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Godere. Orgasmo: il curioso accoppiamento tra scienza e sesso Godere. Orgasmo: il curioso accoppiamento tra scienza e sesso

Godere. Orgasmo: il curioso accoppiamento tra scienza e sesso

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La presentazione e le recensioni di "Godere. Orgasmo: il curioso accoppiamento tra scienza e sesso", saggio di Mary Roach edito da Einaudi. Dopo decine di studi (quasi tutti maschili) e quasi tutti ipocritamente scientifici sul «mistero» dell'orgasmo femminile, una donna intraprende una divertita inchiesta che oscilla tra la raccolta delle piú assurde teorie e le testimonianze di prima mano sul piacere sessuale. Prestandosi lei stessa col marito a un audace esperimento sul campo. Mary Roach va, osserva, confronta. Va al Centre for Sex & Culture di San Francisco dove le vengono mostrate le sex machines piú improbabili, va a Taiwan a parlare con un medico specializzato nell'allungamento del pene. Trova gli studi della pronipote di Napoleone sull'orgasmo femminile, discute con studiosi israeliani sull'onanismo dei feti e studia le campagne ottocentesche contro la masturbazione. O a favore, nei casi di isteria femminile, anche se ad agire doveva essere il medico. E cosí via, con la solita seria leggerezza. Con impertinenza e rigore. Tra gli studi trovati dalla Roach spicca per involontaria comicità quello imperdibile su La risonanza magnetica dei genitali maschili e femminili durante il coito, vincitore nel 2000 dell'Ignobel Prize per la medicina.



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Godere. Orgasmo: il curioso accoppiamento tra scienza e sesso 2008-09-18 09:10:13 galloway
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galloway Opinione inserita da galloway    18 Settembre, 2008
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Godere

Il titolo originale in lingua inglese è meno casto ed educato di quello che l’editore italiano ha scelto. “Bonk”, infatti, in inglese è il ruvido e diretto “scopare”, senza se e senza ma, come si deve in un atto umano che ha una sua ragione d’essere. Fare sesso, in effetti, sembra l’attività più antica e praticata del mondo. Lo fanno, ovviamente, non solo gli uomini e le donne, ma tutti, inclusi gli animali. E’ vero che sono gli uomini, (ed ora sappiamo anche donne!), che spesso il sesso lo fanno come animali. Non risulta, comunque, ancora ad oggi, che gli animali lo facciano come lo facciamo noi umani. Ma, ad ogni modo, le cose stanno proprio così: l’autrice di questo libro, che sono sicuro avrà grande successo in Italia, ha provato a studiare l’uso ed il consumo di sesso come lo si fa in laboratorio, un laboratorio scientifico. Ha usato oltre che se stessa, anche il marito come cavia sperimentale ottenendo buoni risultati. Non mi dilungo oltre per non togliervi il piacere di leggere il libro. Io l’ho letto in inglese e vi assicuro che è un piacere da non perdere. Leggetevi anche la recensione che segue che è apparsa qualche mese fa su un noto quotidiano. E’ piuttosto lunga, ma ne vale la pena.

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Che succede quando in un laboratorio entra il sesso? Mary Roach indaga. Con humour

Se il sesso è la cosa più divertente da fare, senza ridere, come sosteneva Woody Allen, leggere il nuovo libro di Mary Roach Bonk (“scopare”, in slang), sottotitolo The Curious Coupling of Science and Sex (W.W. Norton), è la cosa più divertente da fare, sesso a parte. Indagare i misteriosi dialoghi tra vagina e pene che si tengono nei laboratori scientifici, come fa l’autrice californiana, secondo il New Yorker “la più brillante scrittrice scientifica del Paese”, produce un effetto spiazzante, comico e surreale. Per lei, che non ha esitato a usare il marito (e se stessa) come cavia, una sosta in una biblioteca medica è stata fatale: «Non avevo mai pensato, prima, che il sesso venisse studiato nei laboratori», scrive, «esattamente come il sonno, la digestione, l’esfoliazione, o qualunque altro dettaglio della fisiologia umana. Forse lo sapevo, ma non mi ci ero mai soffermata».

