono riuscita ad immaginare la foresta piuttosto bene.

Infine, stupenda la battaglia finale, con il colpo di scena che introdurrà i capitoli successivi della saga. Si nota facilmente che tutto il libro è stato costruito per arrivare a quest'ultima battaglia, che diventa il punto focale del libro, con mille ricongiungimenti e chiarimenti di alcune questioni in sospeso.

Quello che purtroppo non ho visto è stato un miglioramento nello stile di Paolini. Mi è sembrato troppo simile al capitolo precedente: non ha sfrondato le descrizioni, nè migliorato i dialoghi. Questa, a mio avviso, è la maggiore pecca del libro

Consiglio comunque la lettura, vale la pena leggerlo se si è provata curiosità per il finale di Eragon.

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Eldest 2011-11-05 19:10:13 Davi1990
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Davi1990 Opinione inserita da Davi1990    05 Novembre, 2011
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Più maturo e più mastodontico!

Ho conosciuto Paolini e il suo "Ciclo dell'Eredità" proprio con questo Eldest, in modo del tutto casuale. Quella copertina rossa e quel drago fiammeggiante mi attirarono quasi come fossero una calamita. Si, in quel periodo (parlo del 2007, circa) mi era venuta una gran voglia di leggere un nuovo romanzo, un nuovo fantasy per l'esattezza.
Dopo aver abbandonato "Harry Potter", per una mia scelta personale che potrebbe cambiare in futuro, avevo capito di aver trovato la mia saga fantasy da seguire.

Sono sincero, rimasi colpito e mi piacque tantissimo, questo libro. Forse il termine più esatto da utilizzare è soddisfazione. Pur se non avevo ancora letto il primo libro della saga, questo riuscì ugualmente a farmi entrare all'interno della storia, senza troppi problemi, grazie ad un riassunto molto utile inserito nelle prime 10 pagine. Questo penso sia un buon segno, poiché non è sempre facile entrare all'interno di una storia senza la lettura di un volume precedente, ma con Eldest ci sono riuscito. Merito mio? Per niente! Semmai è merito di questo giovane scrittore e dell'editore che ha ben pensato di scrivere ben 10 pagine di riassunto ad inizio romanzo, non tutti lo fanno.

Eldest ricalca sicuramente i classici Fantasy che conosciamo (le varie razze e il voler descrivere minuziosamente ogni cosa ricorda ISDA), ma utilizza un metodo nello far svolgere la trama che assomiglia molto ai "giochi di ruolo". Sapete: il protagonista che cresce, si allena, matura e diventa più forte e proprio uno schema dei suddetti giochi. Quindi si, ai molti può apparire un po banalotta come cosa -e anche scontata-, ma a me mi piacque molto questo stile.
Molto azzeccata poi la struttura data a questa nuova avventura. Difatti, incrociare le due storie narrate (da una parte quella di Eragon e dall'altra quelle di Roran), l'ho trovata davvero un'idea geniale e abbastanza funzionale. Bella poi l'evoluzione di Roran -come personaggio- e l'allenamento che Eragon affronterà.
Il tutto convoglierà in un finale davvero pieno di azione e con un bel colpo di scena che ci lascerà davvero col fiato sospeso.

La cosa che apprezzo di Paolini e' che sa davvero descrivere bene un combattimento rendendoli davvero adrenalinici con colpi e contro colpi molto spettacolari, dimostrando di saperli descrivere molto bene, riuscendo a far creare nella mente del lettore proprio l'intera sequenza, come fosse un film.

Azione, avventura, rivelazioni, nuovi personaggi e un ritmo crescente accompagneranno il lettore in questo secondo volume!

In pratica, Eldest è il mio libro preferito di questa saga, non per nulla lo lessi 2 volte. Mi convinse e mi soddisfò così tanto da continuare la lettura con il terzo libro e a recuperare anche il primo, che lessi qualche tempo dopo.

Credo comunque che non sia un fantasy per tutti gli amanti del genere, lo chiarisco.
A me piace perché non sono un lettore veterano, ma ad altri con molta più esperienza di me potrebbe non piacere molto.
Se volete dare una seconda possibilità a Paolini, perché rimasti delusi da Eragon, leggetevi questo Eldest se vi va... potreste ricredervi.

Buona Lettura!

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Eragon - lettori alle prime armi
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Eldest 2011-07-25 14:10:07 TheOregon53
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TheOregon53 Opinione inserita da TheOregon53    25 Luglio, 2011
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Un passo avanti

Del ciclo dell'Eredità è il libro che mi è piaciuto di più. Nonostante i capitoli di Roran, che spesso risultano di scarso interesse, e le lunghissime (e noiose) descrizioni è forse la miglior opera di Paolini. Infatti assistiamo all'apprendistato di Eragon e alla crescita del personaggio oltre alle numerose avventure che gli si presentano. I luoghi sono tutti belli, particolari e ben caratterizzati, come lo è anche la maggior parte dei personaggi. Lo stile dell'autore cambia e risulta meno infantile del primo capitolo. In conclusione buon libro, anche se risulta troppo lungo.

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eragon
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Eldest 2010-08-26 13:13:17 rondinella
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rondinella Opinione inserita da rondinella    26 Agosto, 2010
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Eldest

Stesso stampo del libro precedente, anche se mi sembra più carino di Eragon ed anche il migliore dei tre finora.

Dopo la battaglia del Farthen Dur, Eragon capisce d'aver bisogno di un vero addestramento per sconfiggere il tiranno Galbatorix. Così parte con Arya verso Ellesméra, la capitale del regno degli Elfi, dove troverà la conoscenza e la forza che cerca.

Di testi simili, ovvero con Elfi, Umani, Nani etc... in battaglia ce ne sono tantissimi, perciò ormai sembra più o meno una storia ampiamente ripetuta. Tuttavia è carino, con un intreccio di vicende interessanti, i protagonisti con personalità distinta e le ambientazioni ben descritte... beh, forse un pò troppo! Ecco la grande pecca di questa trilogia: Paolini si sofferma in modo pesante su particolari e riflessioni, fa venire una gran voglia d'abbandonare il mattone si cui tanto ha faticato. Certo, un'accurata descrizione non può far altro che far apparire più reale la storia, ma quando è troppo è troppo.
Inoltre c'è da dire che è presente una gran quantità di personaggi nell'universo di Alagaesia... davvero un numero troppo elevato secondo me, poichè in questo modo si perde il filo principale in altre inutili considerazioni.
Uomo avvisato mezzo salvato... consigliato per chi vuole accrescere la propria conoscenza in campo fantasy, perchè il lessico è abbastanza comprensibile e pertinente alle creazioni di Paolini. Ma, come ho detto, se si è alle prime armi o si sono già letti molti fantasy, meglio lasciar perdere.

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Eragon, fantasy
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