Ognuno muore solo Ognuno muore solo

Ognuno muore solo

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La presentazione e le recensioni di Ognuno muore solo, opera di Hans Fallada edita da Sellerio. "Il libro più importante che sia mai stato scritto sulla resistenza tedesca al nazismo" (Primo Levi). "Ognuno muore solo" (uscito nel 1947) è una rielaborazione letteraria dell'inchiesta della Gestapo che portò alla decapitazione due coniugi berlinesi di mezz'età. Una spietata caccia all'uomo, con tanto di bandierine sulle carte, guidata da investigatori tanto tecnicamente capaci quanto irrazionalmente mossi da un fanatismo assurdamente sproporzionato agli scopi. E probabilmente le ragioni dell'oblio e della riscoperta stanno appunto nel fatto che è un romanzo sulla resistenza. Un romanzo sulla resistenza e sulla disperazione. Contrastante, quindi, con il luogo comune di un Hitler che non conobbe oppositori tra la gente ordinaria, unita nella colpa collettiva. Fallada racconta di poveri eroi. Anna e Otto Quangel, lui caporeparto lei casalinga, come tutti i loro pari soli e addormentati e poco prima ancora abbagliati dal Fiihrer, conoscono un risveglio dopo la notizia della morte del figlio al fronte, e cominciano a riempire alcuni caseggiati della loro Berlino con cartoline vergate in modo incerto di appelli ingenui di ribellione. Lo fanno per comportarsi con decenza fino alla fine, ben sapendo che morranno e sicuri che nel vicino incontreranno più facilmente il delatore. L'autore li illumina, scorgendo in loro una specie di coscienza della nazione, rappresentata dai tanti volti intorno, espressioni di un popolo spaccato in due, chi opprime e chi è sepolto nella sua paura.

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Ognuno muore solo 2012-03-06 10:36:20 tenca 1946
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tenca 1946 Opinione inserita da tenca 1946    06 Marzo, 2012
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Ognuno muore solo.

Di Hans Fallada non avevo letto niente prima di questo libro, che non esito a definire un capolavoro e ringrazio chi me l'ha consigliato. La storia di una resistenza al nazismo nata dal basso, non per ragioni ideologiche, ma per ragioni legate al dolore insostenibile per la morte di un figlio in una guerra lontana di cui un comune cittadino, capo operaio, non può comprendere le ragioni, trasforma un personaggio ordinario, che conduce una vita normalissima , nè felice o infelice, scandita dai tempi dei suoi doveri civici (lavoro, famiglia, riposo) in una sorta di davide che si permette di sfidare un Golia invincibile e di dare una senso al proprio dolore. La ribellione degli umili, così mirabilmente descritta da Fallada, ci offre uno spaccato di quello che poteva essere la società tedesca di quel tempo, permeata da un ideologia da tutti accettata ma al cui interno qualche voce dissenziente, pur destinata a soccombere o ad adattarsi e nascondersi per sopravvivere esisteva, soprattutto tra la gente comune. Il tutto narrato con uno stile degno di un grandissimo autore.

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Ognuno muore solo 2011-03-07 21:31:28 Patrizia Chierchini
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Opinione inserita da Patrizia Chierchini    07 Marzo, 2011

ognuno muore solo

Fallada ti prende per mano e ti fa conoscere la parte più vile e meschina e nello stesso tempo la parte più nobile dell'uomo

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Ognuno muore solo 2010-11-27 13:19:30 Jan
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Jan Opinione inserita da Jan    27 Novembre, 2010
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Hans Fallada è stato uno degli scrittori tedeschi più grandi che siano esistiti.
Pochi lo sanno.
E' piacevole pertanto che la Sellerio, comprati i diritti alla Einaudi, si sia premurata di ristampare il più importante manifesto antinazista tedesco.
"Ognuno muore solo" è la storia meravigliosamente triste di un vecchio operaio tedesco che dichiara guerra ad Hitler, reo di avergli portato via il figlio sul fronte russo.
La ribellione di Fallada è simile alla "Ribellion" di Joseph Roth, ma meno ebraica...più teutonica e meticolosa.
Il vecchio padre ferito incomincia a girare per la città seminando ovunque biglietti altamente sovversivi: "HITLER UCCIDE I NOSTRI FIGLI", oppure "HITLER, IN RUSSIA VACCI TU".
I biglietti vengono infilati nei sottoscala, lungo le sale d'aspetto dei medici, sui tram.
Ad un certo momento il Reich se ne accorge e incomincia un'indagine contro questo "movimento destabilizzatore".
Genialmente attualissimo, "Ognuno muore solo" è il capolavoro di un uomo che si innamorò della sua pazzia e ne fece un'opera d'arte.

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