Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi
 

Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi

Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi

Letteratura italiana

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Il vento tagliente. Fuochi d'artificio, vecchie stoviglie lanciate da balconi e finestre. Una cena cilentana che aspetta, e che non sarà mangiata. Un ospedale, l'odore dei disinfettanti, una porta chiusa. Una donna bellissima e aristocratica in lacrime, vestita di velluto viola, come i suoi occhi. Una ragazza con gli occhiali che corre. Un vecchio che saluta un ragazzo e un mandolino. La solita, stranissima emozione fatta di sollievo e nostalgia. Ciao, Ricciardi. E' stato meraviglioso incontrarti ancora una volta.

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Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi 2017-07-12 16:48:53 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    12 Luglio, 2017
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La svolta decisiva del commissario Ricciardi

Maurizio De Giovanni ha appena pubblicato Rondini d’inverno, una nuova indagine della serie dedicata alla narrazione delle prodezze del commissario Ricciardi. Ricciardi, con il suo animo inquieto e malinconico, e quel dono, o condanna, di poter catturare le ultime parole e sensazioni delle vittime di morte violenta, è un personaggio molto amato dal pubblico. Quindi:
“Ciao, Ricciardi. E’ stato meraviglioso incontrarti ancora una volta.”.
Rondini d’inverno è un romanzo particolarmente importante per la serie, se si tiene conto che è ambientato nel mondo del teatro, e più precisamente nel particolare genere della canzone-sceneggiata tanto cara ai partenopei.
Napoli è allegramente intrappolata fra la digestione del Natale appena trascorso e l’attesa per l’imminente Capodanno: i teatri di varietà sono pieni di gente, alla ricerca di divertimento e di emozioni, e, come ogni sera, Michelangelo Gelmi si prepara a
“sparare a sua moglie”.
L’attore sta infatti recitando in una canzone sceneggiata, che prevede che lui uccida la moglie con un colpo di pistola, ovviamente a salve, all’interno della finzione scenica. Quella sera Gelmi fa partire un colpo, ma
“dalla canna della pistola esce un sottile fumo”
E
“l’attrice viene proiettata all’indietro, scomposta, i piedi sollevati da terra, le braccia larghe.”.
La sua interpretazione della morte è ben diversa, normalmente,
“assai più realistica ed inquietante, anche perché sul corpetto bianco del costume si allarga un’ampia macchia scura.”.
Fedora Marra, compagna di vita e di palcoscenico, viene, così, uccisa. Lui è disperato e proclama a gran voce la sua innocenza, ma in tanti lo giudicano, al contrario, colpevole: l’uomo, non più giovane, da tempo subisce un declino professionale e ogni sua speranza di continuare a rimanere sulla cresta dell’onda è legata a Fedora, più giovane di lui e al momento al culmine della carriera, una vera stella. Fedora, inoltre, è probabilmente innamorata di un altro e forse è in procinto di lasciare il marito, che di conseguenza si ipotizza aver reagito in modo micidiale. Tale versione non convince il commissario Ricciardi, che nel frattempo è a una svolta decisiva della sua vita sentimentale e che deve, in quanto tale, indagare con molta accortezza, distratto, invece, da accadimenti personali e da una insolita nebbia ch abbraccia Napoli, quasi a nascondere un drammatico colpo di coda. Pagina dopo pagina, Rondini d’inverno, trascina il lettore tra indizi, prove, colpi di scena, immersi in una Napoli suggestiva ed unica.
L’autore ripresenta in questo libro la sua caratura narrativa, appassionata e malinconica, col migliore e più amato dei suoi protagonisti. Questo è molto più di un libro noir: è una storia intrigante in cui parallelamente viaggiano la trama del giallo, la Napoli degli anni ’30 del secolo scorso, città altera ed inquieta, e il destino di tutti i personaggi, ivi presenti, tutti avviluppati in un vorticare di sentimenti che si contrastano e si incrociano. Una bellissima storia.

