Quasi niente Quasi niente

Quasi niente

Letteratura italiana

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Quasi niente ha il sapore antico delle storie narrate un tempo davanti al focolare. Storie che intrattenevano liberando sapienze semplici ed essenziali, di cui oggi si sente la mancanza. In quest’epoca frenetica dominata dai miti del successo, della vittoria a ogni costo e dell’arricchimento, Corona e Maieron portano un contributo diverso e spiazzante. Parlano di sconfitta, fragilità, desiderio, pace interiore, lealtà, radici, silenzio, senso del limite, amore, rievocando personaggi leggendari come Anna, Silvio, Menin, Tituta, Tacus, Orlandin, Cecilia, Tin, il trio Pakai e molti altri. Uomini e donne che non hanno trovato spazio nei libri di storia ma hanno saputo lasciare un messaggio illuminante, che può trasformare le nostre vite. “Filosofastri” le cui minute sapienze tramandano la memoria di chi vive nelle piccole valli, dove non nevica firmato e ci si può chiamare da una costa all’altra. Questo libro ha un precedente nella voce. Nasce dall’incontro tra due grandi amici che, in una conversazione appassionata e godibilissima, alternano delicatamente storie, aneddoti, riflessioni e citazioni regalandoci un piccolo e prezioso gioiello. Una filosofia minima e pratica che al linguaggio gridato preferisce l’arte di sussurrare, in cui l’etica del fare ha sempre la meglio sull’estetica dell’apparire. Una filosofia che proviene da un passato rievocato senza nostalgie. Un tempo in cui i valori erano vissuti concretamente non per moralismo ma perché aiutavano a stare meglio. Quasi niente è l’ultima traccia di un mondo ben diverso da quello in cui viviamo oggi. Un mondo duro, feroce, ma che ha ancora molto da insegnarci.

Recensione della Redazione QLibri

 
Quasi niente 2017-04-17 21:40:16 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    17 Aprile, 2017
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E' tutto niente ragazzi, è tutto niente.

Due uomini si incontrano in questo libro, e si parlano.
Mauro Corona e Luigi Maieron, il primo scrittore e l'altro musicista.
Ciò che li accomuna e fa da collante alla loro amicizia domina ed occupa interamente la copertina del libro: la montagna, avvolta nel candore della neve, la cui bianca monotonia è interrotta solo da impronte, orme di piedi dirette verso l'alto, in salita.
Perchè quella montagna, il Col Nudo, la punta più alta delle Prealpi venete, è sempre stata dinanzi ai loro occhi sin dall'infanzia: sono cresciuti alla sua ombra, affascinati dalla sua imponenza e rapiti da quella vetta meravigliosa.
Inevitabile cedere al richiamo di quella scalata, un'impresa necessaria nonostante il rischio, malgrado i pericoli, per inseguire un sogno: raggiungere la vetta significava scoprire un mistero, 'Cosa c'era lassù? La luce del primo mattino, il vuoto, il cielo'.
Ma sono tante le storie da raccontare, non solo storie di scalatori e di imprese ai limiti del possibile ma soprattutto storie di vita quotidiana, di uomini e donne dalla tempra più dura della roccia carsica, gente povera, semplice, montanari, la cui esistenza è stata esemplare perchè ricca di quei valori e virtù così rari nella società di oggi.
E' la montagna che si racconta attraverso le storie dei suoi abitanti e tenta di educarci alla vita, al reale valore della vita, attraverso le parole dei due autori.
Ed è bellissimo ascoltarla, perchè si esprime con parole semplici, intrise di saggezza popolare, con parole che lasciano il segno, che pesano nell'anima e si fanno sentire senza dissolversi come fumo.
Racconta di donne caparbie, coraggiose, che seppur schiacciate dalla violenza fisica e psicologica di una mentalità gretta e fortemente misogina hanno saputo opporsi trasformando la disperazione in una silenziosa e dignitosa reazione.
Racconta di uomini che non si sono arresi quando il destino li ha privati di tutto; uomini che non hanno comunque rinunciato alla vita ma si sono aggrappati ad essa, con le unghie, guadagnando giorno dopo giorno la risalita, imparando ad apprezzare la ricchezza delle piccole cose.
Perchè è vero: "Si può vivere con poco, quasi niente, considerando quel poco quasi troppo."
E' un modo di pensare in forte contrapposizione alla tendenza attuale che esalta l'io, che sottomette "l'etica del fare all'estetica dell'apparire"; viviamo in un mondo in cui tutti vogliono primeggiare, in cui tutti hanno bisogno di sopraffare gli altri per sentirsi gratificati creando inevitabilmente rancori, invidie e nemici.
"Tutti i malanni dell'era moderna sono generati da trappole che ci vengono imposte e che in qualche modo accettiamo di assecondare. La trappola dell'amore, la trappola del desiderio, della ricchezza, del successo. In pratica la trappola dell'apparire: se ci vengono a mancare queste cose cadiamo annientati."
Bisognerebbe invece imparare ad arrivare secondi, imparare 'ad accordare il proprio comportamento con quanto batte nel proprio cuore' e non con quello che piace agli occhi degli altri, bisognerebbe imparare a difendere la propria posizione piuttosto che conquistare posti nella classifica del 'più', il più bello, il più potente, il più ricco.
Questa è la filosofia di vita che la montagna vuole trasmetterci, fatta di concetti semplici e non pensieri astrusi e contorti, come quelli dei grandi pensatori di oggi che non riescono ad aiutare il prossimo con ciò che dicono e che predicano solo per vanità e successo.
"Se parti per un viaggio non darti aspettative, vai e basta; se ami una persona non aspettarti per forza la ricevuta di ritorno. E' tutto precario e provvisorio, la vita è questa. Ed è anche la sua meraviglia, ma possiamo vederla soltanto uscendo dalla grotta del nostro narcisismo, del pensare che tutto ci sia dovuto."

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