La chiusa n. 1 La chiusa n. 1

La chiusa n. 1

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«Ducrau sembrava non aver fretta di rispondere. Non staccava gli occhi da Maigret e, fra una lunga boccata di sigaro e l’altra, soppesava ogni domanda che gli veniva posta e ogni parola che pronunciava. «“Stia a sentire, commissario. Le dirò una cosa importante e le consiglio di tenerla bene a mente, se vuole che andiamo d’accordo. Nessuno ha mai fatto il furbo con Mimile! Mimile sono io. Mi chiamavano così quando avevo soltanto il mio primo rimorchiatore, e ci sono dei guardiani di chiuse, nella Haute-Marne, che ancora oggi mi conoscono solo con questo nome. Capisce cosa voglio dire? Io non sono più stupido di lei. In questa storia, sono io che pago! Sono io a essere stato aggredito! Sono io che l’ho fatta venire qui!”. «Maigret non batté ciglio, ma per la prima volta dopo tanto tempo si rallegrò di trovarsi davanti un personaggio che valeva davvero la pena di conoscere».



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La chiusa n. 1 2017-12-22 09:50:22 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    22 Dicembre, 2017
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Un ottimo Maigret

All’altezza della diciottesima uscita, Simenon comincia a pensare di sbarazzarsi di Maigret: in attesa della puntata successiva e conclusiva, lo presenta dimissionario e manda la sua signora a preparare la nuova casetta nella valle della Loira. Lo scrittore belga vorrebbe dedicarsi alla letteratura ‘seria’, ma non ha evidentemente idea di cosa lo aspetta, ovvero un’esistenza in compagnia del commissario: così, forse perché più leggero alla prospettiva di liberarsi della serialità, scrive quello che fino a quel momento è il migliore fra i romanzi dedicati al suo personaggio. Ambientata tra Parigi e l’immediato circondario, la storia si snoda fra i battelli e i relativi equipaggi che percorrono i canali navigabili della regione trasportando ogni tipo di merce, ma soprattutto mette in mostra un antagonista di notevole spessore che, con un atteggiamento più grande della vita, consente all’autore di sviluppare una serie di duetti con Maigret che pare nutrire per l’uomo un insieme di simpatia e rispetto (dai quali non si fa comunque distrarre). Ripescato in piena notte dal canale con una ferita al fianco, Émile Ducrau è una figura di forti chiaroscuri: vitale e intraprendente, ha salito la scala sociale da semplice pilota di chiatta a padrone dell’azienda, ma per farlo ha sfruttato con noncuranza le persone attorno a lui a partire dalla scialba consorte, sposata perché unica discendente del proprietario precedente. [Anaffettivo con i figli e capace di sedurre la moglie dell’amico – il marinaio Gassin che cerca di annegare la tristezza nella bottiglia – inizia a incepparsi con il suicidio dell’introverso erede maschio. Se il centro della scena è l’impresario, il motore degli eventi è la giovane figlia di Gassin – bella, ma leggermente ritardata – con il suo bambino nato da poco: se è davvero l’ubriacone suo padre, quali sono stati i suoi rapporti con il figlio di Ducreau e con l’altro battelliere Bèbert, misteriosamente ucciso, sono le domande a cui rispondere. (hide spoiler)] I nodi vengono sciolti nella sontuosa villa di Émile a Samois dove si svolge l’ennesima rappresentazione di un mediocre interno borghese del quale Ducrau, conscio di venire percepito come un parvenu, si sente prigioniero: tutto conduce a un finale perfetto nella sua tragicità per un romanzo che, a dispetto delle giornate soleggiate e delle notti cristalline, dimostra di essere a ogni pagina che si gira sempre più un noir senza speranze. All’altezza della diciottesima uscita, Simenon comincia a pensare di sbarazzarsi di Maigret: in attesa della puntata successiva e conclusiva, lo presenta dimissionario e manda la sua signora a preparare la nuova casetta nella valle della Loira. Lo scrittore belga vorrebbe dedicarsi alla letteratura ‘seria’, ma non ha evidentemente idea di cosa lo aspetta, ovvero un’esistenza in compagnia del commissario: così, forse perché più leggero alla prospettiva di liberarsi della serialità, scrive quello che fino a quel momento è il migliore fra i romanzi dedicati al suo personaggio. Ambientata tra Parigi e l’immediato circondario, la storia si snoda fra i battelli e i relativi equipaggi che percorrono i canali navigabili della regione trasportando ogni tipo di merce, ma soprattutto mette in mostra un antagonista di notevole spessore che, con un atteggiamento più grande della vita, consente all’autore di sviluppare una serie di duetti con Maigret che pare nutrire per l’uomo un insieme di simpatia e rispetto (dai quali non si fa comunque distrarre). Ripescato in piena notte dal canale con una ferita al fianco, Émile Ducrau è una figura di forti chiaroscuri: vitale e intraprendente, ha salito la scala sociale da semplice pilota di chiatta a padrone dell’azienda, ma per farlo ha sfruttato con noncuranza le persone attorno a lui a partire dalla scialba consorte, sposata perché unica discendente del proprietario precedente. [Anaffettivo con i figli e capace di sedurre la moglie dell’amico – il marinaio Gassin che cerca di annegare la tristezza nella bottiglia – inizia a incepparsi con il suicidio dell’introverso erede maschio. Se il centro della scena è l’impresario, il motore degli eventi è la giovane figlia di Gassin – bella, ma leggermente ritardata – con il suo bambino nato da poco: se è davvero l’ubriacone suo padre, quali sono stati i suoi rapporti con il figlio di Ducreau e con l’altro battelliere Bèbert, misteriosamente ucciso, sono le domande a cui rispondere. (hide spoiler)] I nodi vengono sciolti nella sontuosa villa di Émile a Samois dove si svolge l’ennesima rappresentazione di un mediocre interno borghese del quale Ducrau, conscio di venire percepito come un parvenu, si sente prigioniero: tutto conduce a un finale perfetto nella sua tragicità per un romanzo che, a dispetto delle giornate soleggiate e delle notti cristalline, dimostra di essere a ogni pagina che si gira sempre più un noir senza speranze.

