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Vuoi star zitta, per favore?

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Con questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1976, l'esordiente Raymond Carver diede nuova vita al racconto americano: fu immediatamente riconosciuto come il maestro della short story, affermandosi ben presto come uno degli scrittori più amati e più letti del secondo Novecento.

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Vuoi star zitta, per favore? 2013-07-11 19:39:21 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    11 Luglio, 2013
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Il padre del minimalismo.

Venivo da diversi romanzi postmodernisti quando sono rimasto colpito dal titolo di questo libro, un secco, diretto "Vuoi stare zitta per favore?". Forse un invito, forse un esortazione, forse un obbligo, o forse ancora un messaggio subliminale, ma tant'è che ho deciso di leggerlo, alla fine cercavo un libro di racconti e queste sono le short stories per eccellenza (vincitore del premio The Best American Short Stories del 1967). Venendo da romanzi postmodernisti, tipo De Lillo, certo che ci si trova un po' frastornati, diciamo che è come ascoltare la discografia dei Beatles e poi mettere Wish You Were Here, non so se rende il paragone, ma spero di si. Carver infatti, come saprete, è un po' il padre del minimalismo, ha scritto solo e soltanto short stories, riducendole, con il passare del tempo (e dopo l'incontro con l'editore Lish, che secondo alcuni lo obbligò ad essere minimalista) sempre più ad un minor numero di pagine, raramente supera le 18. Inoltre il suo stile è caratterizzato dalla mancanza di avverbi o artifizi grammaticali vari, solo semplicità ed uno modo di raccontare i dialoghi molto simili al linguaggio parlato, che, sebbene possa sembrare di facile comprensione scopriamo poi che non è così per chi scrive, lo stesso Carver disse in un'intervista che ogni storia veniva sottoposta a circa 15 revisioni. Ma il fulcro delle storie brevi di Carver non sta solo nel suo modo di scrivere, ma soprattutto in quello che racconta. Il libro si compone di 22 storie e tutte narrano di vicende di vita quotidiana: rapporto marito-moglie, padre-figlio, coppie, etc. Come tutte le short stories, arrivati alla fine vi aspetterete una morale, beh, non sempre c'è. Ed è proprio questo il bello. Carver fotografa uno spaccato della vita di tutti i giorni, cose che magari fate abitualmente, senza accorgervene, ecco, lui le evidenzia, le sottolinea, detto in altri termini, Carver vi mette in mutande. La morale infatti spesso non sta alla fine, ma sta nella storia, la morale è la storia. In conclusione, Carver va letto, potrà non piacervi, ma il gusto di ritrovarsi in una delle sue storie è veramente particolare.

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Vuoi star zitta, per favore? 2008-04-04 05:06:43 Francesco
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Opinione inserita da Francesco    04 Aprile, 2008

vuoi star zitta....

Carver è Carver. Ed è indefinibile diversamente. Carver è uno spaccato disarmante di logica terrena, di equilibri instabili, di una mentalità esasperata, dalla normalità della vita. Ho scoperto Carver qualche anno fa, pubblicizzato fino alla nausea da un'amico. Provai a leggerlo, e me ne innamorai. Questo libro fece conoscere Carver al mondo intero. Ed è l'ultimo che ho letto. Ma Carver, tutto d'un fiato, può diventare pesante. E' ottimo a piccoli sorsi, perchè altrimenti rischi di ubriacarti, rischi di tagliarti con quell'ironia pungente, quell'essere cinici fino all'estremo, perchè ogni sorso è uno spiraglio di vita altrui. A me piace così, nelle sue descrizioni metropolitane, nella sua quotidianità che forse non ci appartiene come mentalita, nella sua innata e latente malinconia, nella descrizione, di un'umanità che fatica a vivere.

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