La setta degli angeli
Letteratura italiana
Editore
Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata (1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore (2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro), Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011); e inoltre i romanzi con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell'acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L'odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d'agosto (2006), Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L'età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009), La caccia al tesoro (2010), Il sorriso di Angelica (2010), Il gioco degli specchi (2011).
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 6
…o dei diavoli?
Eccomi a recensire un altro libro di Camilleri, come avrete capito, questo scrittore mi ha appassionato.
Si tratta di un giallo-storico, ma questa volta il protagonista non è il conosciutissimo Commissario Montalbano.
Si narra un fatto storico realmente accaduto in Sicilia e di un avvocato che denunciando il fatto passa dalla parte del torto.
Il fatto è avvenuto precisamente ad Alia (nel romanzo chiamata Palizzolo), fece nascere uno scandalo di portata nazionale che provocò l’intervento di Filippo Turati e Don Sturzo.
Passiamo alla trama del libro.
Siamo nella Sicilia del 1901 ed un avvocato scopre una setta segreta chiamata “setta degli angeli” la quale era composta da preti e persone note del luogo.
Quest’ultimi attiravano a sé le ragazze giovanissime o in procinto di sposarsi per svolgere degli strani “esercizi spirituali” nelle sagrestie delle chiese.
L’autore anche in questo romanzo scrive in siciliano anche se è un dialetto più stretto del solito non ho avuto problemi di comprensione.
Tutto in questo libro è nuovo, i personaggi e la cittadina sono totalmente cambiati dagli altri racconti.
La prima parte secondo un mio parere è stata più veloce ed interessante in confronto alla seconda, ma in complesso mi sento di volerlo consigliare.
Un libro che mi ha molto conquistato e che ho terminato di leggere in poche ore.
Una storia diversa dalle altre perché in questo fatto sono i cattivi a vincere e non i buoni come di solito accade.
La morale sicuramente mi ha lasciato l’amaro in bocca.
“Il rifiuto della conoscenza della verità!”
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E' veramente cambiato qualcosa?
Camilleri in agrodolce in questo romanzo che racconta una storia di ordinario squallore che si svolse a inizio 1900 nel paese di Alia (Palizzolo nella finzione) in cui un gruppo di preti approfitta della credulità di un gruppo di giovani vergini, alcune minorenni, scatenando una vera e propria caccia al ... diavolo! Un brillante capitano dei Carabinieri si allea ad un avvocato /giornalista, considerato il Male per le sue idee moderne e anticlericali, scoprendo la losca faccenda. Ma i due saranno eroi per un giorno: ben presto, la loro intraprendenza scatenerà la reazione del clero, della politica e della Mafia che uniti .... beh, non voglio rovinarvi il finale. Camilleri si conferma uno dei più grandi scrittori italiani degli ultimi 30 anni.
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Divertente e reale
?"Paìsi di settimila bitanti, assistimato proprio al centro di granni latifondi, nel milli e novicento e uno Palizzolo vantava dù marchisi, quattro baruni, un duca di centodù anni che non nisciva cchiù dal castello e un martiri antiborbonico, l'avvocato Ruggero Colapane, 'mpiccato sulla pubblica piazza per aviri aderito alla Repubblica partenopea.
Ma il vanto maggiore erano le otto chiese, ognuna addotata di campanile e di campane accussì potenti che quanno sonavano tutte 'nzemmula per le case era priciso 'ntifico a 'na passata di terremoto."
E' davvero una piccola gioia leggere un libro storico di Camilleri. Un avvenimento realmente accaduto all'inizio del secolo scorso ad Alia, "il rifiuto della conoscenza della verità". Si stigmatizza chi indica il reato, l'immoralità o l'atto vergognoso molto più di chi ne è colpevole. Bello come "Il re di Girgenti" o "La presa di Macallè" o tutti gli altri..E' la nostra storia, la storia dei paesini bigotti che gridano "all'untore" consapevoli dei propri scheletri nascosti e rifiutati. Se non fosse tragicamente reale ci sarebbe ridere e, tuttavia, la capacità del Maestro di divertire scatenando profonde e solitarie risate è notevole nonostante l'istintiva, razionale, indignazione. Mi piace troppo Camilleri, il Camilleri dei romanzi storici è superlativo.