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All’altezza della diciottesima uscita, Simenon comincia a pensare di sbarazzarsi di Maigret: in attesa della puntata successiva e conclusiva, lo presenta dimissionario e manda la sua signora a preparare la nuova casetta nella valle della Loira. Lo scrittore belga vorrebbe dedicarsi alla letteratura ‘seria’, ma non ha evidentemente idea di cosa lo aspetta, ovvero un’esistenza in compagnia del commissario: così, forse perché più leggero alla prospettiva di liberarsi della serialità, scrive quello che fino a quel momento è il migliore fra i romanzi dedicati al suo personaggio. Ambientata tra Parigi e l’immediato circondario, la storia si snoda fra i battelli e i relativi equipaggi che percorrono i canali navigabili della regione trasportando ogni tipo di merce, ma soprattutto mette in mostra un antagonista di notevole spessore che, con un atteggiamento più grande della vita, consente all’autore di sviluppare una serie di duetti con Maigret che pare nutrire per l’uomo un insieme di simpatia e rispetto (dai quali non si fa comunque distrarre). Ripescato in piena notte dal canale con una ferita al fianco, Émile Ducrau è una figura di forti chiaroscuri: vitale e intraprendente, ha salito la scala sociale da semplice pilota di chiatta a padrone dell’azienda, ma per farlo ha sfruttato con noncuranza le persone attorno a lui a partire dalla scialba consorte, sposata perché unica discendente del proprietario precedente. [Anaffettivo con i figli e capace di sedurre la moglie dell’amico – il marinaio Gassin che cerca di annegare la tristezza nella bottiglia – inizia a incepparsi con il suicidio dell’introverso erede maschio. Se il centro della scena è l’impresario, il motore degli eventi è la giovane figlia di Gassin – bella, ma leggermente ritardata – con il suo bambino nato da poco: se è davvero l’ubriacone suo padre, quali sono stati i suoi rapporti con il figlio di Ducreau e con l’altro battelliere Bèbert, misteriosamente ucciso, sono le domande a cui rispondere I nodi vengono sciolti nella sontuosa villa di Émile a Samois dove si svolge l’ennesima rappresentazione di un mediocre interno borghese del quale Ducrau, conscio di venire percepito come un parvenu, si sente prigioniero: tutto conduce a un finale perfetto nella sua tragicità per un romanzo che, a dispetto delle giornate soleggiate e delle notti cristalline, dimostra di essere a ogni pagina che si gira sempre più un noir senza speranze.
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