L'Isola dei liombruni L'Isola dei liombruni

L'Isola dei liombruni

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di L'Isola dei liombruni, romanzo di Giovanni De Feo edito da Fazi. È l'alba. Scarmigliati e irruviditi di salsedine, Smiccio e Zenzero si svegliano. Un'amicizia fraterna li lega. Oggi è il giorno del loro compleanno. mensile! Solo un pretesto per scambiarsi dei regali, dal momento che entrambi avranno per sempre 14 anni: perché potrebbe sembrare Procida, o qualunque altro scoglio incastonato nel Mediterraneo, svenuto sotto il sole che non lascia scampo, ma questa di Smiccio e Zenzero è un'isola di sogno sospesa nel tempo di un'estate eterna. Per i due ha inizio così un'altra giornata da consumare tra passatempi intinti nell'innocente ferocia di ragazzini; una giornata ideale per sparare ai gabbiani, per insanguinarsi i piedi in corse tra sassi e sterpi, per fare un giro in barca fino alle statue dei Colossi che vegliano l'isola. Per scoprire, lontana, una macchia scura, qualcosa. qualcuno. Un Alto! Inseguirlo è un divertimento. Come raggiungerlo. E poi ucciderlo. Benvenuti in questo viaggio in un mondo fantastico e oscuro, dove gli Alti non sono che gli adulti, quei pochi sopravvissuti all'orgiastica notte di violenza della Carnara; dove i sanguinosi Certami sono le sfide che risolvono le contese; dove i ragazzi possono diventare potenti Baroni e le ragazze belle e perfide Capere, signore dello Struscio serale e di amori brevi e fulgidi come fiammate. Questa è l'isola dei Liombruni,uno spazio incantato in cui i sentieri si snodano insieme alle intricate storie delle Sibille,opulente profetesse che predicono il futuro, e di quei semidèi chiamati Scalzi, spietati bambini senza ombelico e coi piedi di vetro - dunque mai nati e privi di radici - padroni di Ombre, Vento, Nuvole, Sabbia e di tutte le forze della natura. Un sogno collettivo destinato a incrinarsi sotto il peso delle passioni più adulte che pian piano vi si insinuano: l'amore proibito di Smiccio per la capera Cecella, la bruciante gelosia di Zenzero, l'avidità dei Baroni, mentre si fanno e disfano alleanze, e inesorabile si prepara una nuova, ultima, devastante Carnara.

Giovanni De Feo è nato a Roma. Laureato in Storia del cinema, nel 2003 ha vinto il Premio Solinas per la miglior sceneggiatura originale e da un suo soggetto è stato tratto il film L'uomo fiammifero, finalista al David di Donatello 2010. Ha pubblicato con E/O e nel 2010, con Salani, il romanzo fantastico Il mangianomi. Ha insegnato all'Università di Reading e a Oxford, alla Berlitz School. Attualmente insegna Letteratura italiana alla Deledda International School di Genova.

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L'Isola dei liombruni 2013-03-15 09:48:39 amedh74
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amedh74 Opinione inserita da amedh74    15 Marzo, 2013
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Senza infamia e senza lode

Lo stile narrativo scorre e abbastanza e risulta piacevole. È scritto in maniera volutamente informale, essendo la storia narrata da ragazzi appena adolescenti, eppure a tratti risulta un po’ forzato e macchinoso.
La trama è comunque avvincente e dopo un inizio tranquillo, comincia a crescere di intensità e velocità, intrigando il lettore all'interno del mistero e portandolo verso la verità.
L’ambientazione del libro è affascinante, i personaggi sono piacevoli, caratterizzati senza troppa profondità ma sufficientemente per non essere scontati o piatti, con alcune eccezioni di personaggi complessi e molto interessanti.
Dopo un inizio un po’ lento e anonimo, il libro diventa subito interessante e alla fine diventa quasi magnetico, lasciando una sensazione di nostalgia e tenerezza al termine della storia. Dopo le quasi quattrocento pagine di racconti, emozioni, pensieri, ed eventi, ci si sente partecipi della storia come si fosse vissuti sull'isola insieme ai protagonisti del libro, e questo è un merito per lo scrittore, perché saper coinvolgere il lettore è sempre una dote rara.