Roach, che in Italia ha pubblicato con Einaudi Stecchiti. Le vite curiose dei cadaveri, e Spettri, sul destino dell’anima, indaga il soggetto con curiosità ossessiva. «La gente crede che se fai delle ricerche di questo tipo sei una pervertita. Ogni volta che mi presentavo come sex researcher, riscuotevo alzate di sopracciglia», dice. In realtà lo studio della fisiologia sessuale - che cosa accade, perché, e come farlo meglio - va avanti da secoli, «dietro le porte chiuse dei laboratori, nelle case di tolleranza, nell’attico di Alfred Kinsey, e recentemente nei centri per la risonanza magnetica, negli allevamenti di maiali, e ovviamente nei centri di ricerca e sviluppo dei sex-toy». Per due anni Roach si è infiltrata dietro queste porte chiuse. Per rispondere a domande come: l’orgasmo vaginale è un mito? Il tuo pene è sette centimetri più lungo di quanto pensi? Può un morto avere un’erezione? Perché il Viagra non aiuta le donne, e nemmeno i panda?

Sesso da maiale
Prima di affrontare lo studio diretto della sessualità umana, gli scienziati osservano gli animali. Topi, conigli, gatti, maiali. Ma è utile? «Mentre è spesso vero che le persone sono dei maiali, non è mai vero che i maiali sono delle persone», scrive. «Se veramente vuoi sapere come lo sperma raggiunge l’utero di una donna, e se l’orgasmo sia in relazione con il fenomeno, sarebbe meglio studiare una donna invece di un maiale o una scimmia». Ma Bonk, che uscirà in Italia da Einaudi, è anche un elogio dei pionieri che hanno infranto il muro di omertà sull’argomento. I primi studi sulla sessualità correvano parallelamente alle ricerche sull’infertilità, la ginecologia e le malattie veneree.

Lavorare in questo campo, ricorda la Roach, destava sospetti. Nel 1851 un ginecologo di nome James Platt White fu espulso dall’American Medical Association per aver invitato i suoi studenti ad assistere a un parto. Nei più recenti anni Settanta il ricercatore e storico Vern Bullough si ritrovò nella lista dell’Fbi, degli “americani pericolosi”, per le sue “attività sovversive” che comprendevano la pubblicazione di testi scolastici sulla prostituzione e la battaglia per decriminalizzare il sesso orale e il travestitismo. «Questo libro è un tributo agli uomini e alle donne che hanno lanciato la sfida. A coloro che fino a oggi hanno combattuto l’ignoranza, la chiusura mentale e la pruderie. Le loro vite non sono facili. Ma i loro cocktail party sono i migliori », conclude.

Cervice Pac-Man
Uno tra i miti sessuali che gli scienziati hanno sfatato? «C’è quello dell’interdipendenza, che risale a Leonardo da Vinci e ai suoi disegni sul coito», dice. «L’idea era che quando due persone avevano un rapporto sessuale, il pene raggiungesse la cervice, che a sua volta si apriva come Pac- Man. Questa operazione potrebbe assomigliare all’attracco dello shuttle nello spazio. La difficoltà a rimanere incinta si spiegava con una “cattiva interdipendenza”». Bisogna arrivare ai primi anni del XX secolo per ristabilire la realtà, quando il ginecologo americano Latou Dickinson si dedicò allo spionaggio intravaginale e scoprì che il pene non entra nella cervice, ma si limita a restare nei paraggi. «Qualcun altro s’impegnò a sfatare il mito che voleva che una grossa clitoride favorisse un orgasmo più intenso».

Vestiboli affollati
La vagina è abituata a ricevere visite. Come nota l’autrice, anche il linguaggio dell’anatomia riveste l’organo con un’aura di ospitalità, chiamando l’entrata “vestibolo vaginale”. Nonostante le “assidue frequentazioni” si è saputo molto poco del suo funzionamento nei secoli, e ancora oggi parecchi interrogativi rimangono senza una risposta precisa. Tutta la questione su cosa faccia la differenza tra una donna che raggiunge facilmente l’orgasmo durante un rapporto e una che non lo raggiunge mai, è un mistero che ancora arrovella gli studiosi. «Qual è la variabile? È emotiva o mentale? Il punto G? Nessuno ne sa qualcosa». Si sa solo che è un riflesso del sistema nervoso, che può essere però causato dai fattori più vari. Alcune donne hanno orgasmi spontanei estremamente imbarazzanti, come una saudita che è capace di venire 13 volte consecutive a causa di attacchi epilettici. «Probabilmente non c’è una risposta: è diverso per ogni singola donna», conclude Roach.

