Il testamento Donadieu Il testamento Donadieu

Il testamento Donadieu

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La presentazione e le recensioni di "Il testamento Donadieu", opera di Georges Simenon pubblicata da Adelphi. I Donadieu sono un possente clan della Rochelle. Vivono trincerati tra i ninnoli della loro vasta magione e fra i vani oscuri dei loro uffici. E, quando vanno a messa la domenica, formano «una processione dove l’unico assente era il buon Dio». A osservarli, i loro movimenti apparivano «predisposti in modo così rigido che avrebbero potuto scandire la vita della Rochelle con la stessa precisione delle lancette del grande orologio della Torre». Ma un giorno il capotribù, Oscar l’Armatore, scompare. Da allora ha inizio questa cronaca grandiosa e minuziosa, storia di una disgregazione che investe prima La Rochelle per diramarsi poi a Parigi, passando dal torpido ritmo di una città della profonda provincia battuta dal mare all’effervescenza avvelenata della metropoli. Con la stessa sicurezza con cui si manteneva, «l’ordine Donadieu» crolla. E trascina nel crollo non soltanto il clan, ma colui che era stato il freddo agente della rovina: l’arrivista Philippe, il cuneo che si era insinuato fra le giunture del clan. Simenon pubblicò questo romanzo nel 1937, quando i suoi libri incontravano già un immenso successo. Era quello il periodo in cui, come scrisse André Gide, «scoprire Simenon era un piacere». Con Il testamento Donadieu, Simenon provò allora a lanciarsi nel romanzo balzachiano, di vasto respiro, senza però aggiungere alla sua prosa «un solo grammo di grasso letterario» (come Alfred Polgar scrisse una volta per Hemingway). E il libro rimane una delle più articolate e avvincenti dimostrazioni dell’arte di Simenon.

Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 76 romanzi e 26 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».

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Il testamento Donadieu 2011-11-01 19:58:14 lella gritti
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lella gritti Opinione inserita da lella gritti    01 Novembre, 2011
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Un feuilletton "di classe"

Questo romanzo è del genere "feuilletton-polpettone" che a me piace moltissimo. Perchè succede di tutto e di più e la scena cambia repentinamente dal bene al male e viceversa. E poi c'è la grande saga della famiglia-azienda con il cattivone che arriva da fuori e se ne impadronisce, ecc. Insomma ci sono tutti gli ingredienti del drammone.
Qui c'è anche uno sfondo "giallo" che serve però a Simenon per poter descrivere il male, i vizi e le peggiori pulsioni umane. Sempre lasciando il segno nelle emozioni del lettore.

E' un romanzo scorrevolissimo: si legge con grande facilità e si capisce che è anche stato scritto con grande facilità. D'altra parte, Simenon era rinomato (e invidiato) per la sua velocità di scrittura. Da qualche parte ho letto che poteva scrivere un breve romanzo nel giro di un pomeriggio...

Un romanzo scritto nel 1937 che appare ancora molto godibile oggi, purchè piaccia il genere "romanzo popolare". Non ha niente da invidiare a un giallo, però qui c'è la magia della scrittura di Simenon per il quale ogni romanzo è la rappresentazione di una grande tragedia umana.

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