Mutandine di chiffon Mutandine di chiffon

Mutandine di chiffon

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Mutandine di chiffon, opera di Carlo Fruttero edita da Mondadori. Perché "retribuite", queste memorie? Perché, salvo due o tre eccezioni, sono state scritte su richiesta di vari giornali, settimanali, riviste, libri bisognosi di prefazione, e naturalmente pagate. Non si tratta quindi di un'autobiografia o di una confessione alla maniera di Alfieri o Rousseau. Mi chiedevano qualcosa sulla mia prima sigaretta, sul turpiloquio dei bambini, sui castelli piemontesi, perché mai avessi lasciato l'alta cultura per andarmi a occupare di fantascienza e fumetti, quali fossero stati i miei rapporti con Italo Calvino, Franco Lucentini, Pietro Citati, e così via. Tutto molto occasionale, casuale e, come accade nella vita di tutti, con milioni di cose non dette, lasciate fuori. Ma non ho certo dimenticato le tante amiche e i tanti amici che mi hanno aiutato e confortato nel corso degli anni e che considero la mia più grande fortuna. Quanto alle mutandine, figurano solo nel titolo, cui non ho saputo rinunciare. Nel libro non ce ne sono, non c'è gossip, non ci sono rivelazioni piccanti né ricordi maliziosi (anche se, volendo...). Carlo Fruttero

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Mutandine di chiffon 2011-10-29 15:04:10 Valerago
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Valerago Opinione inserita da Valerago    29 Ottobre, 2011
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Memorie di un letterato

«Gli amici senza dubbio si muovono, seguono la loro via, si rendono ridicoli, sbagliano, perdono pezzi, spariscono per lunghi periodi; ma per me, ai miei occhi, la loro vera essenza è l’immutabilità, una sorta di persistenza naturale come di albero, di isola o di tempio greco, se vogliamo. Non è questione di lealtà, fedeltà, confidenza, affinità o altro. Stanno lì, ci sono comunque, li ritrovi anche al buio». Questa è una delle più belle definizioni dell’amicizia che io abbia letto. A scriverla Carlo Fruttero che, assieme a Franco Lucentini, ha costituito un famosissimo duo di giallisti. Ora, questa autobiografia si legge con enorme piacere e ci si rende conto del fatto che l’argomento chiave di molte di queste memorie è proprio l’amicizia. Fruttero ci parla della sua infanzia, le avventure giovanili in un castello piemontese, le scelte culturali e lavorative, tutto arricchito dalle sue personali considerazioni su ogni cosa; su tutto l’autore ha una sua precisa opinione e ce la suggerisce senza retorica. Ma la parte più importante del libro è, senza dubbio, rappresentata dai suoi rapporti con gli amici, quelli di una vita intera e quelli che lo hanno accompagnato solo per poco; amici famosi e non: letterati, editori, tutte le favolose persone che hanno lasciato un segno, Pietro Citati, Mario Soldati, il libraio Femore, Italo Calvino, ma anche tutti quelli che lo hanno aiutato nel lavoro, che lo hanno sostenuto e gli hanno suggerito spunti e riflessioni. E poi lui, Lucentini, il compagno di un viaggio letterario di grandissima classe. Fruttero ripercorre con nostalgia e freddezza insieme le tappe del loro rapporto lavorativo e di amicizia. «E’ un candido autentico, e perciò irresistibile». L’autore si rammarica di non poter descrivere l’amico in maniera esauriente, non gli basterebbe un libro intero per far capire, davvero, chi fosse Lucentini, figuriamoci un semplice capitolo all’interno delle sue memorie. Ma il messaggio arriva lo stesso e, assieme a quella di Lucentini, emerge la figura di Carlo Fruttero, letterato ed uomo di cultura che vuole condividere un po’ della sua vita con noi, in modo semplice ed immediato. «La notorietà non è la gloria e non merita atteggiamenti fieri».

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