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La ruota comincia a girare al contrario
La ruota comincia a girare al contrario, comincia il riflusso… ma alla fine, in un modo o nell’altro, tutto si sistema! Chi si è “macchiato” di colpa viene fuori lindo e puro, chi ha fatto in modo che la colpa venisse smascherata è costretto a far le valigie, vedendo intorno a sé solo terra bruciata e sguardi sfuggenti. E così, la quotidianità di un piccolo paesino come “Palizzolo” torna a sopravvivere: tra le liti dei soci dell’aristocratico Circolo “Onore e Famiglia”; tra le prediche dei parroci delle otto chiese del paese, corredati dal rispettivo stuolo di “fedeli”; tra le avventure e le sventure di un capitano dei Carabinieri (piemontese spedito in Sicilia!) e di un avvocato-giornalista. E quest’ultimo diventa, suo malgrado, il protagonista della storia, visto prima come il diavolo in persona, poi come l’esempio del coraggioso che ha agito da idealista, poi nuovamente come blasfemo e sovversivo. Il Don Chisciotte delineato da Camilleri è un avvocato che difende gli ultimi, affiancando alla sua vicinanza nei confronti dei più deboli il suo lavoro di giornalista pungente e realista. Ma ciò lo rende inviso agli occhi dell’aristocrazia temporale e spirituale: è lui che difende “ i morti di fame, quelli che non hanno gana di travagliari, i sovversivi, i privi d’onore” e sono sue le “nefandezze con tutta evidenza ispirate dal diavolo”. E malgrado si aspettasse un minimo di riconoscenza da parte dei suoi compaesani, “la rota ha principiato a girari all’incontrario…”.
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Quando nobiltà, clero e mafia fanno squadra...
Ecco uno spaccato istruttivo e ,nello stesso tempo, desolante della Sicilia dei primi anni del Novecento. Camilleri abbandona temporaneamente il commissario Montalbano ed esplora da par suo l’ambiente siciliano di più di un secolo fa, ricordandoci un fatto sconvolgente e realmente accaduto in un paese siciliano di poche migliaia di abitanti ( Alia), dove i parroci delle chiese della comunità, riuniti in una specie di setta, corrompono giovani “picciotte” (anche minorenni), inducendole a pratiche abominevoli come strumento per acquisire indulgenze divine. Un avvocato coraggioso scopre i fattacci, accusa i colpevoli (che vengono sospesi e allontanati) ma, ahimè, deve fare i conti con il gretto ambiente locale, ove i nobili, il clero e la mafia erigono muri di omertà, insabbiano la verità (con la complicità delle istituzioni) e inducono il malcapitato avvocato a gettare la spugna e ad abbandonare l’isola e l’Italia riparando da parenti americani. Mentre nelle indagini di Montalbano, così seguite e amate dal grande pubblico, Camilleri incentra il racconto sulle vicende poliziesche e sui rapporti che le stesse hanno con gli interessi dei boss locali e con l’ottusità e l’insipienza di autorità e politici, nei romanzi sociali ( che non tutti forse apprezzano) l’Autore mette a nudo il suo animo generoso e onesto, denunciando scomode verità e mettendo in luce piena torti e ingiustizie di un mondo arcaico fondato sui privilegi delle caste e sulla stupida arroganza del potere. Camilleri vuole forse sottintendere ( e con piena ragione) che oggi, forse, non molto è cambiato e che la mentalità di certe “caste”pervade la nostra vita sociale e politica in modo più sottile e sofisticato. “ La setta degli angeli” è da leggere e meditare , per riflettere su un mondo non del tutto scomparso e mentalità non del tutto desuete . I tifosi del simpatico commissario Montalbano,messo per ora a riposo,si tranquillizzino : si cimenterà presto in una nuova indagine nel prossimo romanzo di Camilleri.
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la setta degli angeli
ennesima dimostrazione, nel caso ce ne fosse bisogno, delle capacità incredibili del Sig. Camilleri. ci fa immergere totalmente in un atmosfera sicula al punto che ci sembra di sentire persino i profumi di questa terra meravigliosa e ancora selvaggia. a differenza di altri suoi libri, in questo lo scritto dialettale è molto presente, al punto che , nel mio caso, la lettura andava a rilento,non comprendendo all'istante tutte le parole. la storia è interessante e accattivante. non vi è montalbano, ma di indagini si tratta per scoprire chi ha messo in cinta 4 ragazze del paese, assolutamente caste e tutte "casa e chiesa ". un bel libro, non c'è che dire.









