Le mie prigioni Le mie prigioni

Le mie prigioni

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Le mie prigioni, opera di Silvio Pellico edita da Mondadori. Si articola in un arco di tempo che va dal 13 ottobre 1820, data in cui l'autore venne arrestato a Milano per la sua adesione ai moti carbonari, al 17 settembre 1830, giorno del suo ritorno a casa. In esso Pellico descrive la sua esperienza di detenzione - prima ai Piombi di Venezia e poi nel carcere dello Spielberg di Brno - accomunata a quella dell'amico Piero Maroncelli in seguito alla commutazione della condanna a morte ricevuta a detenzione in carcere duro.

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Le mie prigioni 2012-05-12 13:06:48 Nadiezda
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Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    12 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 17 Mag, 2012
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Le memorie di Silvio Pellico

Si tratta di un classico che racchiude le memorie di Silvio Pellico.
L’autore cominciò la sua composizione nel 1831 e lo concluse nel 1832.
È diviso in 99 capi e siccome è scritto in un italiano antico sono state aggiunte delle note che aiutano il lettore a capire meglio alcune parti.

Vengono descritte le sue esperienze di detenzione.
In un primo momento ai Piombi di Venezia e successivamente nel carcere dello Spielberg di Brno.
La stesura di quest’opera venne incoraggiata dall’abate Giordano, il quale successivamente divenne il suo padre spirituale.

L’autore è riuscito a far assumere alla sua storia due aspetti: da una parte quello politico e dall’altra quello religioso.
Inoltre alterna pensieri deprimenti con ricordi della vita precedente al carcere.
In questo modo Silvio Pellico riesce a descrivere con realismo la durezza dei giorni passati nel carcere austriaco.

Lo stile di scrittura ci fa capire come l’autore abbia sofferto ingiustamente rovinando in modo permanente la sua salute.
Persino dopo la liberazione accuserà per ben quattro mesi di uno stato di insonnia febbrile dove continuava a sognare di essere ancora prigioniero.

Nelle sue memorie ha deciso di non parlare mai di cosa accadeva durante i vari processi subiti e non ha neppure mai offeso i suoi detentori, anzi talvolta li chiamava “uomini di buon cuore”.

Consiglio a tutti la lettura delle memorie di un uomo nobile e valoroso, il quale decise di sacrificare la sua libertà per portare avanti le sue idee.
Infatti la sua incarcerazione avvenne poco dopo l’adesione ai moti carbonari.

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