Mastro don Gesualdo
Letteratura italiana
Editore
Giovanni Verga (1840, Catania) nacque da famiglia nobile. Abbandonati gli studi di giurisprudenza, si dedicò all'attività letteraria. A Firenze, dove si trasferì nel 1869, frequentò gli ambienti letterari e conobbe Luigi Capuana. Dal 1872 fu a Milano: qui vivrà per vent'anni. Successivamente, tra il 1874 e il 1884, cominciò un nuovo periodo dell'arte verghiana: quello del Verismo e del "ritorno alla Sicilia" con la pubblicazione della novella Nedda. Tra le sue opere: Storia di una capinera, il suo primo romanzo che riscosse da subito grande successo, I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo, Novelle rusticane tutte pubblicate da Mondadori nella collana Oscar classici.
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Un eroe solitario nella torrida Sicilia verghiana
Un personaggio lirico, un solitario lottatore che vive per la sua "roba" e per la sua famiglia. Gesualdo è il simbolo dell'ideale dell'ostrica che si tuffa e viene risucchiata dalla marea, tuttavia è un'ostrica ben diversa dalla Lia dei "Malavoglia", è un'ostrica che si ostina a nuotare nella tempesta che sembra volerla risucchiare nel gorgo. E la sua denominazione "Mastro-Don" è il primo ostacolo che questo robusto figlio della terra deve affrontare : non è più un contadino, nè un borghese, ha spiccato il volo verso la nobiltà infrangendosi contro il muro delle critiche bigotte della società siciliana ottocentesca. Un uomo nato figlio di muratori non può morire aristocratico. Lo testimonia la sua morte snaturata da quell'ambiente a cui Gesualdo è così affezionato, lontana dal paesaggio della Canziria a cui il protagonista è così intimamente legato (la Canziria è la prima terra che Gesualdo ha acquistato, sulla base della quale ha poi costruito la sua fortuna). Il decesso di Gesualdo avviene tra la quasi totale indifferenza della figlia,alla quale si accosta soltanto attraverso un intimo ed unico colloquio pochi giorni prima della morta, e il cinismo crudele dei servitori che si rifiutano di servire chi è "nato come loro" : è la fine di una vita vissuta per l'accumulo della roba, roba destinata a quella figlia che non è nata dal suo seme. La nobile Bianca Trao con la quale Gesualdo contrae il proprio matrimonio si rivela essere uno dei pochi "affari sbagliati" che il fiuto del Mastro-Don non è riuscito ad individuare, un affare che si conclude, così com'è iniziato, nella solitudine e nella tristezza della morte di Bianca.
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Il fallimento della logica dell'avere
Mastro Don Gesualdo è un classico.Un pezzo di storia della letteratura italiana.In esso seguiamo la vicenda personale del protagonista:conosciamo la sua ingordigia di benestante nato povero che accumula i beni (la roba)senza saperne godere;il conflitto generazionale che si sviluppa nell'ottica della famiglia patriarcale tra lui e il padre,e che impedisce l'instaurarsi di un normale rapporto affettivo fra i due;il subordinare agli interessi economici l'unico sentimento sincero che egli ha nella propria vita,cioè quello con la serva Diodata.
Tutto questo lo porta ad un inevitabile fallimento a livello personale e sentimentale parallelamente all'altrettanto inevitabile fallimento della società a cui appartiene,fondata sulla logica dell'avere invece che su quella dell'essere.
Sullo sfondo i moti rivoluzionari del risorgimento italiano e come elemento fondamentale la trascinante scrittura di Verga.Un capolavoro imperdibile.
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120 anni e non sentirli
Eccezionale. Un romanzo di un'altra epoca, eppure più attuale di altri vecchi di "solo" 60 anni. Una storia che non passa mai, di quello che è nato povero ma diventa più attaccato alle cose terrene di chi è nato con i soldi sotto il cuscino... e che a suo modo è buono. E' una persona che ricorda la strada dalla quale è venuta, anche se antepone la roba a ogni altra cosa...
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Ultimo aggiornamento: 02 Mag, 2011
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Il Vangelo dei perdenti!
Da un'infanzia povera e un'adolescenza avventurosa alla maturità, la storia di un uomo che appagato dal successo economico, fallisce miseramente sul piano degli affetti e dei rapporti umani. Gesualdo Motta, amareggiato dagli egoismi della sua famiglia d'origine che lo sfrutta e nello stesso tempo gli rimprovera la conquista della ricchezza sposa poi la nobile decaduta Bianca Trao. Il matrimonio non riesce però a far dimenticare la sua modesta estrazione sociale e presto si rivelerà un "affare sbagliato". Un senso di estraneità e di alienazione domina Gesualdo che viene escluso dalla sua famiglia perchè arricchitosi, dalla moglie e dalla figlia e dal resto della nobiltà poichè di umili origini fino alla solitudine e alla morte senza in realtà godere veramente dei frutti sacrificio di una vita.
Che amarezza mi viene da dire..
Tuttavia Mastro-don Gesualdo ai cui personaggi, forse poco simpatici, a volte perfino irritanti, ci si affeziona, è un romanzo molto godibile. I protagonisti sono così vivi, così ben descritti e inseriti in un ambiente così realistico(la Sicilia rurale e paesana) da finire per sentirsi coinvolti, da non avvertire per nulla la “finzione letteraria”.
La potenza descrittiva di Verga, i dialoghi in una lingua più semplice del cosiddetto italiano colto ma non per questo meno efficace, il ritmo incalzante delle vicende, ne fanno un romanzo di straordinaria resa emotiva.









