Assassino senza volto
Letteratura straniera
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Opinioni inserite: 4
C'E' UN TEMPO PER VIVERE E UNO PER MORIRE
“E' solo la mia immaginazione, si dice. Uno scherzo dei miei occhi. Tutto è come sempre. Cosa mai può accadere da queste parti? In questo minuscolo villaggio chiamato Lenarp, poco più a nord di Kadesjö, sulla strada che porta al magnifico lago di Krageholm, nel cuore della Scania? Qui non succede mai niente. Il tempo si è fermato in questo piccolo villaggio dove la vita scorre come un ruscello senza energia né volontà.”
Non sentendo nitrire la cavalla dei vicini, il vecchio Nyström si sveglia nel cuore della notte, scoprendo con orrore e spavento che i suoi vicini di casa sono stati picchiati brutalmente: Johannes è morto a seguito delle percosse subite, mentre Maria, con un cappio intorno al collo, è in fin di vita... morirà qualche giorno dopo pronunciando varie volte una sola parola: “stranieri”.
Con questi indizi Kurt Wallander inizia a indagare per scoprire i responsabili di quest'aggressione, così barbara e così insolita nei confronti di due anziani, apparentemente poveri e in un paese dove gli immigrati stranieri stanno oltrepassando i confini sempre più spesso e sempre più numerosi.
A complicare le cose si aggiunge l'omicidio di un somalo in un campo profughi e la gestione della vita privata di Wallander che si trova a dover affrontare la senilità del padre, la separazione dalla moglie e la voglia di libertà della figlia.
Chi sono i colpevoli di questi atti violenti? Il razzismo crescente centra qualcosa o è solo una falsa pista? I due casi sono legati tra di loro? Riuscirà la polizia a incastrare tutti i tasselli di questo puzzle per arrivare alla risoluzione del caso?
Un libro che parte bene, promette molto ma nel corso della lettura rallenta talmente tanto che a tratti diventa un po' noioso; i personaggi pur non essendo tantissimi non sono ben delineati, a parte il protagonista principale, Wallander, che in alcuni episodi della sua vita privata risulta talmente patetico da sembrare surreale e da allontanarsi dalla figura seriosa del poliziotto che riveste sul posto di lavoro. Gli ultimi due capitoli sono invece più veloci, forse troppo, come se l'autore avesse un numero predefinito di pagine entro cui dover scrivere il finale della storia.
Insomma, personalmente non mi ha entusiasmata più di tanto: nel complesso non è una lettura spiacevole, ma non lo consiglierei!
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Decisamente buono.
Dopo tanto sentire parlare di Henning Mankell, finalmente è giunto anche per me il suo momento! ho aspettato volutamente di partire dal primo, per non perdermi nulla!
Dire che sia un capolavoro, sarebbe esagerato:lo definirei un gradevole giallo ; non certo all'altezza di un Larsson, per me, e anche di un Arnaldur Indridason, l'islandese, che ha quel ...tocco in più, rispetto a questo.
Ciò detto, vi dirò anche qualche pregio.
Ho trovato interessante la storia dei due anziani contadini uccisi crudelmente nella loro fattoria...storia inizialmente senza indizi ed apparentemente senza senso..
A questa vicenda se ne intreccia una seconda: l'uccisione gratuita da parte di razzisti di un uomo in un capo profughi.
Sono questi i due casi a cui lavora il nostro commissario Wallander.
In questo primo romanzo si lavora molto sulla presentazione dettagliata del nostro protagonista.
Che è , manco a dirlo, il solito SFIGATO, e scusate se lo scrivo con la maiuscola!
Eppure a me piace un sacco: l'ho detto sempre che i perdenti, dalla vita tormentata, mi toccano il cuore!!! Io parteggio per loro, e vorrei poterli consolare....
Wallander, dunque, è solo- moglie partita per lidi migliori; ha una figlia con cui non ha dialogo da anni; Soffre di colite, gastrite, turbe varie... una pena!
E poi si getta nella mischia, e riesce sempre a rimediare qualche cazzottone, bernoccoli, arti doloranti...così beve come una spugna, per sentirsi meno peggio.
Non vi piace?
Eppure, agli amanti del giallo nordico, io lo consiglio.
E' un personaggio molto più reale ed umano di tanti altri che ho letto negli anni..
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uffa....
Dietro consiglio di un amico, ho affrontato con un po' di riluttanza questo primo libro di Mankell... dico con riluttanza perchè in genere non amo i giallisti nordici, con il loro ritmo lento e i pochi colpi di scena... questo libro infatti rientra a pieno nella categoria e non mi ha coinvolta in nessun momento... Soporifero,lo sconsiglio
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Una serie da non perdere
E' il primo della serie del commissario Wallander.
Sono bei gialli, intriganti, che si leggono in un attimo. Ma non sono "vuoti". Il protagonista é vero, ha la sua vita, i suoi problemi di famiglia. E ogni romanzo tocca un argomento particolare, legato al sociale o ai problemi internazionali. In particolare l'autore conosce bene (ci vive gran parte dell'anno) il sud dell'Africa e spesso l'apartherid ed i problemi razziali fanno da sfondo alle avventure. Ma non é banale.
Decisamente un autore che vale la pena di leggere.










Opinione inserita da Cristina V 03 Gennaio, 2011