È un libro senza pretese ma ma una lettura piacevole, che non consiglierei a tutti perché alcuni potrebbero ritenerlo infantile e inverosimile, ma che a un buon sognatore può regalare ore di buon divertimento.

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L'Isola dei liombruni 2012-06-04 15:49:34 lilith shadows
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lilith shadows Opinione inserita da lilith shadows    04 Giugno, 2012
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UN FANTASY ONIRICO

"L’isola dei Liombruni" è un sogno e lo stile narrativo ne segue le pieghe e gli intrecci. Anche se non sempre gli elementi della trama e i concetti sono espliciti e ben definiti -risultato ricercato volontariamente per rendere l'atmosfera onirica del romanzo- la narrazione risulta scorrevole e piacevole.
Il linguaggio, che spesso ricalca la parlata giovanile, si avvale di termini e modi di dire territoriali che rendono vivida e subito comprensibile, senza bisogno di preamboli, la realtà di Smiccio e Zenzero; la realtà della banda di Primo, il bambino che sogna l'isola e ne è l’artefice, in un tempo e un luogo d’estate che rimandano alla spensierata gioventù trascorsa in una piccola comunità mediterranea.
Il periodo descritto è quello in cui si convive e si fanno esperienze, tra giochi, amicizie e passioni leggere come l’età dei protagonisti. Un periodo che forma il carattere e acuisce la consapevolezza di se stessi e del monto circostante, attraverso snodi cruciali del vissuto e riti di passaggio verso una fase di crescita successiva.
Il sogno di Primo è tutta una rappresentazione della crescita, e come tale non manca di confusione, incertezza, ribellione nei confronti di una realtà da cui i ragazzi si sentono schiacciati; una realtà rappresentata da personalità a loro “superiori”, cui possono rivolgersi solo alzando lo sguardo, gli adulti, chiamati proprio Alti e in cui identificano la morte dell’innocenza e della spensieratezza.
È una ribellione violenta e cruda, questa, che culmina nella Carnara, la notte di lotta e sangue in cui bambini e ragazzi si sono impossessati dell’Isola, quando ha avuto inizio il sogno di Primo e l’avventura dei protagonisti.
La vita spensierata dell’isola dei Liombruni, misteriosi animali che scorrazzano liberi sulla terra dei bambini e intoccabili per legge, si fonde così, in maniera efficace, a toni cupi, più che dark tipici dell’horror, che richiamano l’atmosfera de "I figli del grano" di Stephen King (racconto compreso nella raccolta "A volte ritornano", da cui è tratto il famoso film diretto da Fritz Kiersch "Grano Rosso Sangue") e raffigurano bene il travaglio della crescita pre-adolescenziale e adolescenziale. Elementi mischiati ad altri che riecheggiano antichi miti - ad esempio la figura degli Scalzi, sorta di semidei in cui si trasformano i bambini che muoiono nel sogno - che si sposano bene con l’ambientazione dell’Isola e la caratterizzano.
E' un periodo che rifiuta l’autorità e chi la incarna, ma di cui gli stessi compagni di Primo non possono fare a meno di sentirne il bisogno, come dimostra la nascita spontanea dei Baroni, ruoli autoritari giocati dai ragazzi più grandi. Come non posso fare a meno di provare il bisogno d’interrogarsi, comprendere, varcare la soglia di una tappa esistenziale. Almeno Zenzero, uno dei punti di vista maggiormente sfruttati nella narrazione e motore dell’evolversi della vicenda. E in modo diverso anche il suo amico Smiccio.
"L’isola dei Liombruni" non è una lettura frivola, ma una trama ben congegnata, intrigante, piena d’azione e suspense che la rende avvincente e scorrevole. Piacevole e intensa. Onirica fino all’ultima riga. Un libro che merita attenzione così come il suo autore Giovanni De Feo.

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