La giostra dei criceti La giostra dei criceti

La giostra dei criceti

Letteratura italiana

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La giostra dei criceti racconta una rapina e una grande macchinazione. Quattro balordi della mala romana, René, Franco, Cinese e Cencio, hanno organizzato un furto in banca, ma qualcosa andrà storto. Nel frattempo nei palazzi del potere, negli uffici del ministero del Tesoro, alcuni burocrati organizzano una trama allucinante per risolvere drasticamente il problema delle pensioni. Tra questi due mondi apparentemente senza contatto, tra centro e periferia, in cima e in fondo alla scala sociale, tutti cercano la stessa cosa: il colpo grosso e definitivo, quello che ti sistema per sempre. Pubblicato originariamente nel 2007 La giostra dei criceti è satira sociale, suspense, il sentimento e il cinismo, i morti di fame e i morti ammazzati.

Recensione della Redazione QLibri

 
La giostra dei criceti 2017-04-03 19:06:04 Vita93
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3.5
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4.0
Vita93 Opinione inserita da Vita93    03 Aprile, 2017
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Fango

Periferia romana. Un concentrato di persone, odori, immagini. Decine di zone industriali e palazzi grigi dove a storie di dignità, sopravvivenza e riscatto fanno da contraltare degrado e abbandono.
Una banda di quattro modesti criminali ha deciso di rapinare una banca per fare il colpo grosso. Per svoltare.
Sembra un colpo facile, tutto è stato preparato nei minimi dettagli. Ma qualcosa va storto e le sirene dei carabinieri arrivano più in fretta del previsto.
Nel frattempo un ingegnere, un onorevole, un generale dell’ esercito e il direttore generale di un ente pensionistico si accordano per risolvere a modo loro un problema che affligge il paese.
Ovvero il problema delle pensioni. O meglio, dei pensionati. Ce ne sono talmente tanti da aver superato di gran lunga il numero dei lavoratori e da rappresentare un freno all’ economia. Serve un taglio netto, una scrematura. Qualcuno in grado di selezionarli in base a specifici requisiti, e qualcun altro in grado di eliminarli.

Antonio Manzini, celebre per la serie del vicequestore Rocco Schiavone, mescola noir, tragedia e comicità in questo interessante e concitato romanzo datato 2007.
Il linguaggio mi ha in parte ricordato Ammaniti, mentre i personaggi principali mi hanno fatto tornare in mente il personaggio de “ Lo Zingaro “ del celebre ed emozionante film “ Lo chiamavano Jeeg Robot “, un altro delinquente di periferia alla costante ricerca del botto, del colpo grosso.

Le tematiche affrontate con ironia tragica da Manzini sono molto più profonde di quanto lo stile vagamente splatter e grottesco potrebbe lasciar supporre.
Emerge un curioso scontro tra generazioni. Tra quella dei lavoratori, di età compresa tra i 30 e i 50 anni, e quella degli anziani pensionati descritti nel libro come beati egocentrici, approfittatori.
Come se i giovani non perdonassero alla generazione precedente di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità e di aver contribuito a creare una situazione di crisi economica scaricando tutto sulle spalle degli attuali lavoratori e contribuenti.
Non mancano riflessioni ciniche su una certa categoria di politici preoccupati a mantenere le proprie posizioni di potere, sul fenomeno dei falsi certificati di invalidità, delle pensioni anticipate o eccessivamente onerose.

I protagonisti però non sono la politica, né l’ Inps, né lo scontro generazionale. Sono gli emarginati, quelli a cui la vita non ha mai regalato niente e che oscillano tra rassegnazione e desiderio di scappare. Piccole marionette prive di senso di comunità, criceti che corrono attorno ad una giostra.
E se guardi solo davanti la giostra non ha vie di fuga, e torna sempre al punto di partenza.

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