L’altro pisello
Marie Bonaparte, pronipote di Napoleone e allieva di Freud, si fece asportare la clitoride perché si trovava troppo distante dalla vagina. La storia ha dell’incredibile, ma è vera, e la Roach la racconta nel capitolo intitolato “La pricipessa e il suo pisello”. Sposata con Giorgio di Grecia, principe e omosessuale latente, Marie era completamente insoddisfatta sessualmente. Di orgasmo, nemmeno l’ombra. Frigida. La colpa? Di quella maledetta cosina che non occupava il posto giusto. Questo pensava. Le sue ricerche sulle altre donne parevano darle ragione. L’evidenza scientifica del tempo stava dalla sua parte. Invece di cambiare la posizione del missionario con qualcosa di più avventuroso, affidò al chirurgo viennese Joseph Halban il compito di rimuovere la clitoride per riattaccarla vicino alla vagina. Pensava che fosse una procedura semplice, ma l’operazione fallì (due volte!) miseramente. Non si sa se spinta dalla propria condizione anatomica o per scelta intellettuale, Marie appoggiò la “propaganda pro-vagina” che, secondo la Roach, vede in Freud uno dei più nobili sostenitori. Il padre della psicoanalisi, invece, non fu amico della clitoride: considerava quel magico frammento di carne, che diede tanti guai e illusioni alla Bonaparte, un gingillo per donne Peter Pan.

Il gadget dell’eros
Gli esperimenti più bizzarri contemporanei sono la parte più divertente del libro. «La scorsa estate», racconta, «mi trovavo nella biblioteca di una scuola di medicina e stavo fotocopiando delle pagine da un articolo intitolato “L’uso dell’aspirapolvere nell’autoerotismo mortale”, quando la carta si è inceppata», racconta. «Non avendo il coraggio di chiedere aiuto all’assistente di sala, mi sono spostata su un’altra macchina e ho ricominciato il lavoro da capo». Non solo aspirapolvere. Nell’ufficio dell’azienda NuGyn, che vende attrezzi per le disfunzioni maschili, a Spring Lake Park, in Minnesota, il telefono suona in continuazione. Curt Olson giura che spesso si tratta di donne che non sanno localizzare la propria clitoride. E l’incontro tra la Roach e l’inventore dell’Eros Clitoral Therapy Device, una specie di pompa aspirante per mastubarsi, è esilarante. Roach gli chiede cosa gli ha fatto pensare che una pompa fallica per le donne fosse necessaria per il mondo? E lui risponde: “Un giorno, insieme al mio capo, ci siamo chiesti quale poteva essere il nostro prossimo prodotto, e ci siamo resi conto che c’era la pompa per il pene, ma che mancava un prodotto per il mercato femminile”. Insomma un’idea nata per puro marketing. «Inpratica funziona come un vibratore: aumenta la pressione sanguigna sui genitali», spiega Roach. «Ma quando ho chiesto a un gruppo di donne qual è la differenza tra un arnese che costa circa 400 dollari, un vibratore e il proprio dito nessuna mi ha saputo rispondere ».

Ricerca sul campo
Non è facile trovare persone che si sottopongano a esperimenti per questi nuovi Masters e Johnson, che negli anni Cinquanta erano riusciti addirittura a filmare il coito con una “penis camera” da infilare nella vagina. Oggi la maggior parte sono studenti che magari hanno bisogno di un po’ di soldi e non hanno difficoltà a rispondere a qualsiasi tipo di domanda. Sull’onda della tecnologia all’avanguardia, Mary Roach si è anche sottoposta in prima persona a un esperimento. Si è rivolta al dottor Deng, un medico di Londra che sta sviluppando una nuova tecnica a ultrasuoni in immagini, chiedendogli se poteva essere presente durante le “riprese” della performance erotica di una coppia. Il dottor Deng, pur ben disposto, si mostrò incapace di trovare la coppia disponibile a farsi osservare durante l’atto sessuale da qualcuno che non indossasse il camice bianco. A quel punto a Mary non è restato che scendere in campo, coinvolgendo chi, se non il suo povero marito Ed? «Una cosa surreale», racconta la scrittrice-scienziata. «Prima di tutto avevo con me un taccuino, poi il dottor Deng mi ha messo una sonda sul ventre, di quelle usate per l’ecografia, ed era impossibile eccitarsi. Come quando il medico infila il guanto di gomma e ti dice: “E adesso lei sentirà il mio dito nel suo retto”, e tu pensi: “Strano, davvero strano”». Al marito l’autrice dedica una medaglia nei ringraziamenti a fine volume. Possiamo dire: del tutto meritata.

(Pubblicato il 02 maggio 2008)

http://seidimoda.repubblica.it/dettaglio/Vi-racconto-che-cose-lorgasmo/45983?page=1

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