Saggistica Religione e spiritualità Il conto dell'Ultima Cena
 

Il conto dell'Ultima Cena Il conto dell'Ultima Cena

Il conto dell'Ultima Cena

Editore

Casa editrice

La tradizione ebraica della kasherut indica i cibi che si possono consumare perché conformi alle regole della Torah. Ma oltre a questo, il cibo ebraico ha prodotto un'enorme mole di storielle, divieti, ricette e prescrizioni che Ovadia ripercorre con la consueta miscela di umorismo e santità: cullandoci tra pasti e digiuni, tra falafel, molokheya, hommus e altre leccornie, tra antiche osterie e contaminazioni culinarie, e una musica che accompagna l'ospite a tavola, con l'ironia tipica dell'ebreo errante. Per un viaggio che guarda al cielo con il gusto della terra. Un viaggio dalla manna del deserto, il cosiddetto «pane degli angeli», fino a Pesakh, la Pasqua, dove un Gesú ebreo mangia agnello, pane azzimo, erbe amare e dessert.



Recensione Utenti

Opinioni inserite: 2

Voto medio 
 
2.0
Stile 
 
2.0  (2)
Contenuti 
 
1.5  (2)
Approfondimento 
 
1.5  (2)
Piacevolezza 
 
2.5  (2)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Scorrevolezza della lettura
Contenuti*  
Interesse suscitato
Approfondimento*  
Grado di approfondimento dei temi trattati
Piacevolezza*  
Grado di soddisfazione al termine della lettura
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Il conto dell'Ultima Cena 2015-08-13 17:46:00 FrancoAntonio
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuti 
 
2.0
Approfondimento 
 
2.0
Piacevolezza 
 
4.0
FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    13 Agosto, 2015
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ed il resto? Manc(i)a

Pare che esista una antichissimo rituale che viene ripetuto rigorosamente con gli stessi gesti da millenni all'elezione di ogni nuovo pontefice: il rabbino capo di Roma si presenterebbe in Vaticano scortato da una rappresentanza della comunità ebraica romana e, con aria interrogativa, porgerebbe al nuovo Papa una vetusta pergamena sigillata che il Sommo Pontefice sdegnosamente rifiuterebbe facendo accompagnare fuori la delegazione. Solo una volta un Papa, ignoto alle cronache, spinto dalla curiosità, si sarebbe accordato con il Rabbino per sbirciare in gran segreto, terminato il rito, l’antichissima pergamena. Aperti i sigilli, questa si sarebbe rivelata essere… il conto dell’Ultima cena.
Esordisce così con questa specie di witz (storiella umoristica ebraica) questo volumetto di Moni Ovadia dedicato al cibo, come cultura e come espressione stessa di un popolo, segnatamente, quello ebraico.
La struttura è abbastanza insolita, infatti si parte dal commento di un film greco: “Politikì kuzina” (in Italia “Un tocco di zenzero”) che, per chi non l’ha visto, tratta dei difficili rapporti della comunità greco ortodossa nella Turchia moderna tra difficoltà di integrazione e astiosa segregazione ed esilio, tutto visto attraverso il filtro della tradizione culinaria di quel popolo.
Si passa, poi, ad un lunghissimo capitolo intermedio nel quale Ovadia cerca di tratteggiare la psicologia e cultura ebraica in relazione al cibo, attraverso una serie di witz postillati e collegati gli uni agli altri con la tecnica che lo ha reso famoso in teatro.
Il volume prosegue con una ricostruzione delle tradizioni gastronomiche ebraico-sefardite, attraverso una intervista a distanza di una amica dell’autore e si chiude con una sorta di ricettario commentato di piatti della tradizione.
Opera insolita, quindi e solo parzialmente riuscita. La discontinuità della narrazione è il principale pregio del libro, ma anche il difetto sostanziale. Sicuramente, infatti, se Ovadia si fosse limitato ad inanellare una serie interminabile di witz - alcuni dei quali di yiddish, consentitemelo, hanno assai poco, trattandosi niente altro che di vecchissime barzellette rimasticate in innumerevoli salse - ne sarebbe uscito un libro stucchevole da leggere. D’altra parte il cambiare continuamente marcia da un capitolo all'altro, disorienta e non fa capire quale sia lo scopo ultimo dell’autore. Se, cioè, abbia inteso trattare seriamente la questione della civiltà in cucina o se si sia limitato a utilizzare la culinaria come scusante per parlare di tutto un po’ senza approfondire nessun tema.
Ovadia confessa in finale di non sentirsi portato alla scrittura e c’è sicuramente del vero in ciò: il siparietto dei witz, in teatro sarebbe risultato sicuramente più gradevole, condito con l’istrionica abilità dell’autore, ma qui ha soprattutto il sapore di un barzellettiere. Gli altri argomenti, poi, sarebbero più adatti ad una conversazione “colta” da salotto buono, ma forse sono un tema insufficiente per attrarre l’attenzione di un lettore.
Peccato, perché l’argomento in sé aveva una sua attrattiva ed avrebbe potuto/dovuto essere trattato con maggior rigore in ossequio alle tesi che si desiderava sostenere e che sono solo accennate all’inizio del libro: davanti al buon cibo, in fondo, gli uomini si dovrebbero tutti sentirsi fratelli dismettendo ogni forma di rancore reciproco.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi apprezza Moni Ovadia (soprattutto come uomo di spettacolo) o ha letto gli altri suoi libri: Oylem Goylem, L'ebreo che ride, Ballata di fine millennio, etc.
Trovi utile questa opinione? 
40
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il conto dell'Ultima Cena 2011-01-15 16:51:23 Jan
Voto medio 
 
