La seconda mezzanotte
Letteratura italiana
Editore
Antonio Scurati (Napoli 1969) è ricercatore alla IULM di Milano e coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Editorialista della “Stampa”, ha scritto i saggi Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale (2003, finalista al Premio Viareggio) e Televisioni di guerra (2003). Bompiani ha pubblicato, in versione aggiornata, il suo romanzo d’esordio Il rumore sordo della battaglia (2006), i saggi La letteratura dell’inesperienza (2006), Gli anni che non stiamo vivendo (2010) e i romanzi Il sopravvissuto, con cui l’autore ha vinto la XLIII edizione del Premio Campiello, Una storia romantica (2007, Premio SuperMondello). Il Bambino che sognava la fine del mondo è stato finalista al Premio Strega 2009.
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"La seconda mezzanotte" di Antonio Scurati - Il co
Romanzo impegnativo, “La seconda mezzanotte” di Antonio Scurati.
Un fantasy allucinato, che ha per protagonista un eroe tragico: “il Maestro. Nello specchio ci sono un quintale abbondante di ossa robuste, nervi elastici e muscoli gonfi. Un monolite di carne violenta, squadrato sulle spalle e svasato in vita.”
Siamo nel 2092 e uno tsunami ha alterato la geografia del pianeta. L’imperialismo cinese ha colonizzato il mondo, che soggiace a cambiamenti climatici e conosce mutazioni socio-politiche.
Il romanzo si svolge a “Nova Venezia”: la città già lagunare che i conquistatori cinesi hanno trasformato nella Las Vegas del Mediterraneo, una specie di baraccone a cielo aperto. In occasione del carnevale, Venezia diviene teatro di spettacoli cruenti; corride, giochi circensi e combattimenti di gladiatori si combinano a sfrenati riti collettivi di divertimento estremo: “I giochi di carnevale saranno una sorta di torneo tra le razze. Del resto … il razzismo è il presupposto implicito del nuovo disordine del mondo.”
Un Carnevale nel quale si riversano “trecentomila esseri umani, venuti da tutto il mondo per scatenare ogni voglia e soddisfare ogni passione.”
In questo contesto, si muovono i personaggi caricaturali di una saga fantasy a tinte fosche.
Innanzitutto i gladiatori: come Aiace lo sciancato o Glauco. “… Guerrieri attendono nudi la chiamata spalmandosi il corpo di unguenti oleosi … odore di resina, sudore, oli vegetali.” E combattono ben sapendo che “al pubblico piace vedere in faccia il guerriero morente” e che “questa trovata del torneo tra le razze sta suscitando un enorme entusiasmo”.
O il ribelle Spartaco, fuggito e per questo ricercato dalle autorità cinesi. Da catturare a tutti costi per la spettacolarizzazione del torneo: “Questo giovane uomo è perfetto per l’apoteosi del mio torneo tra le razze. E’ solo grazie a esemplari meravigliosi e terribili come lui che il razzismo funziona.”
Il più inquietante di tutti è forse Xiao, il procuratore cinese: “un corpo e un volto radicalmente e costantemente rimodellati dalla chirurgia, dai chip sottopelle, dalle tossine botuliniche. Le labbra e gli zigomi tesi dai siliconi … Il destino dell’uomo in viaggio fuori dalla galassia della fisionomia umana … un uccello nidiaceo …”
Danno la caccia a Spartaco gli “Zero”, i mercenari che difendono il potere cinese, rappresentato dal governatore: “Per il suo insediamento, Li Ziyang allestirà dei giochi gladiatori senza precedenti quanto a munificenza, sfarzo, clamore.”
Lo stile di Scurati è ricco dal punto di vista terminologico e immaginifico quanto a efficacia descrittiva. Le scene sono sempre millenaristiche e rappresentano l’esasperazione di una fantasia protesa a trarre le conseguenze iperboliche delle premesse che l’uomo, con la sua scelleratezza, ha posto nel corso della storia.
Il paradosso è sempre un ottimo sistema per rappresentare le verità. In fondo è lo stesso metodo che in geometria viene utilizzato nelle dimostrazioni per assurdo. Ma qui, purtroppo, non c’è in palio una soluzione matematica. Qui si tratta del destino dell’umanità. Sul quale aleggia una certezza: se l’uomo non correrà ai ripari, quello dipinto da Scurati sarà il futuro che inevitabilmente ci attende. Questo, per lo meno, è il fondato timore di …
… Bruno Elpis
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Si tratta di un capolavoro!
Visionario e apocalittico si ama o si destesta ma rappresenta, a mio giudizio, uno straordinario momento di fusione tra letteratura e filosofia con spunti di riflessione profondi senza perdere di vista il gusto della lettura che mai deve essere sacrifiato da chi racconta una storia.
L'inimitabile stile di Scurati (miglior scrittore italiano) trova la sua massima esaltazione pur in un contesto non facile da capiere ed accettare.
Imperdibile per fascino e suggestione. Spero riscontri il successo che merita.









