Il primogenito dei Ferchaux Il primogenito dei Ferchaux

Il primogenito dei Ferchaux

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La presentazione e le recensioni di "Il primogenito dei Ferchaux", opera di Georges Simenon pubblicata da Adelphi. In una Nota premessa al testo, Simenon decide di rinfrescare la memoria dei lettori sullo scandalo che a meta degli anni Trenta aveva travolto l'immenso impero economico dei fratelli Ferchaux, giunti in Africa alla fine dell'Ottocento come passeggeri clandestini. Per alcune settimane l'affaire aveva occupato le prime pagine dei giornali: con quali mezzi era stata accumulata quell'enorme fortuna? Di quali complicita avevano goduto i due fratelli negli ambienti coloniali, politici, finanziari? E soprattutto: che fine aveva fatto il vecchio Dieudonne, il primogenito, il "bianco-con-una-gamba-sola", il "Satrapo dell'Ubanghi", il trafficante senza scrupoli che dal suo rifugio in Normandia aveva turbato con le sue rivelazioni i sonni di molti potenti, ed era poi misteriosamente scomparso? E qui che comincia il romanzo, ed entra in scena colui che ne sara il vero protagonista: Michel Maudet, un giovane spiantato e ambizioso che si fa assumere come segretario da Dieudonne Ferchaux. Piu ancora dell'intreccio, piu delle peripezie che porteranno i due uomini da Caen a Dunquerque e da Tenerife a Panama, dove la vicenda trovera il suo efferato epilogo, quello che interessa a Simenon e la partita che si gioca fra due esseri inizialmente legati da una segreta connivenza: il vecchio, che crede di ritrovare nel ragazzo qualcosa di se ma ne intuisce anche l'inconsistenza e la crudelta, e il giovane, che dopo aver subito il fascino dell'avventuriero finisce per tenerlo in suo potere. Una lotta fra complici incompatibili, un duello che si svolge in una zona oscura, perfettamente congeniale a Simenon.

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Il primogenito dei Ferchaux 2011-11-02 21:31:59 lella gritti
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lella gritti Opinione inserita da lella gritti    02 Novembre, 2011
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Amorali e spregiudicati avventurieri

Questa volta Simenon prende spunto da un fatto realmente avvenuto e ambienta la sua storia quando lo scandalo che ha attirato l'attenzione di tutta la Francia è già scoppiato e, in qualche modo, assorbito. Lo scandalo riguardava i due fratelli Emile e Dieudonné Ferchaux, due personaggi senza alcuna morale. La storia invece riguarda il solo Dieudonné (accusato nello scandalo anche dell'omicidio di tre negri suoi dipendenti in Africa). E ricalca un tema caro a Simenon: il rapporto tra un giovane "rampante", spiantato ma molto ambizioso (che fin dalla prima descrizione si capisce pronto a qualsiasi nefandezza), e un altro soggetto ormai maturo e arrivato, quasi sempre ricco, di solito uomo (v. Il Presidente, Le campane di Bicétre, Il testamento Donadieu, ecc.) ma talvolta anche donna (come la vedova Couderc).
Simenon costruisce la ragnatela della interdipendenza fra i due e soprattutto della progressiva metamorfosi del giovane Maudet. Il gioco è fra due avventurieri della stessa risma, dove la differenza è data solo dall'età e questa favorisce il più giovane.
Dapprima il segretario si mostra ammirato e deferente verso il vecchio potente Dieudonné, poi via via prendono il sopravvento altri sentimenti più ostili e ossessivi in un crescendo che porta all'inevitabile atto criminale finale come se questo fosse già dall'inizio nell'ordine naturale delle cose.
La grandezza di Simenon sta nella sua capacità di descrivere il percorso ineluttabile delle vicende dettato dai sentimenti malvagi che allignano nell'animo umano.
Le descrizioni dei personaggi e del loro sentire è crudo e sintetico, ma capace al contempo di catturare il lettore, imbrigliarlo e di lasciarlo stordito alla fine del romanzo.
La trama è quasi inesistente e, data la lunghezza del testo, talvolta mi è parso un po' prolisso. Ma giusto una sensazione che non mi ha impedito di arrivare velocemente alla fine.

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