Le strane abitudini del caso
Letteratura italiana
Editore
Giuseppe Pompameo vive a Napoli dove svolge attività di editor e di consulente editoriale. Scrive per il teatro ed insegna scrittura creativa. Suoi testi saggistici e narrativi sono apparsi sulle riviste letterarie “Quarto Potere” e “L’Isola”. Collabora con la Fondazione Premio Napoli. Nel 2010 la sua raccolta di racconti “Il rumore bianco dell’inverno” è stata segnalata dal Comitato di Lettura della XXIII edizione del Premio letterario "Italo Calvino".
Recensione della Redazione QLibri
Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 2012
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"che la vita non si spiega, si prova a viverla, a
L'incontro e l'attesa, nelle loro sfumature, sono gli ingredienti che fanno da filo conduttore ai racconti scritti da Giuseppe Pompameo.
Mi è piaciuta molto la padronanza che lo scrittore ha con le parole, le usa giocando con esse in maniera chiara e pulita, raffinata e semplice allo stesso tempo.
Il libro è molto breve, sono solo cinque i racconti scritti, si arriva in un lampo alla fine.... e, onestamente mi sarebbe piaciuto scoprire qualcosa in più di questo emergente scrittore.
Due storie mi hanno colpita più di tutte SIRENA ed ERAVAMO SOGNI.
Nel primo racconto, si narra di un uomo che lascia la prigione dopo trent'anni e della sua illusione di incontrare la donna che lo aveva sostenuto in tutti quegli anni. Adelina, conosciuta attraverso l'unica finestra della sua cella, si erano guardati per trent'anni senza mai incontrarsi. Per lui era il suo unico punto di riferimento con l'esterno, la speranza di una libertà sognata, la forza per non cedere. Ma l’impatto con l’esterno sarà per lui un duro colpo, non solo per il cambiamento dato dal tempo trascorso ma per l’illusione creatasi attorno a questa donna, che nonostante tutto per lui ha rappresentato un’ancora di salvezza.
Nel secondo racconto si narra di uno scrittore e di una lettrice che iniziano a scriversi parlando dell’idea dell’amore, di come inizia a sfiorire appena inizia ad essere concreto.
I due passeranno un anno e mezzo a scriversi lettere, alimentando l’illusione di essersi conosciuti e la felicità di amare nuovamente qualcuno, decideranno poi di fissare un incontro reale, entrambi sicuri di aver già chiaro chi incontreranno. Una sicurezza dettata dalla conoscenza epistolare, e da un’attesa che ha alimentato in ognuno di loro un ideale di persona non cosi troppo reale!..
“tutte le cose le ho amate nell’attesa, non nell’incontro.”









