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Paradiso
 
Paradiso 2014-02-26 20:12:34 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    26 Febbraio, 2014
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Paradiso

Non so bene come mai l’ho comprato, forse perché sono parecchio scarso in letteratura latino-americana e questo libro è presentato come una pietra miliare della stessa (e anche di quella spagnola tout-court). Però, dopo qualche pagina, ho capito benissimo perché il volume se ne era rimasto a riposare in libreria per una quindicina d’anni: ho già avuto a che fare con scrittori non semplici, ho letto – prendendone piacere malgrado le difficoltà – libri come ‘L’uomo senza qualità’, ma Lezama Lima richiede un impegno davvero estremo, ed era proprio dalla terza parte del libro di Musil che non facevo così fatica (altro che Pynchon…). Sullo schema di una storia familiare in gran parte autobiografica che si estende su tre generazioni – nel protagonista Josè Cemì rivivono le esperienze giovanili dell’autore – lo scrittore cubano riversa una marea di parole in cui si riflettono il suo essere soprattutto poeta nonché una mirabolante conoscenza degli aspetti culturali (spesso di nicchia) di mezzo mondo: il risultato sono paragrafi di accuratissimo intarsio barocco, in cui all’azione, in pratica nulla, si sovrappongono meditazioni, divagazioni varie, sensazioni e, soprattutto, ricercatissimi e sovente improbabili paragoni. A volte questi ultimi sono del tutto senza senso, come se per lo scrittore l’importante fosse il suono della parola – e, in questo caso, la traduzione non può far altro che essere traditrice - o l’immagine evocata: qui si sente il poeta, mentre l’uomo di cultura si fa notare nel fatto che, per capire ogni riferimento, sarebbe necessario leggere il libro con a fianco un’informata enciclopedia (per fortuna, al termine dell’edizione in mio possesso c’è un piccolo glossario di cubanismi e un elenco di riferimenti). Così, il piacere della lettura compare solo a tratti e quando arriva è talmente intenso che si passa volentieri attraverso le forche caudine delle parti più difficoltose: certe descrizioni della vecchia Cuba che riescono a trasportare il lettore sull’isola, la figura del cugino Alberto o quella del padre del protagonista sono solo alcuni esempi. La morte prematura di questi due personaggi conclude la prima parte, condotta in flashback che a volte possono disorientare, e Cemì si ritrova all’università a gestire il rapporto con (e le pulsioni omosessuali di) due personaggi controversi come i coetanei Fronesis e Focion. Le loro dissertazioni sull’omosessualità (c’è parecchio sesso, anche etero, in queste cinquecento pagine e, malgrado le trasfigurazioni, il libro ebbe problemi con la censura) sfociano in interminabili discussioni filosofiche e teologiche, oltre che sul significato dell’amicizia, inframezzate solo dal racconto di una rivolta studentesca narrata come Picasso racconta Guernica. Procedere fra le pagine è sempre complesso, ma, avendoci ormai fatto su l’orecchio, il lettore riesce a questo punto ad appassionarsi davvero, cosicchè l’improvvisa frenata lo lascia sorpreso: il racconto vero e proprio finisce, difatti, al termine del quart’ultimo capitolo, essendo gli ultimi tre accessori, diciamo così. Due di essi, però, con la loro struttura onirica e polifonica, sono con ogni probabilità i migliori, risultando in molte parti i più poetici: come se l’autore, con il procedere delle pagine e degli anni, si fosse lasciato un po’ andare al piacere della pura narrazione, impressione rafforzata dall’ultima sezione, ripresa in gran parte da un’opera giovanile, che risulta invece assai ostica e qua e là illeggibile. Si tratta dunque di un romanzo – già il termine è pertinente fino a un certo punto – che dà parecchio filo da torcere e l’unico modo che ho scovato per uscirne con agilità è stato prendere le frasi per quello che sono, senza ricamarci troppo su così da lasciar fluire ciò che i molteplici stimoli suscitano, e pazienza se alcune parti restano oscure: per sviscerare il trobar cluz di Lezama Lima sarebbero necessarie delle attente riletture, ma si tratta di un compito da studiosi, non da semplici lettori. Per chi voglia avventurarsi fra i suoi viluppi, valga perciò l’avvertimento che ‘Paradiso’ può regalare anche notevoli soddisfazioni, ma in cambio richiede un certo qual spirito di sacrificio.

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