Respiro corto
Editore
Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive in Sardegna. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco (e/o). Per la stessa casa editrice ha scritto, oltre ad Arrivederci amore ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003), i seguenti romanzi: La verità dell'Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all'uscita, Il corriere colombiano, Il maestro di nodi, Niente, piú niente al mondo, L'oscura immensità della morte, La terra della mia anima e Cristiani di Allah. Con Marco Videtta ha scritto Nordest. È anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani e riviste. Per Einaudi ha pubblicato, con grande successo, Mi fido di te («Einaudi Stile libero» 2007 e «Super ET» 2008), scritto con Francesco Abate, e due racconti inseriti nelle antologie Crimini e Crimini italiani. I suoi libri sono tradotti in vari Paesi e molti sono i premi letterari vinti.
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 2
Lento lento lento...
È il primo libro di Carlotto che leggo ed onestamente credo sia anche l'ultimo, anche se leggendo online alcune recensioni di altri suoi libri sembra che l'autore sia molto più di questo scialbo e piatto noir. Il romanzo in questione è ambientato a Marsiglia, dove 4 ragazzi provenienti da famiglie mafiose di tutto rispetto, provenienti da varie parti del globo, decidono di ritrovarsi (per caso) e cercare di aumentare le già grandi ricchezze a loro disposizione. Nella stessa città troviamo anche: un politico corrotto, una poliziotta brutta e dai metodi operativi alquanto discutibili, un criminale paraguaiano in esilio e i servizi segreti russi... Il linguaggio è semplice e diretto, quasi basilare, forse troppo, i personaggi sono descritti superficialmente e soprattutto sono eccessivamente surreali. Uno dei punti negativi è proprio questo, forse sono troppi personaggi per un romanzo di sole 200 pagine, e nessuno riesce a prendere realmente il centro della scena. In sostanza tutti protagonisti, nessun protagonista. Ma forse il problema principale è che sono tutti troppo surreali, al limite della realtà e a volte un po' oltre. Il tradimento è il fulcro del racconto, tutti tradiscono e vengono traditi, e già verso la metà del libro si capisce come andrà a finire il romanzo. Ed infatti, il colpo di scena finale (che in un romanzo con così poche emozioni ci sarebbe stato bene) manca, rendendo il romanzo troppo troppo scontato e surreale. Onestamente non ho trovato lati positivi in questo libro, l'unica cosa buona è che da quello che ho letto un po' in giro questo sembra essere uno dei peggiori romanzi di Carlotto. Speriamo sia così.
Indicazioni utili
Opera incompiuta
Il mio primo incontro con Carlotto che da anni scrivi bei libri. Questa volta abbandona lo schema abituale – la storia che ruota attorno ad un personaggio cattivo, sgradevole ma terribilmente affascinante – per raccontarci una città e, con lei, la metafora del crimine che oggi come ieri è sempre uguale a sé stesso, anche se è in continua evoluzione. Un affresco veloce e ricco di personaggi ben delineati. Ritmo serrato. Succede molto in questo libro. Le storie si incontrano e si scontrano. I caracters sanguinano, si sparano, vengono torturati, truffano e tradiscono. Tanta carne al fuoco. Probabilmente troppa per le quasi duecento pagine del libro. Rimane tanto amaro in bocca per una storia e alcuni personaggi che meritavano più spazio (i quattro rampolli che stringono un patto, la poliziotta borderline, la cricca di truffatori marsigliesi) e che, sfrondata e approfondita, avrebbe potuto raggiungere l’epicità di un Romanzo criminale (Di Cataldo) o di un Potere del cane (Winslow). Recensione tratta dal mio sito www.lassaggialibri.it