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Consigliato a chi ha letto i precedenti libri di Maurizio De Giovanni, con protagonista il commissario Ricciardi.
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Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi 2017-07-08 14:33:40 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    08 Luglio, 2017
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Luigi Alfredo Ricciardi

«-”Qual è la barriera, Lina?”
-“Quella che alziamo tutti, ogni giorno, per non farci riconoscere dagli altri”
-“E la tua barriera, qual è?”
-“La faccia, dotto’. La mia barriera è la faccia”»

Il Capodanno è ormai alle porte quando l’omicidio ha luogo senza lasciare dubbio alcuno né in merito al suo esecutore, né in merito alle modalità di esecuzione: Fedora Marra, attrice di grande successo, è stata uccisa dall’anziano marito Michelangelo Gelmi a seguito di un colpo di pistola esploso durante la rappresentazione teatrale della Rivista che li vedeva protagonisti. Un colpo di pistola vero, tra tutti quelli a salve, ha fatto sì che in questo 28 dicembre si tramutasse in un giorno di morte e dolore. Ricciardi e Maione accorrono sul luogo e sin da subito, il misterioso ed eclettico funzionario dagli occhi verdi, si dimostra perplesso e non convinto circa quella che sembrerebbe essere la dinamica del delitto. Tante, le questioni, che lo rendono dubbioso, esitante, molteplici le indagini da compiere.
Ma Ricciardi non è in tumulto solo e soltanto per il mistero da risolvere, lo scombussolamento è altresì incrementato dall’aspetto sentimentale che non manca, in quest’ultimo capitolo, di svilupparsi ed affermarsi. Protagonista femminile di questa evoluzione è niente meno che Enrica. Riuscirà Luigi Alfredo a lasciarsi andare ai sentimenti e a convivere con la felicità anche se questa è un qualcosa per lui di così nuovo da risultare ingestibile?
Al contempo il brigadiere Maione è investito di un’altra parallela inchiesta: Modo, il dottore ironico e antifascista che accompagna il due sin dalle prime avventure, ha bisogno di sapere, di conoscere la verità circa le ferite di cui è stata vittima Lina, una vecchia amica pestata a sangue (e quasi a morte) da non si sa chi.
Ha il suono ed il ritmo di una ballata quest’ultimo episodio delle avventure di uno dei commissari più amati del panorama italiano. Una ballata che sin dal principio si distingue dai precedenti capitoli per storia quanto per emotività, quanto per contenuti. Se da un lato la trama risulta infatti essere intuitiva, essendo lo scenario rappresentato un qualcosa che inevitabilmente suscita nella memoria del lettore una innegabile sensazione di deja-vu, dall’altro, non mancano quegli elementi “salati” ed “appetitosi” che ne invogliano e stimolano lo scorrimento.
Chi legge trova inoltre soddisfazione dal punto di vista dell’amore, riuscendo, De Giovanni a ben dosare ogni avvenimento ed ogni sviluppo relativo. Il tutto è accompagnato dalla sensazione di sentirsi a casa, sensazione che è determinata da quella scrittura fluente, calda e ponderata che è propria dello scrittore.
Eppure, eppure, è come se mancasse qualcosa. E’ come se l’elaborato arrivasse ma soltanto a metà. Nonostante le premesse, infatti, il conoscitore si sente a tratti spaesato, insoddisfatto da quelle che sono le vicissitudini, forse perché, implicitamente si aspettava un “sipario” diverso per il funzionario maledetto. Una storia, differente, non tanto dal punto di vista della sfera affettiva, quanto da quello del caso da risolvere. Vengono meno inoltre alcuni personaggi che costituivano una costante nonché una colonna portante dell’opera, mentre altri vengono inseriti quasi forzatamente. Apprezzabile, al contrario, il taglio dato al brigadiere Maione a cui viene resa giustizia per i suoi immancabili doveri svolti.
In conclusione, un buon testo seppur con qualche leggera sbavatura. Non il mio preferito ma certamente un degno epilogo. E chissà che in futuro le danze non vengano nuovamente aperte…

«Ogni rondine ha il suo viaggio, guaglio’. Io dovevo intraprendere il mio. Ho fatto ritorno per morire dov’ero nato. Nell’unico posto dove sono stato felice. [..] Prima non valevi niente come non vale niente chi suona e canta, e non sa che deve raccontare. Adesso hai imparato. E hai capito che devi partire, perché sei una rondine, una rondine ha bisogno di un viaggio per essere felice.»

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