1.0
Stile 
 
1.0
Contenuti 
 
1.0
Approfondimento 
 
1.0
Piacevolezza 
 
1.0
Jan Opinione inserita da Jan    15 Gennaio, 2011
  -   Guarda tutte le mie opinioni

Una tristezza.

Moni Ovadia è diventato la caricatura di se stesso.
Sono come Gad Lerner, abbraccio in pieno le parole del buon giornalista:"Ormai per qualcosa di ebraico, in Italia, si viene rappresentati unicamente da Ovadia. Io questo non lo concepisco".
Salomone Ovadia ha veramente rotto: questo libro ne è la prova.Di Santo l'ha scritto e lui l'ha colorato di banalità: notizie sulla kasherut note anche ai gentili, barzellette ripetute mille volte, la solita infernale prosopopea.
Ancora è convinto di risultare intelligente.
Il libro è stato concepito come prodotto commerciale,del resto il buon uomo di sinistra Ovadia non disdegna il denaro, anzi. Naturalmente odia Israele, e questo scaturisce addirittura dalle pagine delle ricette!!!
Ma lo fa perché in fondo...come ebreo (cioé intelligente...perché è questo l'autogoal industriale che fa passare per collettivo)lui se lo può permettere.
Impara lo yiddish, Ovadia!
Ai tuoi spettacoli l'argot non basta più!

Indicazioni utili

Lettura consigliata
no
Trovi utile questa opinione? 
31
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Come amare una figlia
Valutazione Redazione QLibri
 
3.5
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Il castello di Barbablù
Valutazione Utenti
 
4.5 (1)
Delitti a Fleat House
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un volo per Sara
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
Il caso Alaska Sanders
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Senza dirci addio
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Run, Rose, Run. La stella di Nashville
Valutazione Utenti
 
4.3 (1)
Il vivo mare dei sogni a occhi aperti
Valutazione Redazione QLibri
 
2.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La casa di marzapane
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una stella senza luce
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Che razza di libro
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Le madri non dormono mai
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
4.5 (2)

Altri contenuti interessanti su QLibri

Ore d'ozio
Il piccolo libro dell'ikigai
Il grande romanzo dei Vangeli
La notte del Getsemani
Sodoma
Ipotesi su Gesù
Viaggio negli Islam del mondo
Noi e l'Islam
L'ultima beatitudine
Peccato originale
Il discernimento spirituale
Vedere l'amore
Avarizia
Lo zen e la cerimonia del tè
Le ultime diciotto ore di Gesù
Il cielo comincia in te